ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

La Turchia alle urne per le politiche. Nuovo "referendum" nei confronti del presidente Erdogan

La Turchia va alle urne questa domenica 7 giugno in un’elezione decisiva per il futuro del Paese. Dopo 13 anni di regno, del partito AKP queste

Lettura in corso:

La Turchia alle urne per le politiche. Nuovo "referendum" nei confronti del presidente Erdogan

Dimensioni di testo Aa Aa

La Turchia va alle urne questa domenica 7 giugno in un’elezione decisiva per il futuro del Paese. Dopo 13 anni di regno, del partito AKP queste consultazioni sono davvero un giro di boa e saranno determinanti per scegliere il governo che guiderà la patria di Mustafa Kemal per i prossimi 4 anni.

Per la prima volta in molti anni il partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) affronta la competizione senza il suo leader Recep Tayip Erdogan. In teoria il presidente dovrebbe rimanere neutrale, ma non è un segreto che Erdogan vorrebbe che il sistema diventasse più presidenziale, dando quindi più spazio al presidente.

Uno degli ostacoli che potrebbero frapporsi a Erdogan sulla strada del successo di questo cambiamento è il partito pro-curdo HDP che peraltro è anche votato da molti turchi. Lo HDP è considerato come unica vera opposizione allo strapotere dello AKP.

Come funziona il sistema elettorale turco?

La Turchia ha un sistema parlamentare dove il potere è detenuto dal premier. Il ruolo del presidente della repubbblica è puramente simbolico. Il primo ministro invece, è il leader del partito che ha la maggioranza in parlamento. Un’assemblea composta da 550 membri eletti per un periodo di 4 anni.

Questa domenica a darsi battaglia saranno 150 candidati indipendenti e 20 partiti politici. Solo una parte di loro però riuscirà ad avere uno scranno. La soglia di sbarramento infatti è altissima: il 10%

Se però lo HDP riuscisse nell’impresa di varcare quel limite, compirebbe anche l’impresa di strappare al partito di Erodgan l’attuale maggioranza assoluta in parlamento. I voti dei partiti che non sono arrivati al 10% infatti vengono distribuiti fra le formazioni presenti in assemblea. Può accadere persino che un partito stravinca a livello locale, ma non riesca a “sfondare” a livello nazionale. Per questo le speranze dell’opposizione in questo frangente sono concentrate sullo HDP.
Il sistema è stato costruito su indicazione della giunta militare dopo il colpo di stato del 1980. Un sistema che favorisce i grandi partiti a danno dei piccoli.

Chi sono i favoriti?

Secondo i sondaggi ci sono solo tre partiti che godono dei favori del pronostico. Lo AK Party, guidato dall’attuale premier Ahmet Davutoğlu; il partito di opposizione di centrosinistra CHP, guidato da Kemal Kılıçdaroğu e il partito nazionalista (MHP). Lo AK Party è accreditato del 40% dei suffragi, mentre lo CHP lotta per arrivare al 30%. I voti dei nazionalisti sono stimati attorno al 16%. Questo spiega perché il partito pro-curdo (HDP) possa giocare un ruolo così importante. Secondo i sondaggi la soglia del 10% appare molto vicina.

Cosa c‘è in gioco?

Erdogan ha dichiarato pubblicamente che non sarà un presidente simbolico come quelli prima di lui, ma aspira a giocare un ruolo politico importante. Questo nuovo ruolo lo obbliga però a una riforma costituzionale visto che la legge turca non lo prevede. Erdogan è stato al centro della campagna elettorale e ha detto ai quattro venti che si augura che il parlamento emendi la costituzione. Ha fatto campagna per un sistema presidenziale, ma per far questo lo AKP ha bisogno di 330 seggi per avere il diritto di richiedere un referendum oppure di 367 seggi per effettuare il cambio senza il voto popolare.

L’incognita pro-curda

In passato i candidati curdi hanno aggirato i divieti verso di loro sparpagliandosi in formazioni più o meno di opposizione. Stavolta però è la prima volta che un partito apertamente pro-curdo ha una chance a livello nazionale di entrare in parlamento. La novità è anche che molti turchi hanno preso a votarlo stanchi dello strapotere del “califfo” Erdogan e della sua marcata visione pro-islamica della società. Il 10% a livello nazionale non sembra una chimera e un’assenza dei curdi dal parlamento di Ankara sarebbe certamente un problema nel processo di riconciliazione.

Seguite la nostra copertura della giornata elettorale turca su”:http://www.euronews.com/special-coverage/turkish-general-election-2015 e un live con tutte le informazioni euronews.com dalle 18 di domenica 7 giugno.