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Cosa accade ai siriani in fuga dalle violenze?

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Cosa accade ai siriani in fuga dalle violenze?

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“Più di tre milioni di siriani sono già fuggiti dalla guerra civile e dalle violenze dell’ISIL, cercando rifiugio nei paesi circostanti. Cosa accade loro, una volta passato il confine?”.

Alla domanda che John ci invia da Dublino, risponde Ariane Rummery, portavoce dell’==agenzia ONU per i rifugiati, UNCHR==.

“Tutti coloro che fuggono dalla Siria vengono poi in genere registrati nei paesi d’accoglienza come ‘persone bisognose della protezione internazionale’ – ci dice -. In molti casi ottengono un documento o un certificato che permette loro di accedere agli aiuti umanitari di cui necessitano. Sul piano formale, la natura dello statuto che viene loro accordato varia poi di paese in paese”.

“In Turchia, per esempio, i rifugiati ottengono una protezione temporanea da parte del governo. In Iraq, l’agenzia Onu per i rifugiati procede invece a registrarli e a dar loro un certificato che li identifichi come ‘richiedenti asilo’. Questo permette loro di muoversi liberamente, dà loro accesso a un’assistenza di varia natura – legale, materiale – e conferisce loro anche il diritto alla residenza e al lavoro. E il permesso di residenza viene riconosciuto loro anche dal Kurdistan iracheno”.

“In Giordania e in Egitto – prosegue ancora Ariane Rummery -, i siriani che si rivolgono all’agenzia Onu per i rifugiati vengono di solito registrati come richiedenti asilo e questo schiude loro l’accesso a tutta una gamma di tutele e servizi. In Libano, l’agenzia Onu per i rifugiati registra i siriani in base a una serie di criteri concordati con il governo e di fatto riconosce che necessitano della tutela internazionale. Una volta registrati ottengono poi un certificato che permette loro di ottenere gli aiuti necessari, senza tuttavia riconoscere loro uno status sul piano legale. Questa registrazione deve poi essere rinnovata ogni anno”.

“In Europa, all’inizio della crisi siriana, c’era la tendenza a garantire ai rifugiati una semplice protezione sussidiaria – conclude Ariane Rummery -. Siamo però sollevati nel constatare che le cose stanno cambiando. Da circa un anno, almeno in alcuni Paesi, ai Siriani viene accordato più facilmente lo status di rifugiati”.

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