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Generazioni contro o generazioni che collaborano?

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Generazioni contro o generazioni che collaborano?

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La vita di un giovane è piena di estremi, sfide e a volte di contraddizioni. La tecnologia rende, forse, la vita più semplice, ma uscire di casa, trovare un lavoro ed essere indipendenti è più complesso di quanto accadeva una volta.

Ma le generazioni possono collaborare fra di loro? Una delle domande a cui cerca di rispondere la nostra giornalista, Elza Gonçalves: “La differenza fra vecchi e giovani si fa sempre più marcata. Rispetto al passato i ragazzi sono spesso disoccupati oppure hanno contratti a termine o mal pagati. Siamo di fronte a un conflitto generazionale?”

Questi ragazzi, di diversi paesi, hanno forse una risposta. A Parigi hanno presentato non tanto un film generazionale, quanto piuttosto un film sulle generazioni. Per realizzarlo hanno raccolto centinaia di immagini e materiale d’archivio su tante famiglie attraverso il tempo. Ma queste immagini hanno qualche significato per i giovani d’oggi?

Dice una ragazza: “Rispetto alla generazione dei miei genitori credo che la vita fosse più semplice, prima. Oggi mi pongo molte domande: sarò in grado di farmi una famiglia? Riuscirò ad avere dei figli e una casa?”

Timori e paure che esprime anche quest’altra ragazza: “Credo sia sempre più difficile per le nuove generazioni entrare nel mondo del lavoro perché, o siamo troppo qualificati, o lo siamo troppo poco. Questo ha le sue conseguenze nella nostra vita e nella nostra voglia d’autonomia”.

Il rapporto intergenerazionale è un tema su cui il sociologo francese Denis Monneuse ha lavorato a lungo. Il suo ultimo studio s’intitola: “I giovani spiegati agli anziani”. Un punto di vista secondo alcuni opinabile.

“Non credo ci sia un conflitto socio-generazionale – dice Denis – perché le famiglie al loro interno si sostengono fra i propri membri. Si tratta piuttosto di una specie di competizione, la stessa che vediamo nelle aziende. A volte i lavoratori maturi soffrono di questa specie di lotta, perché i giovani sono molto preparati, sanno fare tante cose, conoscono le lingue meglio che i loro padri,sanno come usare i computer. Per questo i lavoratori un po’ in là con gli anni si sentono minacciati dai giovani”.

L’idea di base di questo film non è tanto la competizione quanto la collaborazione fra generazioni. Questi ragazzi hanno collaborato assieme in una squadra di trenta elementi di età, formazione e origini etniche diverse. Il progetto era supportato da Grundtvig, un programma comunitario che si occupa di formazione alternativa e di esperienze formative fra paesi diversi.

Un giovane prova a spiegare l’approccio del film: “Anche quelli della vecchia generazione soffrono perché vedono le difficoltà dei giovani e si chiedono: accadrà anche a noi? Anche noi rischiamo di cadere in questa precarietà? I tempi del boom economico postbellico sono finiti. Se perdo il lavoro ne troverò un altro?”

Si tratta della prima volta che quest’opera collettiva, Red Happiness appunto, veniva presentata a un festival. In questo caso il Family Film Festival, a Saint-Ouen, vicino Parigi. L’idea è venuta al regista Julien Lahmi: “Se chiediamo a dei ragazzi di raccontare le proprie esperienze di vita, a volte questo può essere traumatico. Quando però parlano della loro vita attraverso le esperienze di qualcun altro, un dialogo fra generazioni è possibile. I giovani possono imparare tanto dalle vecchie generazioni. Non credo che i ragazzi siano gelosi dei loro padri, non esiste un conflitto tra giovani e anziani”.

Questo film dimostra che una collaboorazione intergenerazionale è possibile per evitare quello che a molti potrebbe invece apparire come una guerra fra poveri.