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Braccio di ferro tra l'Europa e la Russia. Gli effetti delle sanzioni europee contro Mosca e le ripercussioni dell'embargo russo nei paesi europei vicini.

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Braccio di ferro tra l'Europa e la Russia. Gli effetti delle sanzioni europee contro Mosca e le ripercussioni dell'embargo russo nei paesi europei vicini.

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I ministri degli Esteri europei hanno prolungato le sanzioni contro la Russia per altri sei mesi, a causa della guerra in Ucraina. Ma come vivono questa situazione gli europei che abitano al confine con il gigante russo?

Point of view

Nicu Popescu: "Introdurre sanzioni significa transformare il conflitto attuale da uno sprint ad una maratona. E naturalmente quando si misura la veloc

E quali sono gli effetti dell’embargo russo sulle loro economie?

Siamo andati a Riga, capitale della Lettonia, paese che ha ottenuto l’indipendenza dall’Unione sovietica nel 1991, la Lettonia è nell’Unione europea ma come paese confinante continua ad avere relazioni commerciali molto forti con la Russia,

A molti cittadini, la guerra nella vicina Ucraina, ricorda il loro passato recente. I lettoni denunciano la propaganda russa e sostengono le sanzioni europee contro la Russia.

“E’ terribile quel che succede là, e la cosa peggiore è che l’aggressore è il nostro vicino.- spiega un’anziana signora lettone- Penso che sia una guerra, in molti lo negano, ma nessuno è cosi’ stupido da credergli. Abbiamo il nostro passato e capiamo i pericoli della situazione attuale”.

“In molti qui parlano di un conflitto, in modo vago. ma no, è una guerra con la Russia e la Russia è l’aggressore. Se non ci fossero le sanzioni, non cambierebbe nulla, perché la Russia non accetta il dialogo” continua un’altra ragazza lettone che ci ha detto di sentirsi piu’ sicura con le sanzioni contro la Russia.

In Lettonia, c‘è una forte minoranza russa che costituisce il 30% della popolazione. Per i lettoni di origine russa le sanzioni europee non servono a nulla.

“Altri paesi europei possono porre sanzioni, ma non la Lettonia, non va bene per la Lettonia perché è un paese vicino e le sanzioni danneggiano le relazioni economiche” dice una signora lettone di origine russa.

Andiamo nel principale mercato di Riga.

La Lettonia è uno di paesi piu’ colpiti dall’embargo russo, deciso in risposta alle sanzioni europee. La Lettonia ha perso 52 milioni di euro in esportazioni DI prodotti alimentari con una contrazione del pil dello 0.25%

Gli effetti dell’embargo russo si sentono anche qui in uno dei mercati coperti piu’ grandi d’Europa. La scorsa estate la Russia ha bloccato le importazioni dall’Europa di pollame e di frutta e verdura, ma il settore piu’ colpito in Lettonia è stato quello dei latticini. Abbiamo incontrato un produttore di latte, nonostante i danni, è favorevole alle sanzioni contro la Russia.

“In Lettonia, noi capiamo il costo della Libertà. Siamo pronti ad essere solidali con gli altri paesi europei, abbiamo molti clienti in Russia, ma troveremo delle alternative, nuovi mercati, abbiamo già firmato alcuni accordi con la Cina” – dice Martins Cimmermans.

A causa dell’embargo russo, il prezzo del latte in Lettonia è sceso del 30%, la Commissione europea ha promesso oltre sette milioni di euro ai produttori di latte, che chiedono pero’ piu’ risarcimenti, avranno bisogno almeno di altri sei mesi per trovare nuovi acquirenti.

Le sanzioni europee contro la Russia sono state imposte gradualmente dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, le sanzioni vietano gli spostamenti e congelano i beni di 132 persone russe o pro-russe e di 28 società considerate responsabili per la violazione del territorio ucraino. I ministri degli esteri europei hanno prolungato fino a settembre le sanzioni e cercano nuovi nomi da aggiungere alla lista nera.

Margherita Sforza, euronews:
“A Nicu Popescu, analista dell’istituto europeo per gli studi sulla sicurezza a Parigi ho chiesto, le sanzioni stanno funzionando? Perché prolungare le misure se le attuali sanzioni non hanno fermato l’escalation di violenza nell’est dell’Ucraina e nella città di Mariupol?

Nicu Popescu, analista dell’Istituto europeo per gli studi sulla sicurezza a Parigi:
“La risposta breve è si’, le sanzioni funzionano. Se si vuole una soluzione rapida, si sceglie l’azione militare. E questo è quello che la Russia ha fatto in Crimea e nelle regioni dell’Ucraina orientale. Ma l’Unione europea non vuole un’azione militare ma un’azione economica e per questo ci sono sanzioni economiche. Introdurre sanzioni significa transformare il conflitto attuale da uno sprint ad una maratona. E naturalmente quando si misura la velocità e la resistenza di un maratoneta, non si misura la velocità nei primi due o tre km.

Margherita Sforza, euronews:
“Che cosa le dimostra che le sanzioni funzionano?”

Nicu Popescu, analista dell’Istituto europeo per gli studi sulla sicurezza a Parigi:
“La Russia sta operando attraverso un’intervento relativamente limitato. La Russa non ha invaso apertamente come è successo in Georgia nel 2008. La Russia è costretta ad agire sottobanco, cercando di nascondere il suo intervento a favore dei separatisti, e questo limita l’efficacia delle sue azioni.
E questo in parte è dovuto al fatto che, al contrario di quel che succedeva un anno fà, la Russia deve considerare possibili ripercussioni, cioè sanzioni europee e americane”.

Margherita Sforza, euronews:
“Che cosa le dimostra che le sanzioni funzionano?”
E’ notizia di oggi, l’amministrazione americana ha annunciato di considerare diverse opzioni, inclusa la possibilità di dare armi all’Ucraina. E’ l’inizio di una nuova guerra fredda?

Nicu Popescu, analista dell’Istituto europeo per gli studi sulla sicurezza a Parigi:
“Direi che c‘è una guerra molto violenta in Ucraina, con persone che muoiono ogni giorno, e questo deve essere fermato. Probabilmente il principale obiettivo di questo tipo di assistenza non sarebbbe di armare l’Ucraina per riconquistare territori, ma per congelare l’attuale fronte. Questo darà agli Ucraina la possibilità di evitare l’espansione dei separatisti. Una miglior difesa potrebbe migliorare i rapporti di vicinato tra la Russia, l’Ucraina e la zona dei separatisti”.