ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Charlie Hebdo: ''Tutto è perdonato'', tranne la copertina

Una tiratura record, una distribuzione in oltre venti Paesi e una copertina che, come al solito, non mette d’accordo. È questo il nuovo, e sempre

Lettura in corso:

Charlie Hebdo: ''Tutto è perdonato'', tranne la copertina

Dimensioni di testo Aa Aa

Una tiratura record, una distribuzione in oltre venti Paesi e una copertina che, come al solito, non mette d’accordo. È questo il nuovo, e sempre uguale, ‘‘Charlie Hebdo’‘.

La copertina porta la firma di Luz e ritrae Maometto rigato da una lacrima sul viso che tiene un cartello con scritto ‘‘Sono Charlie’‘, slogan che ha superato i confini della Francia, invadendo social media e piazze di tutto il mondo. Sulla testa del Profeta si legge: “Tout est pardonné” ovvero “È tutto perdonato”.

Tutto, ma non la copertina. Il settimanale non si piange addosso ma fa piangere Maometto e, come promesso, torna in edicola con lo spirito di sempre e, se si può, anche di più.

Che siano fedelissimi o nuovi acquirenti, in molti lettori hanno pubblicato con orgoglio la foto che li ritrae con questa copia storica, e qualcuno su twitter ha commentato: ‘‘Ho il mio Charlie, che non piace a tutti.’‘

E, in effetti, come previsto, il numero non piace a tutti, a partire dalla copertina che ha fatto insorgere parte del mondo musulmano.

Youssef al-Qaradawi, capo dell’Unione Mondiale degli Studiosi Musulmani, ha definito ‘‘non saggia’‘ la scelta di pubblicare nuove vignette del profeta Maometto sul settimanale.

“Non è né ragionevole, né logico, né sensato pubblicare disegni offensivi o attaccare il profeta dell’Islam”, scrive l’organizzazione che ha sede in Qatar.

“Se siamo d’accordo che gli autori degli attacchi sono una minoranza che non rappresenta né l’Islam né i musulmani, come possiamo rispondere con azioni che non sono dirette contro questi ma contro il Profeta adorato da un miliardo e mezzo di musulmani?”, si chiede l’Unione Mondiale degli Studiosi Musulmani.

Condanna anche dell’Iran che parla per bocca del portavoce del ministero degli Esteri, Marzieh Afkham. ‘‘Un atto che provoca i musulmani del mondo”, ha detto. ‘‘La libertà di parola è abusata in Occidente e deve essere fermata”, ha aggiunto.

Dura la reazione del Cairo. Al-Azhar, l’ istituzione dell’Islam sunnita in Egitto, ha ammonito sul rischio che possa scatenare quei gruppi musulmani che ritengono blasfema la sola raffigurazione del profeta. “Questo numero porterà una nuova ondata di odio in occidente”, secondo Dar al-Ifta, l’istituzione preposta a emettere pareri religiosi. La prima pagina di Charlie Hebdo è “una provocazione ingiustificata contro i sentimenti di 1,5 miliardo di musulmani”, aggiunge Dar al-Ifta. Per l’istituzione religiosa egiziana “ciò che fa il giornale non aiuta la convivenza e il dialogo tra civiltà cui si dedicano i musulmani”, oltre ad “approfondire i sentimenti di odio e discriminazione tra musulmani e non musulmani”.

Il numero di Charlie Hebdo nella sua interezza o per singole vignette ha fatto, per solidarietà, il giro del mondo, apparso in molti giornali: in Italia il settimanale è uscito oggi allegato a ‘‘Il Fatto Quotidiano’‘, in Portogallo uscirà questo giovedì in 500mila copie, nel Regno Unito la maggior parte dei quotidiani ha scelto di pubblicare solo la copertina, tra i più importanti, i giornali ‘‘The Independent’‘’ e ‘‘The Guardian’‘, quest’ultimo mettendo in guardia i lettori sul contenuto per qualcuno offensivo.

In Turchia è scattata la censura, le autorità hanno vietato l’accesso a sezioni dei siti internet che pubblicano la copertina di Charlie Hebdo. A osare è stato il giornale di opposizione Cumhuriyet, che nel 1993 ha perso, ucciso in un attentato nella capitale turca, il gionalista Ugur Mumcu, che aveva condotto numerose inchieste sulla corruzione di personaggi politici.

Cumhuriyet ha pubblicato per solidarietà quattro pagine di disegni satirici di Charlie Hebdo, senza Maometto. La polizia ha controllato le copie prima che arrivassero nelle edicole.

“Coloro che non rispettano i sacri valori dei musulmani pubblicando immagini che si riferiscono al profeta Maometto stanno chiaramente commettendo una provocazione”, ha scritto oggi il viceministro turco Yalçın Akdoğan su Twitter.

Domenica 11 gennaio a Parigi c’era anche il premier Ahmet Davutoglu tra i capi di stato e di governo, alla manifestazione per la libertà di espressione.