ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Ungheria oltre confine

Lettura in corso:

Ungheria oltre confine

Dimensioni di testo Aa Aa

Questa domenica gli ungheresi andranno alle urne per eleggere un nuovo Parlamento. Fino al giorno delle elezioni, euronews analizzerà i principali aspetti della campagna elettorale e le più importanti misure che l’attuale governo ha introdotto negli ultimi anni. Questa volta ci concentriamo sulla politica estera (che tende ad essere imprudente).
Per quattro anni il partito di governo Fidesz è stato in lotta costante con le istituzioni europee e cosí la politica estera ungherese si è rivolta a Est. Il governo non ha fatto alcun segreto del suo piano per orientare la politica. Aggrappandosi a questo sono stati corteggiati anche altri dittatori, ma dopo qualche strana manovra, sono iniziate le difficoltà diplomatiche.
Parleremo con un esperto di politica estera, ma prima ecco il servizio del nostro corrispondente sulle acrobazie diplomatiche del governo ungherese.

——-
La “cattiva” gestione ungherese

Il primo passo del governo Orbán nel 2010 fu offrire la cittadinanza agli ungheresi, che vivevano oltre i confini del paese. Da allora, più di mezzo milione di persone ha ottenuto la cittadinanza e oggi, per la prima volta, puó votare alle elezioni.

La decisione rese la vicina Slovacchia furiosa e i rapporti tra i due paesi instabili per un certo periodo.

Il secondo guaio diplomatico avvenne dopo la controversa legge sui media ungheresi, approvata nel 2010. Questa scatenó la prima grande critica da parte dell’Unione europea: la decisione del governo ungherese fu ritenuta antidemocratica.

L’Ungheria passa all’ordine del giorno del Parlamento europeo e il culmine dell’attenzione viene raggiunto con la cosiddetta relazione Tavares, dove si dichiara “la sistematica e generale attitudine di modificare ripetutamente il quadro giuridico e costituzionale in tempi molto brevi, dove il contenuto di tali modifiche risulta incompatibile” con i valori sanciti nei trattati dell’Unione europea.

L’ex primo ministro ungherese – che prese molto seriamente le regole dell’Unione europea – espose due bandiere (una ungherese e una dell’Unione europea) sulla finestra dell’ufficio del Parlamento. Quando Viktor Orbán divenne primo ministro, la bandiera dell’Unione scomparve e al suo posto ne fu aggiunta un’altra dell’Ungheria.

“Sembra che questo governo non si senta bene all’interno dell’Unione europea – dice Péter Balázs, professore e ex Ministro degli Esteri, prima del regime di Orbàn -, che si voglia gestire in modo periferico, che critichi l’Unione europea e tenti di non sosttostare alla sua disciplina, ma ne accetti la moneta e il sostegno”.

Anche gli Stati Uniti si sono interessati alla democrazia ungherese, ma il dibattito non fu tanto intenso come con l’Unione europea. É la prima volta che capita, dopo la caduta del regime, che un primo ministro ungherese non venisse invitato alla Casa Bianca durante tutto il periodo del mandato di 4 anni.

Nel frattempo l’Ungheria rompe i rapporti con il Fondo monetario internazionale, dichiarando di essere una nazione sovrana e che la eterodossa politica economica del governo è già un successo.
Non accetta le condizioni del FMI, ma piuttosto ricerca accordi finanziari con Cina, Arabia Saudita o Azerbajian.

Il governo vuole convincere questi paesi ad acquistare obbligazioni ungheresi, ma l’unico a comprarne una considerevole quantità è l’Azerbajian.

In seguito, l’Ungheria procede con l’estradizione di un soldato, che a Budapest aveva ucciso il suo compagno armeno. L’assassino, dichiarato immediatamente libero in Azerbajian, viene considerato poi eroe nazionale. In questo enorme scandalo diplomatico l’Armenia si rivolge alle Nazioni Unite e la Casa Bianca condanna ufficialmente il caso.

Attraverso questa apertura verso Est, l’Ungheria cerca di avvicinarsi ai paesi asiatici per aumentare le sue esportazioni oltre l’Unione europea.

“L’Unione deve affrontare importanti sfide economiche – dice Peter Szijjártó, segretario di stato ungherese -, ma anche Medio Oriente e Asia hanno grossi potenziali di crescita, quindi vorremmo mantenere questa strategia”.

Uno dei punti di apertura verso Est,internazionalmente più interessanti, fu l’affare Orbàn-Putin sul nucleare. L’investimento di 10 miliardi di euro, prestati dalla Russia, fu attaccato da molti, perché impegnava l’economia ungherese per decenni senza alcun genere di trasparenza o possibilità di riconciliazione bancaria.

———-
L’analisi dell’esperto András Deák

Dal nostro studio di Budapest è con noi, András Deák, esperto di politica estera.

In una frase come descriverebbe la politica estera di questo governo?

Penso che sia solo andato un po’ alla deriva, ma non c‘è alcuna strategia, è successo e basta. Più che altro, tutto è subordinato a vincoli di politica interna e economica.

Quindi, lei crede che sia stata la politica interna a far muovere il governo?

Sì, prima di tutto la maggioranza di due terzi e la trasformazione totale dello status quo costituzionale; secondo, la gestione della crisi non ortodossa; e in terzo luogo la gara per gli elettori di estrema destra. Questo per dire che il programma dell’estrema destra Jobbik era presente anche nella politica estera del governo e il Ministero degli esteri non aveva voce in capitolo, la politica estera non era importante.

Ma la cosiddetta apertura orientale era importante per il governo, è per questo che ha avuto così tanta enfasi?

Sì, prima è stata associata a un moderato sentimento anti Unione europea, ovvero noi ci rivolgiamo a Est, perché siamo critici nei confronti dell’unione europea e dell’occidente; poi, c‘è stata una sorta di volontarismo politico dove il rischio a lungo termine viene ignoraro dal governo per il profitto a breve termine e, infine, questo rappresenta anche una gestione alternativa della crisi, che ha permesso al governo di avere profitti economici, soldi e di vendere le obbligazioni di stato.

Pensa che il contratto per il nuovo propulsore nucleare e la partecipazione russa potrebbe diventare un simbolo per la politica estera del governo?

Il prezzo per questo, nella politica estera del paese, è ovviamente alto e diventa un progetto emblematico nel senso che mostra che il paese ha davvero virato e significa che l’Ungheria sta cercando di veleggiare verso Est.