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La sfida della distruzione delle armi chimiche in Siria

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La sfida della distruzione delle armi chimiche in Siria

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Siamo al quartiere generale dell’Organizzazione per la probizione delle armi chimiche all’Aja, nei Paesi Bassi. È qui che sono analizzate le informazioni sull’arsenale chimico siriano. Il regime ha già inviato un primo rapporto a questa organizzazione. Si ritiene che Damasco abbia uno stock di oltre mille tonnellate di gas mortali disseminate in una cinquantina di cinquanta siti. Ma ora spetterà agli ispettori internazionali verificare sul campo quanto affermato da Damasco.

La Siria ha accettato il piano russo-americano di distruggere le velenose munizioni entro la prima metà del 2014, il consiglio esecutivo dell’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche dovrà riunirsi la settimana prossima per definire un calendario delle operazioni. Non sarà semplice.

Solo la Russia e gli Stati Uniti hanno impianti industriali per eliminare le armi chimiche, ma l’importazione di tali gas è vietata secondo la legge americana e la Russia ha affermato di non voler distruggere armi siriane in territorio russo. È probabile quindi che si scelga di costruire impianti in Siria per eliminare questi gas.

Ma, come avvenne in Iraq, la guerra civile potrebbe ritardare l’avvio delle operazioni, non sarà sufficiente un anno come afferma Bashar al-Assad. Euronews ha intervistato Ahmet Üzümcü, direttore dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche.

Euronews:

“Quanto potrebbe durare il processo di disarmo della Siria? Potrebbe essere possibile in un anno come dice Assad, o servirà più tempo, data la situazione critica in Siria?”.

Ahmet Üzümcü:

“Abbiamo intenzione di stanziare la prima squadra di ispettori entro dieci giorni per condurre le prime ispezioni e parleremo ai siriani per sviluppare un piano di smantellamento che deve essere approvato dal consiglio esecutivo, l’organo decisionale dell’Organizzazione. Cercheremo di accorciare le scadenze e faremo del nostro meglio per completare lo smantellamento entro la metà del 2014”.

Euronews:

“La distruzione delle armi chimiche in Iraq è stata bloccata a causa dell’esacerbarsi della violenza settaria. Cosa le fa pensare che qualcosa del genere non si verificherà in Siria?”.

Ahmet Üzümcü:

“Potrebbero verificarsi ritardi a causa della situazione ma dovremmo vagliare tutte le opzioni pratiche per completare questa operazione al più presto possibile. Si possono applicare diversi metodi, anche simultaneamente, a seconda della situazione sul campo. Questo può essere fatto in Siria, ma si valuterà anche la possibilità di trasferire una parte delle armi. Saranno valutate tutte le opzioni, bisogna anche considerare l’aspetto economico. Diversi Paesi inclusi quelli europei hanno già espresso la volontà di contribuire a un fondo speciale per finanziare la missione”.

Euronews:

“Si sa che la Siria conserva agenti chimici in forma binaria, dove due componenti dell’agente chimico vengono conservati in modo separato e vengono mescolati soltanto prima di essere caricati nelle munizioni. Alla luce di questo, quanto facile o difficile sarà rintracciare tutto l’arsenale?

Ahmet Üzümcü:

“Questo potrebbe aiutarci a distruggere alcuni dei precursori chimici utilizzati per le armi binarie. Secondo i nostri esperti, questo può essere fatto in Siria con semplicità mentre le parti tossiche delle armi dovranno essere trasferite in impianti speciali”.

Euronews:

“Gli esperti dell’Onu e dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) hanno scoperto che le armi chimiche sono state utilizzate in Siria. Ma al momento non sappiamo ancora chi le abbia utilizzate. Quanto è difficile ora rintracciare l’arsenale non sapendo chi ha utilizzato queste armi?”:

Ahmet Üzümcü:

“L’attenzione ora è rivolta alle armi chimiche e alla loro completa eliminazione. All’Organizzazione si chiede di giocare un ruolo guida. La mia speranza è che questo processo, questa operazione faccia da catalizzatore e che forse aiuti a rivitalizzare il processo di pace per la Siria. Si parla di convocare la conferenza Ginevra 2”.