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Il successo all'Onu riabilita il ruolo di Mahmoud Abbas

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Il successo all'Onu riabilita il ruolo di Mahmoud Abbas

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Oltre a rappresentare una vittoria per i palestinesi, il successo dell’iniziativa diplomatica di Mahmoud Abbas alle Nazioni Unite ha parzialmente ristabilito l’influenza dell’autorità palestinese, offuscata dal lungo stallo nel processo di pace.

Così, lunedì scorso, il presidente Abbas esponeva la sua strategia: “Andremo alle Nazioni Unite perché vogliamo che la Palestina sia riconosciuta come stato osservatore non membro. E’ il primo passo per rivendicare i diritti del nostro popolo, quegli stessi diritti che sono cementati nei consigli nazionali palestinesi fin dal 1994”.

La rincorsa per creare consenso tra le fazioni palestinesi era cominciata l’11 novembre, nell’ottavo anniversario della morte di Yasser Arafat. Ma ciò che accade da lì a pochi giorni nella Striscia di Gaza rischia di annullare tutti gli sforzi del presidente palestinese.

Le parole di Abbas si perdono nel frastuono dei bombardamenti, mentre si addensa la minaccia di un’offensiva di terra israeliana per fermare i razzi dei militanti di Hamas. Egitto e Stati Uniti si mobilitano, nel tentativo di evitare un bagno di sangue.

Abbas rischia di trovarsi ancora una volta offuscato dai rivali interni di Hamas. Una debolezza che non passa inosservata tra gli analisti politici palestinesi. Ghassan Khatib, vice presidente della Birzeit University: “Credo che il conflitto a Gaza abbia marginalizzato, in una certa misura, l’autorevolezza del presidente palestinese. E’ soltanto grazie all’iniziativa che ha condotto alle Nazioni Unite che è riuscito a ritrovare il senso e la portata del suo ruolo”.

Quando viene annunciata una tregua con Israele, Hamas rivendica la vittoria della resistenza armata. I palestinesi della Striscia di Gaza sembrano pensarla allo stesso modo. La via del negoziato si è fatta, di colpo, più stretta.

Eppure, il 26 novembre, Abbas riceve la telefonata di Khaled Mechaal, uno dei più autorevoli portavoce di Hamas. Dal proprio esilio al Cairo, Mechaal esprime il sostegno del partito islamico radicale all’iniziativa che il presidente palestinese si appresta a intraprendere all’Onu. La conferma arriva anche da Gaza. Il portavoce SAMI ABU ZUHRI: “Hamas sostiene tutte le azioni diplomatiche che possano contribuire alla causa palestinese. Accogliamo l’iniziativa alle Nazioni Unite, ma vogliamo che passi attraverso un programma nazionale che si fondi sulla resistenza e che tuteli i diritti dei palestinesi”.

Dopo una frattura durata più di cinque anni, le due principali fazioni palestinesi, Fatah e Hamas, sembrano ritrovare un fronte unitario. Hamas accetta la nozione di stato palestinese con i confini precedenti il 1967, anche se la considera una soluzione transitoria.

Abbiamo parlato della questione con Nour Odeh, portavoce dell’Autorità palestinese.

Adel Dellal, euronews: La comunità internazionale ha riconosciuto la Palestina come stato osservatore non membro dell’Onu. Che cosa comporta questa decisione per la causa palestinese?

Nour Odeh: Questa decisione coincide con una data di importanza storica. Il 29 novembre è la giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese. Una data scelta perché in questo stesso giorno, nel 1947, l’assemblea generale dell’Onu adottò una risoluzione che non aveva precedenti e che non si è mai più ripetuta: la divisione di un territorio in due stati, Israele e la Palestina. Ma da allora, la Palestina non ha mai ottenuto un riconoscimento, fino a oggi. La comunità internazionale ha corretto questo errore storico.

euronews: Questo processo è stato un successo, quale sarà la prossima tappa?

Odeh: Ci sono diverse tappe e procedure a cui lavoreranno i nostri dirigenti politici. La priorità è consolidare lo spirito di unità tra tutte le fazioni palestinesi. Dobbiamo incarnare questo spirito, tradurlo in azioni cocrete, in riunioni e dichiarazioni positive. Abbiamo constatato l’efficacia di questo modo di agire durante l’aggressione contro la Striscia di Gaza. Questo spirito di unità si concretizzerà in riunioni al Cairo e a Doha l’anno prossimo. Poi dovremo ricostruire le nostre istituzioni democratiche.

euronews: Il ministro degli Esteri israeliano ha minacciato di rovesciare il governo di Mahmoud Abbas, se la Palestina avesse ottenuto il riconoscimento dell’Onu. Come giudica questa presa di posizione?

Odeh: Sono parole che meritano una condanna. Un ministro degli Esteri dovrebbe rappresentare la diplomazia di un paese. La politica del ricatto e delle minacce va respinta. La comunità internazionale deve assumersi le proprie responsabilità morali, politiche e giuridiche.

euronews: Quali saranno le ricadute interne sul processo di riconciliazione palestinese? qual è la posizione di Hamas?

Odeh: Ci siamo consultati con i principali dirigenti di Hamas, compresi Khaled Mechaal e Nasser al-Shaer. E hanno espresso un chiaro sostegno per questa iniziativa all’Onu. Tutte le fazioni palestinesi, il movimento di Hamas e la Jihad islamica, credono che questa decisione storica metta il nostro paese sul giusto cammino e che permetterà di rafforzare il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione.