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In Iran il "grande satana" non è morto


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In Iran il "grande satana" non è morto

L’intesa sul programma nucleare iraniano, firmata a Ginevra lo scorso 14 luglio, è ancora freschissima, eppure qualcosa già si muove.

A far la prima mossa è stata Londra che ha riaperto domenica l’ambasciata chiusa e vandalizzata nel 2011.
Posizionandosi, così, in prima fila per la corsa al petrolio iraniano.

In attesa di vedere quale pedina muoverà Washington, Teheran attende una sola cosa la revoca delle sanzioni:

Foad Izadi, Università di Teheran:

“Nel mondo in molti dovrebbero capire che l’Iran è un Paese sovrano, dove i cittadini eleggono i propri leader e che questi decidono della politica estera e che non sempre condividono le decisioni degli Stati Uniti”.

I motivi di tensione non mancano.
Sabato, lo stesso presidente Rouhani ha partecipato alla presentazione di un nuovo
missile balistico (a combustibile solido), in grado, secondo il
governo, di individuare con maggiore precisione gli obiettivi.

Attività che, anche se non apertamente in contrasto con l’intesa raggiunta tra Teheran e i 5+1, dà credito a chi oltre Atlantico condanna l’accordo.

A remare contro molti democratici, anche se i nemici giurati restano i repubblicani.

Mike Huckabee, candidato repubblicano alle presidenziali del 2016, conferma che se sarà lui il prossimo presidente statunitense, l’accordo diventerà carta straccia.

“Dall’inizio della mia presidenza, sarà chiaro che l’accordo raggiunto è inaccettabile, per un futuro di pace. Non per noi e non per Israle, ma per tutto il mondo”.

Anche se la voglia di aprirsi al mondo è grande in Iran, il sentimento di ostilità nei confronti degli Usa resta forte.
Gli accordi politici hanno sorvolato le teste di questi fedeli, riuniti per la preghiera del venerdì, che hanno accolto senza stupore il messaggio dell’Imam.

Mohammad Ali Movahedi Kermani:

“Sarebbe superficiale credere che il grande satana è cambiato. Gli Stati Uniti restano il grande satana e resiste la loro ostilità nei nostri confronti. L’America è nemica dell’Islam”.

Il vento che soffia a Teheran, insomma, non è ancora un vento di cambiamento, ma neppure quello che soffia a Washington annuncia bel tempo. A settembre il Congresso è chiamato a suggellare l’intesa sul nucleare. L’esito del voto è tutt’altro che scontato.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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