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Dmytro Firtash: Ucraina Russia e Ue risolvano i contenziosi col dialogo

Con interessi in ambito minerario, energetico e nei media, Dmytro Firtash è uno dei più ricchi e controversi imprenditori ucraini. Da mesi è in

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Dmytro Firtash: Ucraina Russia e Ue risolvano i contenziosi col dialogo

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Con interessi in ambito minerario, energetico e nei media, Dmytro Firtash è uno dei più ricchi e controversi imprenditori ucraini. Da mesi è in Austria, dove incombe su di lui una richiesta di estradizione spiccata dall’FBI, che lo ricerca per corruzione. Oltre a dichiarare la sua innocenza, Firtash si dice vittima di una vendetta politica dovuta alla sua opposizione all’attuale governo. Euronews lo ha incontrato a Vienna.

Oleksandra Vakulina, Euronews: Dmytro Firtash, benvenuto a euronews. Qual è la sua opinione sull’attuale situazione in Ucraina, dal punto di vista economico e politico?

Dmytro Firtash: E’ una situazione molto difficile. Stiamo affrontando dure sfide e abbiamo già sprecato molte opportunità. Adesso abbiamo la riprova che negli ultimi 23 anni non abbiamo fatto le cose che avremmo dovuto: non abbiamo imparato la lezione! Il risultato è davanti ai nostri occhi. In primo luogo, per quanto riguarda l’economia. E, in secondo luogo, i risultati delle ultime elezioni presidenziali e legislative non hanno offerto le soluzioni che speravamo di ottenere. Le riforme non sono state effettuate, non ci sono cambiamenti positivi. La conseguenza è che la gente vive male, le imprese sono in difficoltà, tutti ne risentono. Dobbiamo cambiare le cose, dobbiamo rimediare agli errori degli ultimi 23 anni. Dobbiamo fare molto nei prossimi 23 anni, dobbiamo elaborare un piano e trovare soluzioni. Servono riforme costituzionali ed economiche. E’ un grande impegno, ma dobbiamo assumercelo.

euronews: Quando parla di opportunità sprecate nel passato e di cose che non sono state fatte, a quali riforme si riferisce, concretamente?

Firtash: Sono profondamente convinto, e non lo nego, che l’Ucraina debba essere ricostruita. Possiamo adottare il modello federale, un sistema alla polacca, alla tedesca o all’austriaca. Ma dobbiamo occuparci di questo punto una volta per tutte. Penso che si debba delegare più potere alle regioni. Altrimenti, non ci sarà alcun processo di ricostruzione o di modernizzazione del Paese. E’ inutile continuare a dibattere su ciò che abbiamo oggi. Dobbiamo discutere di quello che c‘è da fare. Quello che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti: l’Ucraina è sull’orlo del collasso. Nei fatti, siamo già in bancarotta. Non possiamo fare niente e il governo non ha fatto alcuna riforma. Ma, naturalmente, la cosa più importante adesso è mettere fine alla guerra e spero che ci riusciremo.

euronews: Il governo ha già annunciato e avviato un certo numero di riforme. Tra queste, la riforma del settore energetico. Si è parlato molto del problema delle forniture di gas e vorrei chiederle cosa pensa dell’idea che l’Ucraina riceva gas dall’Europa. Ci sta contando troppo?

Firtash: La vita ci insegna che è importante conoscere bene il proprio campo di attività e sapere come funzionano le cose. Sfortunatamente, il nostro governo ha una conoscenza piuttosto superficiale dell’intero processo e non può valutare correttamente le conseguenze delle sue scelte. Non stanno utilizzando tutte le risorse a loro disposizione. Anzi, stanno svendendo i loro punti forti, si stanno rendendo più deboli e, nel farlo, creano problemi anche all’Europa. Perché? Perché continuano a dire che possiamo vivere senza gas russo, mentre sappiamo che non è vero.

euronews: Non è vero?

Firtash: Non ci credo. E negli ultimi giorni ci sono stati altri scandali: un giorno compriamo gas, il giorno dopo no. Stiamo tornando al punto di partenza. Credo che si debba essere realistici. Altrimenti, affronteremo lo scenario peggiore, in cui prima o poi la Russia convincerà l’Europa ad accettare South Stream o qualche progetto analogo perché gli europei non vorranno essere ostaggi di questa impasse. Questo comportamento è sbagliato”.

euronews: Esiste una terza opzione? Quando si parla di gas, si parla della Russia o dell’Europa. Non c‘è nessun altro?

