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Maidan, il giorno del ricordo: si accende il memoriale per le vittime

Dalla piazza anche contestazioni per il presidente Poroshenko. Che dal palco promette: "2015 anno decisivo per la nuova Ucraina".

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Maidan, il giorno del ricordo: si accende il memoriale per le vittime

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Suo padre era tra i cento e oltre, o poco meno, a seconda dei conti più o meno ufficiali, che “in piazza Maidan hanno trovato la morte un anno fa“http://it.euronews.com/2015/02/19/ucraina-un-anno-fa-la-rivolta-di-maidan-massacro-ancora-senza-colpevoli/.

A lui, un bambino, il presidente Poroshenko ha lasciato la ribalta quando è stato il momento di illuminare il memoriale dedicato alle vittime.

La “piazza Indipendenza” di Kiev ha ricordato, un anno dopo, il tributo di sangue pagato in quei moti che portarono alla caduta e alla fuga dell’ex capo dello Stato, Viktor Yanukovich.

Il suo successore ha ripetutamente definito “eroi” i caduti di Piazza Maidan, affermando che le loro morti non sono vane.

“Il 2015 sarà un anno decisivo per realizzare cambiamenti decisivi, nel costruire una nuova nazione. E io sono sicuro che l’Ucraina vivrà in pace, crescerà e sarà più europea”.

Queste le promesse del presidente, che è stato anche fischiato da una parte della piazza. A un anno di distanza il Paese non è certo regno di pace e prosperità.

I conflitti coi separatisti nell’est hanno relegato in secondo piano quei problemi che hanno scatenato le proteste di Maidan: corruzione diffusa, economia in profonda crisi.

Oltre alla firma dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, negata da Yanukovich, dal 20 febbraio 2014 ben poco è cambiato.

E non è tutto. Oggi si celebrano gli eroi, ma come siano andate veramente le cose in quella terribile giornata è ancora un mistero. Sono state le berkut, le unità antisommossa ucraine a sparare sulla folla? Sono stati infiltrati russi, come afferma parte dell’opinione pubblica ucraina? Cecchini piazzati dalla Cia come, per contro, sostiene Mosca e fossero d’accordo coi leader delle proteste?

Una versione che “serpeggia” anche tra coloro che manifestavano un anno fa, ma nessuno ha il coraggio di dire che potrebbe davvero essere andata così.

Le indagini non hanno fatto chiarezza, né restituito alcuna forma di giustizia alle vittime. Teorie del complotto, ricostruzioni parziali, sono le più disparate. I cecchini restano senza nome.