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Venezuela, futuro alle porte

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Venezuela, futuro alle porte

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Cosa accadrà in Venezuela? Che destino attende il Paese? Per saperne di più ne parliamo con il professore Boris Martynov, esperto di America Latina presso l’Accademia russa delle Scienze. Partiamo subito della scadenza del 10 gennaio per l’insediamento di Hugo Chavez alla presidenza, in molti credono che sarà assente.

Serguei Doubin, euronews:

“Si prevedono nuove elezioni, come prescritto dalla Costituzione o slitterà la cerimonia?”

Boris Martynov, esperto di America Latina:

“Penso che si osserverà quanto definito nella Costituzione, ogni altra scelta indebolirebbe le autorità. Difficile però dire come concretamente questo avverrà. Potrebbe profilarsi uno scenario di “continuità”, in cui Chavez passa il potere al vicepresidente Maduro, che dovrà indire le nuove elezioni entro 30 giorni. Oppure sarà il neoeletto presidente dell’assemblea nazionale a gestire l’interim, ma fisserà comunque le elezioni entro 30 giorni, come previsto dalla carta costituzionale”.

euronews:

“Che passi farà l’opposizione, potrebbe andare allo scontro?”

Martynov:

“Certo l’opposizione può diventare ancora più attiva. Ha saputo serrare i ranghi nonostante la recente conferma di Chavez, trovando anche un candidato comune. Come ipotesi estrema, potrebbe danneggiare la posizione del Venezuela nel contesto latinoamericano, dove sono condivisi i principi democratici, ma loro violazione sarebbe sanzionata, come nel recente caso del Paraguay”.

euronews:

“Se Chavez per malattia o morte non potesse governare, cosa sappiamo del suo successore
Nicholas Maduro?”

Martynov:

“Purtroppo molto poco. Di sicuro condivide con Chavez idee e ideali. In ogni caso il “Chavismo” ha, come si dice in gergo calcistico, “la panchina lunga”. Se venisse eletto Maduro o l’attuale presidente dell’Assemblea nazionale Cabello, il nuovo presidente dovrebbe comunque cominciare un dialogo con l’opposizione”.

euronews:

“Senza Chavez che strada prenderà politicamente il Venezuela?”

Martynov:

“Non bisogna dimenticare che sono stati il Venezuela e Chavez a imprimere la svolta a sinistra all’intera America Latina. Seguita in forme diverse da Brasile, Argentina, Bolivia, Ecuador… Per quanto questo fronte di sinistra sia eterogeneo è sempre costituito da forti strutture statali sostenute da componenti sociali, da un’economia di mercato fortemente orientata dagli interessi nazionali, soprattutto in politica estera. Penso che in Venezuela verrà meno nel tempo il chavismo radicale, intriso di antiamericanismo e di tutti gli slogan socialisti che sono ormai sorpassati, perchè i tempi per la dialettica tra destra e sinistra sono finiti. Ora è arrivato il momento di una politica che si sviluppi su base nazionale”.