Firtash: Non c‘è una terza opzione. L’Europa, l’Ucraina e la Russia dovrebbero trovare insieme una soluzione. Anche se non vanno d’accordo, devono mantenere aperto il dialogo. Quando l’Europa e l’Ucraina hanno negoziato un accordo di associazione, era evidente che gli interessi russi non andavano ignorati. Sarebbe stato importante che l’Europa parlasse alla Russia e l’Ucraina avrebbe dovuto fare lo stesso. Oggi, la parte politica dell’accordo di associazione è stata realizzata, ma la parte economica è stata messa in attesa per un anno o due e soltanto ora è inziato il dialogo con la Russia. Perché tutto questo tempo perso? Incontriamoci e analizziamo i vari problemi e i vari dubbi: sentiamo cosa vuole la Russia, cosa vuole l’Ucraina e cosa vuole l’Europa. E’ tempo di parlare apertamente. Quello che serve è l’unità, è un grande mercato comune. E non è importante se lo realizziamo da Lisbona fino all’estremo Oriente o dall’estremo Oriente fino a Lisbona.

euronews: Voglio farle un’altra domanda sulle forniture di gas. Il ministro dell’Economia ucraino è stato intervistato da euronews alcuni giorni fa e, tra le altre cose, ha parlato del negoziato in corso con la russa Gazprom. Ha detto che oggi non ci sono intermediari e che gli ucraini trattano direttamente con Gazprom. Ha anche citato la sua compagnia, RosUkrEnergo. Come reagisce alle affermazioni del ministro, secondo il quale le relazioni con Gazprom sono molto più trasparenti perché sono stati eliminati gli intermediari?

Firtash: Mi permetta di rispondere con un’altra domanda: che cosa dovrebbe accadere quando si elimina l’intermediario e tutto diventa più diretto? Per lo meno, ci si aspetterebbe che le consegne fossero rispettate e il prezzo stabilito in modo chiaro. Ma che cosa abbiamo oggi? Non mi fraintenda, non so che cosa volesse dire il ministro, non voglio criticarlo, non sarebbe giusto. Ma posso dirle che, quando RosUkrEnergo svolgeva la sua attività, non c‘è mai stata una minaccia alla stabilità delle forniture di gas. L’Europa ne riceveva regolarmente, le riserve di gas in Ucraina erano piene e il prezzo del gas per l’Ucraina era di 179 dollari al metro cubo. Non so di cosa stesse parlando il ministro dell’economia, ma gli consiglierei di darsi da fare per risanare il bilancio dello Stato, tanto per cominciare. Non so davvero a cosa si riferisca e non ho niente di cui vergognarmi. Non ho mai speculato sul gas in Ucraina. I soldi che ho guadagnato, li ho guadagnati fuori dall’Ucraina e li ho investiti solamente nel mio Paese.

euronews: A che punto si trova l’inchiesta che la riguarda negli Stati Uniti?

Firtash: Non faccio alcun commento su questi fatti, non perché non voglia o perché non sia preparato a rispondere, ma perché i miei avvocati me lo hanno proibito. L’unica cosa che posso dire è che né io né il mio gruppo siamo mai stati coinvolti in attività illegali. Ne sono certo e lo proverò. Secondo, ritengo che questo caso sia il frutto di pressioni politiche: qualcuno vuole tenermi lontano dalla politica ucraina e lontano da casa perché conosce le mie posizioni e il mio atteggiamento e quindi può anticipare le mie azioni. Sono contrario alla guerra e non lo nascondo. Continuo a dire che serve una riforma costituzionale, che Ucraina, Russia ed Europa devono cercare soluzioni insieme. Questo significa che la mia posizione è chiara.

euronews: Immaginiamo per un attimo che il caso venga chiuso domani e che tutte le accuse siano lasciate cadere e lei e ne esca pulito. Tornerebbe in Ucraina? Fin da domani?

Firtash: L’Ucraina è casa mia. Se avessi voluto vivere altrove, avrei potuto farlo di mia iniziativa migliaia di volte. Ma non l’ho mai fatto.

euronews: Ha delle ambizioni politiche? Si vede in politica? Non dico dietro le quinte, ma in prima persona.

Firtash: Non sono mai stato impegnato in politica, non ho mai avuto il desiderio di diventare un politico o un uomo di governo. Per prima cosa, non saprei come farlo, non è un’esigenza che sento vicina. Faccio quello che amo. Mi piace fare l’imprenditore ed è esattamente quello che faccio.