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Marine contro Jean-Marie, la guerra dei Le Pen tra rapporti personali e strategia politica

C’eravamo tanto amati. La rottura tra Marine Le Pen e il padre ha radici profonde. La prediletta delle sue tre figlie, che Jean Marie ha cresciuto da

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Marine contro Jean-Marie, la guerra dei Le Pen tra rapporti personali e strategia politica

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C’eravamo tanto amati. La rottura tra Marine Le Pen e il padre ha radici profonde. La prediletta delle sue tre figlie, che Jean Marie ha cresciuto da solo dopo la fuga della moglie con un giornalista, oggi volta le spalle al Vecchio Leone, in nome della normalizzazione.

Il Front National della gestione Marine vuole essere un partito presentabile, nazionalista ma non esplicitamente razzista, lontano da dottrine scomode come il negazionismo.

Sfrontato e provocatorio, nella sua carriera politica Jean-Marie Le Pen ha collezionato una lunga serie di accuse di negazionismo e incitazione all’odio razziale. Uno stile diventato incompatibile con il nuovo corso del Front National avviato da Marine.

La rivalità tra i due serpeggiava da diverso tempo, dai giorni della campagna elettorale per le presidenziali del 2012, quando Marine ha tentato di ottenere quello storico secondo turno che il padre raggiunse nel 2002.

Per molti si trattava di una messainscena, perché la figura del presidente onorario trattiene gli elettori storici. Ma la situazione sembra essere sfuggita di mano: “Ho semplicemente detto che le camere a gas sono un dettaglio della storia della Seconda Guerra Mondiale – disse Jean-Marie nel 2009, durante la seduta inaugurale del Parlamento europeo (affermazione già ripetuta in diverse occasioni, ndr) – ma questo è ovvio”.

Per Jean-Marie Le Pen esistere dando scandalo è meglio di non esistere, come quando rispose così a dei giornalisti che criticavano il partito, tra cui il presentatore radio di origine ebrea, Patrick Bruel: “Non mi sorprende – disse l’86enne fondatore del movimento nel corso del suo programma online Journal de Bord – la prossima volta dobbiamo fare un’infornata”.

A ottobre dell’anno scorso Marine ha lasciato la dimora storica dei Le Pen, sancendo anche nel privato l’allontanamento dal padre, dopo che il doberman di Le Pen senior sbranò il suo gatto.

Dietro il fastidio personale, c‘è una strategia politica. Cosa che rende difficile mantenere tra i leader del partito un personaggio che non ha mai esitato a difendere il regime collaborazionista francese e a definire l’occupazione tedesca della Francia “non troppo disumana”.

“Quando parlo di immigrazione, cerco di parlare di immigrazione ed evito personalizzare il destino degli immigrati – sono le dichiarazioni tipiche che Marine ha rilasciato durante il nuovo corso lepenista – Dopo tutto, il fatto che persone provenienti dai Paesi poveri cerchino di raggiungere i Paesi che credono ricchi, ma che in realtà lo sono sempre meno, è una cosa abbastanza naturale”.

In attesa del direttivo convocato il 17 aprile, che dovrebbe sancire la definitiva rottura tra padre e figlia, i commentatori francesi già avanzano un’ipotesi di scissione: Jean-Marie e la nipote Marion-Marechal potrebbero lasciare e portarsi dietro l’elettorato storico del Front National.