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Al Shabaab minaccia di portare la sua guerra santa fuori dai confini somali

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Al Shabaab minaccia di portare la sua guerra santa fuori dai confini somali

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L’attacco contro il centro commerciale Westgate di Nairobi ha offerto alla milizia islamica Al Shabaab l’occasione di rilanciarsi sulla scena del jihadismo internazionale. L’operazione presuppone risorse logistiche e organizzative ben più evolute rispetto a quelle impiegate solitamente dai guerriglieri somali.

Ma a far paura è soprattutto il rischio che la Somalia diventi il santuario di gruppi terroristici pronti a colpire nei vari paesi del Corno d’Africa. Un rischio divenuto estremamente concreto, a dispetto della missione in Somalia dell’Unione africana, alla quale partecipano le forze del Kenya. In due anni, questo contingente internazionale ha indebolito gli Shabaab, espellendoli dai centri urbani, senza però riuscire a sconfiggerli.

Nell’ottobre del 2011, un portavoce della milizia somala aveva minacciato il Kenya di ritorsioni, se non avesse ritirato le sue truppe. Ali Mohamud rage: “A nome dei mujaheddin di al Shabaab, invitiamo il governo di Nairobi a riflettere sulle conseguenze di una guerra condotta contro di noi. Avete pensato che cosa comporterebbe? Siamo molto più esperti di voi nell’arte della guerra”.

L’assedio del Westgate è anche il segno di un conflitto di potere in seno alla milizia islamica. Ahmed Godane, emiro degli Shabaab, aveva bisogno di un colpo a effetto che rilanciasse la sua popolarità appannata. In molti contestano infatti la sua idea di una guerra santa planetaria, mutuata dal teorico di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri.

In origine, gli Shabaab, nascono come un’emanazione dell’Unione delle Corti islamiche che avevano espulso da Mogadiscio i cosidetti signori della guerra. Nel 2007, i miliziani islamici furono cacciati a loro volta dall’esercito regolare, sostenuto dalle forze etiopiche. Fuori dalla capitale, hanno imposto il loro controllo su ampie frange del territorio somalo.

Adrian Lancashire, euronews:

“Siamo con Valentina Soria, analista sulla sicurezza dell’ IHS Jane’s Information Group (casa editrice britannica specializzata in temi militari). Il gruppo Al-Shabaab è balzato all’attenzione del mondo. L’attacco di Nairobi rivela un’organizzazione sofisticata. È stata una sorpresa per i servizi di sicurezza occidentali?”

Valentina Soria:

“In qualche modo sì. Credo ci sia stato una sorta di accondiscendenza da parte dei servizi di sicurezza occidentali, così come delle autorità kenyane, sulle capacità effettive di al-Shabaab. Dopo essere stati di recente espulsi dalla Somalia, dalle città principali del Paese, credo siano stati sottostimati sia in termini di risorse umane che di capacità tecniche. Credo sia importante sottolineare che il bersaglio era facile, quindi per definizione in quanto tale non era difficile assaltarlo. Credo che le misure di sicurezza attorno al complesso non fossero all’altezza del compito, per difenderlo come si deve. Quindi non è stato un attacco tanto sofisticato come avrebbe potuto essere quello a un luogo più sicuro”.

euronews:

“Che ne pensa dei servizi di sicurezza del Kenya che hanno lasciato che l’assedio si trascinasse per quattro giorni, con un simile spargimento di sangue. Come giudica la risposta? Avrebbero dovuto prevedere un evento simile?”

Valentina Soria:

“Immagino che la durata dell’attacco possa aver colto di sorpresa anche il gruppo terrorista. Suppongo che l’obiettivo fosse quello di portare a termine un attacco molto spettacolare ma, ipotizzo che lo stesso gruppo non si aspettava che durasse tanto – forse le truppe, le forze di sicurezza kenyane avrebbero dovuto agire più velocemente di quello che hanno fatto. La risposta è stata piuttosto lenta e penso che dopo l’arrivo iniziale delle forze di sicurezza, abbiano cercato di prendere tempo per vedere se ci fosse la possibilità di negoziare con i miliziani per il rilascio degli ostaggi – perché a quel punto c’erano ancora parecchi ostaggi nelle mani dei miliziani”.

euronews:

“Mito e propaganda si stanno già intrecciando sulla possibilità che britannici o statunitensi
facciano parte di al-Shebaab. Questo cosa ci dice del gruppo? Che sta diventando globale?”

Valentina Soria:

“Al Shabaab negli anni più recenti ha focalizzato le proprie forze nel reclutare persone nei paesi occidentali, Stati Uniti compresi, provenienti dalla diaspora in Somalia. Negli ultimi due o tre anni hanno intensificato questo tipo di campagne di reclutamento, e lo dimostra piuttosto bene la strategia di propaganda che hanno adottato, come per esempio il fatto di realizzare video in inglese sulle loro attività”.