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Stato palestinese, la lunga strada verso il riconoscimento

Il 30 ottobre scorso, la Svezia riconosce lo Stato palestinese. È il primo Paese dell’Unione europea in Europa occidentale a fare questo passo. Una

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Stato palestinese, la lunga strada verso il riconoscimento

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Il 30 ottobre scorso, la Svezia riconosce lo Stato palestinese. È il primo Paese dell’Unione europea in Europa occidentale a fare questo passo. Una mossa che Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Ungheria, Malta, Polonia e Romania hanno già fatto e che, secondo il ministro degli Esteri svedese, aiuterà la prosecuzione dei colloqui di pace.

“Crediamo che questo voto possa ispirare altri Paesi – auspica la responsabile delle relazione estere di Stoccolma, Margot Wallstrom – Speriamo di aver dato il nostro contributo al rilancio dei colloqui di pace”.

La crescente insofferenza europea per lo stallo del processo di pace ha innescato un effetto domino: i parlamenti di Spagna, Regno Unito, Francia e Irlanda si sono espressi, con voti non vincolanti, a favore del riconoscimento della Palestina. E il governo danese si prepara a discutere la questione all’inizio del 2015.

Il numero dei Paesi che hanno riconosciuto la Palestina come Stato indipendente è cresciuto gradualmente nel corso degli ultimi decenni. Con la Svezia ha raggiunto quota 135.

Una questione che ha subito un’accelerazione il 29 novembre del 2012, quando 193 membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno conferito alla Palestina lo status di Paese osservatore. Una maggioranza di oltre due terzi dei Paesi membri dell’assemblea mondiale ha approvato la mozione.

Israele e gli altri paesi che non riconoscono la Palestina – Stati Uniti compresi – dicono che la creazione di uno Stato può essere determinata solo attraverso negoziati diretti tra Israele e Autorità nazionale palestinese.

Una posizione ribadita martedì dall’ex Presidente israeliano, Shimon Peres, durante una visita a Parigi: “È necessario ed è tempo di avere uno Stato palestinese – ha detto Peres – Penso che sia meglio raggiungere questo traguardo attraverso un accordo e non con un’imposizione”.

Secondo l’Autorità palestinese, i confini del futuro Stato sono quelli del 1967, precedenti all’avanzata israeliana in Cisgiordania e Gerusalemme Est.

Ma la politica di Israele di ampliare gli insediamenti in Cisgiordania, che ha visto un’accelerazione dopo l’interruzione dei colloqui di pace nell’aprile scorso, rende questo obiettivo sempre più difficile da raggiungere.

L’ultima opzione in mano all’Anp causerebbe una frattura insanabile: accusare Israele di crimini di guerra davanti alla Corte penale internazionale non appena diventerà membro formale del tribunale dell’Aja.

Secondo lo Statuto di Roma, che istituisce la Corte penale internazionale, “il trasferimento diretto o indiretto della popolazione civile di una potenza occupante nel territorio occupato è un crimine di guerra”.