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Otto anni di cinguettii

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Otto anni di cinguettii

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Era il 15 luglio 2006 quando il mondo iniziava a venir raccontato in appena 140 caratteri, spazi e punteggiatura compresi.

Veniva offerto al grande pubblico Twitter, il social network essenziale, ridotto all’osso, che permetteva di lanciare nell’universo virtuale appena un paio di frasi.

Poco più di un SMS, ma destinato a cambiare il modo in cui facciamo comunicazione; a diventare strumento di propaganda e di politica.
A essere preso come riferimento per veder arrivare nuove tendenze e per seguire l’interesse del momento.

Proprio in questi giorni i Mondiali di calcio sono stati occasione di sfondare nuovi record di cinguettii.
Ne sono stati lanciati oltre 618.000 al minuto dopo la sofferta vittoria tedesca nella finale contro l’argentina.

280 milioni di tweet in tutto, sulla partita.

Ma ciò che ha fatto guadagnare rispetto a quello che inizialmente veniva snobbato come “un aggiornamento di status senza Facebook attorno”, è il ruolo avuto nelle diverse rivoluzioni arabe, in particolare in Egitto, Libia, Tunisia… e lo stimolo dal basso che è stato per i media tradizionali, come spiegò, tra gli altri, il capo dei servizi online di Al Jazeera inglese, Mohamed Nanabhay

Uno strumento che ha permesso a tutti di farsi sentire; di raccontare la propria storia e che gli utenti stessi hanno arricchito di significati inventando nuovi utilizzi ed ispirando nuove funzionalità, come raccontava appena tre anni dopo, uno dei cofondatori di Twitter, Evan Williams.

Per celebrare gli otto anni di successi, Twitter ha recentemente offerto ai suoi iscritti la possibilità di andare a ritrovare il primo tweet di ciascun utente. Anche il proprio.
Il primo cinguettìo di Euronews fu in francese: discover.twitter.com