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Ucraina: le rivolte incompiute e il rischio di una nuova Maidan

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Ucraina: le rivolte incompiute e il rischio di una nuova Maidan

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Rivoluzione Arancione e EuroMaidan, la due rivolte incompiute dell’Ucraina.

Nel primo anniversario della mobilitazione che ha rovesciato l’ex presidente Viktor Yanukovich, a Kiev si prospetta l’ipotesi di una terza Maidan. Tutto nasce dal malcontento tra coloro che con due rivolte in meno di dieci anni si illudevano far uscire il paese dall’orbita di Mosca, ma si sono ritrovati nel caos.

Secondo Taras Shevchenko, un esperto di comunicazione e attivista politico, la stabilità dell’Ucraina dipenderà dalle scelte della nuova classe dirigente.

“Una terza Maidan è possibile e credo che sia gli ucraini che il governo se ne rendano conto – dice Shevchenko – Spero che i politici terranno a mente l’insoddisfazione della popolazione. Il malcontento può crescere e la prossima rivoluzione potrebbe non essere così pacifica come in passato, perché ci sono troppe armi là fuori. Spero che questo possa spingere i politici ad avviare finalmente le riforme per cambiare questo paese”.

Ad un anno dagli scontri di piazza a Kiev, l’Ucraina si appresta ad affrontare la fase più delicata, considerando anche il conflitto nell’est: si lavora alla formazione di un nuovo governo e si attendono le prime mosse del nuovo parlamento.

Il giornalista Mustafa Nayyem è il simbolo della rivolta di Maidan. Fu lui a dar vita alla protesta e ora è un deputato del partito del presidente Poroshenko: “Non ritengo che la rivolta di Maidan abbia raggiunto il suo obiettivo e sia conclusa – sostiene – Tutto ciò che accade oggi in Ucraina è piuttosto il risultato di Maidan. La gente dovrebbe continuare a fare pressione sul governo e comprendere ciò che sta accadendo. Bisogna tenere presente che ora abbiamo i rappresentanti di Maidan nel nuovo parlamento e questo è il miglior modo per fare pressione e per dare vita alle proposte avanzate in tutti questi anni”.

A rivendicare un posto nella storia di una rivoluzione a metà ci prova anche Yulia Tymoshenko.

L’ex eroina della Rivoluzione arancione, bocciata nelle elezioni parlamentari, ammette che i politici non hanno soddisfatto le richieste di riforme radicali.

“La prima rivoluzione, quella Arancione, è stata promossa dai politici. La seconda rivoluzione è partita da quelle persone che non volevano vivere più in una ‘zona grigia’ e si sono ribellate a favore di una scelta europea – afferma l’ex premier – Sono convita che la rivoluzione Arancione avrebbe potuto andare oltre. Ma non ho dubbi sul fatto che quella rivoluzione ha tracciato la strada per la lotta finale per la libertà”.

In attesa della lotta finale, le elezioni dell’ottobre scorso – anche queste incompiute, come le rivolte, per l’esclusione delle regioni ribelli dell’est – hanno bocciato i vecchi nemici. Bocciati anche i comunisti per la prima volta, questa è la vera novità, fuori dal parlamento.