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Colombia, Santos: vogliamo collaborazione Farc contro narcotraffico

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Colombia, Santos: vogliamo collaborazione Farc contro narcotraffico

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Marta Vivas Chamorro, euronews: Due anni fa, la Colombia ha avviato dei negoziati di pace con le Farc a Cuba, con l’intento di mettere fine a un conflitto che dura da oltre cinquant’anni. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos chiede il sostegno internazionale e per questo sta visitando diversi Paesi europei. Presidente, grazie per aver accettato il nostro invito qui a Bruxelles.

Juan Manuel Santos: “Grazie per avermi dato questa opportunità”.

euronews: Lei conta sul sostegno politico e finanziario dell’Unione europea. Quanti soldi si aspetta dall’Europa?

Santos: “Questa visita mira principalmente a cercare un sostegno politico per riuscire a concludere il negoziato. Mancano ancora i due punti più complessi, i più difficili, e chiediamo che la comunità internazionale ci sostenga in qualunque decisione prenderemo per ottenere la pace. Questo appoggio politico è molto importante. E l’altro sostegno che cerco in questa visita mira a creare un fondo istituzionale dell’Unione europea per finanziare i progetti del post conflitto. L’ammontare è ancora da definire, al momento non cerco impegni specifici in termini di risorse”.

euronews: Alcuni mesi fa, lei ha detto all’Assemblea generale dell’Onu di essere molto vicino a ottenere la pace con le Farc. Quando conta di arrivarci?

Santos: “E’ impossibile prevederlo. Spero che sia il più presto possibile. Più presto concluderemo questo negoziato, più vite riusciremo a salvare e più sofferenza eviteremo”.

euronews: Spera ancora che sia per quest’anno?

Santos: “No. Realisticamente, credo che quest’anno non arriveremo a chiudere il negoziato, ma spero che ci riusciremo il più presto possibile”.

euronews: Come ha detto, siete a un punto decisivo. Quali difficoltà state affrontando?

Santos: “Mancano i punti più complessi. Il più complesso di tutti è quello che riguarda le vittime e che va sotto il nome di giustizia transizionale. Ovvero, come deve essere applicata la giustizia per consentire la pace. Questo è il nocciolo del problema in tutti i conflitti armati”.

euronews: Può dirci se ha parlato o se intende parlare, durante questo viaggio, di progetti specifici? E quali sono i primi progetti che necessitano fondi?

Santos: “La pace in Colombia porterà benefici non solo ai colombiani, ma anche alla regione e al mondo. Perché in agenda c‘è un punto specifico, che è la lotta al narcotraffico. Abbiamo convenuto che i guerriglieri collaboreranno con lo Stato per sostituire le colture illegali di coca con altre colture legali e mettere fine al narcotraffico. La Colombia resta il primo Paese esportatore di cocaina al mondo, cocaina che arriva tanto in Europa quanto in altri mercati. Pensi a cosa significherà quando la guerriglia, anziché favorire l’esportazione di cocaina, si convertirà in alleata dello Stato per fermare questo traffico una volta per tutte. E questo avrà anche un impatto molto positivo nella lotta contro i mutamenti climatici, contro la deforestazione. La Colombia è il Paese più ricco al mondo in biodiversità per chilometro quadrato”.

euronews: Lotterete anche contro le disuguaglianze?

Santos: “Certamente, ma questa è una battaglia che vede già impegnato il nostro governo. Negli ultimi quattro anni, la Colombia è il Paese che più ha tagliato la povertà, in termini percentuali, in tutta l’America Latina. Ci resta ancora molto da fare, ma questo è un obiettivo fondamentale. Ho detto che la mia visione della Colombia è quella di un Paese in pace, più equo e con più istruzione”.

euronews: Torniamo al tema del narcotraffico. Secondo un rapporto dell’Onu, la Colombia ha ridotto la produzione di cocaina soltanto del 13% l’anno scorso. Le colture non sono state estirpate e, come ha detto, il suo Paese è un grande esportatore. Oltre al sostegno delle Farc, quali misure ha preso il governo per lottare contro le colture illegali e il narcotraffico?

Santos: “Abbiamo avuto un certo successo perché le grandi organizzazioni mafiose che esistevano prima, e che condizionavano la democrazia colombiana, non esistono più. Tutti i grandi capimafia sono in un carcere o in una tomba. Ma il traffico continua perché fino a quando in Europa, negli Stati Uniti e sul mercato internazionale ci sarà una domanda di cocaina, ci sarà anche l’offerta”.

euronews: Secondo le ultime informazioni, le Farc hanno chiesto perdono alle vittime. Le voglio chiedere: è giusto che i membri delle Farc possano accedere al Parlamento e partecipare all’attività politica? Questo è un tema molto polemico…

Santos: “E’ questo che significa la pace: devono abbandonare le armi, rinunciare alla violenza, e, se vogliono continuare a fare politica, devono farla in modo democratico. E’ di questo che si tratta, nel processo di pace. Che siedano o meno in Parlamento, lo vedremo durante il negoziato. Ma l’obiettivo è che continuino a portare avanti i loro ideali, la loro lotta politica, ma non con la violenza e le armi”.

euronews: Uno dei punti più delicati dei negoziati di pace è il disarmo. Che cosa può dirci a riguardo? Alcuni parlano di rinunciare alle armi, senza però consegnarle.

Santos: “Questo è oggetto del negoziato. Quel che è chiaro, è che non c‘è la minima possibilità che i guerriglieri mantengano le armi. Che facciano politica senza rinunciare alle armi è come varcare una linea rossa: sarebbe inaccettabile e lo sanno”.

euronews: Vedremo mai i guerriglieri consegnare le armi al governo?

Santos: “Per il momento, non sarà al governo. Ma poco importa se non è il governo, ci sono molti casi in cui le armi vengono consegnate a terzi. L’importante è garantire che non siano più utilizzate, che nessuno possa fare politica armato. Questo sarebbe inaccettabile e non deve accadere”.

euronews: Come inciderebbe sull’economia colombiana un accordo di pace?

Santos: “Ci sarebbero grandi benefici, sia economici che sociali. Si stima che l’economia potrebbe crescere in media di 2 punti percentuali aggiuntivi. Il nostro è il Paese con la più alta crescita in America Latina. Nella prima metà dell’anno, la crescita è stata del 5%. Se otterremo la pace, aggiungendo quel 2%, potremmo crescere fino al 7,2%. Ma soprattutto penso allo sviluppo nelle campagne colombiane, allo sviluppo sociale. Ad esempio, quei sei milioni o più di persone che sono fuggite rischiano di cadere nella trappola della povertà, da cui è difficile riemergere, se non ritornano al loro ambiente”.

euronews: A che punto sono i negoziati con i guerriglieri dell’Esercito di liberazione nazionale?

Santos: “Siamo nella fase dei contatti segreti per capire se sia possibile, come abbiamo fatto con le Farc, identificare i punti di un’agenda intorno ai quali trovare un accordo che metta fine al conflitto”.

euronews: Crede che potrebbe sfociare in un unico processo di pace, unito a quello in corso con le Farc?

Santos: “E’ possibile e vorrei che fosse così”.