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A Cannes c'è la crisi nella parte della protagonista

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A Cannes c'è la crisi nella parte della protagonista

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La crisi economica si fa sentire anche sulla fabbrica dei sogni: il copione è quello tracciato dai numeri dell’industria cinematografica europea e la location è l’ultima edizione del Festival di Cannes.

Si prenda la Spagna di Almodovar, ad esempio (zero film in concorso quest’anno): in tre anni i sussidi pubblici sono più che dimezzati. Stessa trama in Italia, a febbraio l’ultimo taglio da 4 milioni di euro, e persino in Germania si chiedono maggiori sovvenzioni alle Tv pubbliche.

La produzione di film targati Vecchio Continente ha visto un leggero calo rispetto all’anno scorso. Si tratta comunque di un riflusso rispetto al record segnato nel 2011, 1336 film, caratterizzato in particolare da un calo nella produzione di documentari.

E’ però nel numero di spettatori che la crisi economica si fa sentire sui conti delle sale di proiezione, aiutata in modo sempre più incisivo dal fenomeno della pirateria online.

In particolare, sono i mercati più grandi a registrare il calo: la Francia è scesa del 6,3%, la Spagna del 4,8% e l’Italia quasi del 10%. In totale, l’Unione Europea ha visto 21 milioni di spettatori in meno.

Per fortuna c‘è la Gran Bretagna: non solo il mercato ha retto, ma l’ultimo film di 007 ha fatto guadagnare quote di mercato all’Europa rispetto agli onnipresenti film americani.

Per capire meglio le dinamiche del settore, l’inviato di Euronews a Cannes Wolfgang Spindler ha parlato con Claude-Eric Poiroux, amministratore delegato di “Europa Cinemas”, l’associazione dei distributori europei.

Euronews: “Il Cinema va oltre il festival: è anche un mercato, sono le sale di proiezione che ne costituiscono l’ossatura. In una situazione di crisi, come si comportano i cinema in Europa?”.

Claude-Eric Poiroux: “I risultati del 2012 sono un bel po’ più bassi, soprattutto a livello di spettatori. Questo significa anche un rallentamento delle entrate e può tradursi in un principio di crisi. Non sappiamo esattamente come andrà a finire. Quanto sta accadendo in Europa è piuttosto irregolare, non c‘è per forza la stessa situazione in ogni Paese. La Spagna, per esempio, osserva una crisi vera per due ragioni: c‘è una crisi generalizzata nel Paese e c‘è la crisi nel settore cinematografico. Il cinema è stato vittima di alcune decisioni prese dal governo, in particolare quella di aumentare l’IVA, passata dall’8% al 21% del prezzo dei biglietti. Che è tantissimo. E poi, al tempo stesso, c‘è crisi a livello di produzione. Perché quello che oggi noi non vediamo nelle sale è quanto accade, invece, a livello di creazione, di produzione, di investimenti, di tipologie di film che si fanno e anche delle dimensioni di quanto oggi viene prodotto in Europa. Di tutto questo vedremo gli effetti solo tra qualche mese o tra qualche anno”.

Euronews: “In un periodo di crisi ci sono tipologie di film che funzionano meglio di altre?”

Claude-Eric Poiroux: “In genere, si dice che il cinema non rimane vittima delle crisi perché è un “bene rifugio”. Il rifugio, in questo caso, è fisico, è la sala di proiezione in cui si va per dimenticare ciò che succede all’esterno. E’ sempre stato così nella storia. Per cui, possiamo dirci sempre un po’ più fortunati rispetto ad altri settori colpiti più da vicino. Ora, dobbiamo anche dire che il cinema ha un costo. Per fortuna, si può entrare in una sala senza spendere troppo. Non si può dire che sia il passatempo più costoso di tutti, eppure ci regala spettacoli di grande qualità. Per cui, possiamo dire che il rapporto qualità-prezzo resta ancora, in qualche modo, attraente per il pubblico. Se vogliamo che il pubblico continui a trovare nel cinema una via di fuga dalla realtà forse servirà un cambiamento nelle tipologie di film. Il cinema, forse, dovrà diventare più un divertimento. Un po’ meno luogo di riflessione e di effettiva espressione artistica, ma di piacere”.

Euronews: “Come possiamo riassumere la crisi del cinema in Europa in poche parole?”

Claude-Eric Poiroux: “Credo che oggi ci siano ancora delle domande da porsi, perchè tanti Paesi non stanno facendo la scelta di capire che la cultura è essenziale come risposta alla crisi. Questa è una delle preoccupazioni che percepiamo in alcuni Paesi: la Spagna, in particolare, ma anche l’Italia e in certi Paesi dell’Europa centrale come l’Ungheria. E’ chiaro che oggi le cose esistono delle vere e proprie minacce nei confronti dell’esistenza di un Cinema che l’Europa sa fare molto bene. Un Cinema d’autore di ottima qualità, che può toccare il pubblico. Il Cinema ha una grande forza che non dev’essere frenata, bisogna assolutamente lasciarlo libero di esprimersi”.