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Usa, l'ultimo faccia a faccia è sugli esteri

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Usa, l'ultimo faccia a faccia è sugli esteri

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A due settimane dall’Election Day, l’ultimo faccia a faccia alla Lynn University di Boca Raton, in Florida, si gioca sul campo della politica estera. Forte dell’esperienza acquisita in quattro anni alla Casa Bianca, Obama va all’attacco su un terreno sfavorevole al suo avversario Mitt Romney. 
 
“Penso che il Governatore – dice Barack Obama, non abbia speso abbastanza tempo per vedere come funzionano le nostre Forze armate. Ha citato la Marina, per esempio, e il fatto che abbiamo meno navi rispetto al 1916. Governatore, abbiamo anche meno baionette e meno cavalli, le Forze armate sono cambiate. Oggi ci sono quelle cose chiamate portaerei dove atterrano i caccia, e quelle navi che vanno sott’acqua e che si chiamano sottomarini nucleari.”
 
Una battuta diventata poche ore dopo la protagonista assoluta sul web. Mitt Romney  scivola anche sulla geografia mediorentale: “La Siria è un’opportunità per noi perché gioca un ruolo importante. È strategica perché consente all’Iran l’accesso al mare. È la strada per armare 
Hezbollah in Libano. Rimuovere Assad è oggi la nostra priorità.”
 
Romney tenta a più riprese di portare il dibattito sui temi economici che maggiormente interessano gli elettori alla prese con la crisi di occupazione. Il candidato repubblicano accusa Obama di essere stato troppo morbido contro la Cina: “Ho visto anno dopo anno società chiudere e persone perdere il lavoro – dice Mitt Romney, perché la Cina non gioca seguendo le stesse regole. Pechino mantiene la moneta debole. I prezzi dei prodotti restano bassi. I nostri beni non sono competitivi e abbiamo perso posti di lavoro.“ 
 
Il presidente Barack Obama rivendica il lavoro svolto: “Ho messo su una task force che controlla il mercato internazionale. Grazie a questa azione abbiamo denunciato di più la Cina, rispetto alla precedente amministrazione, per aver violato le regole del commercio. E abbiamo vinto in tutti i casi che abbiamo presentato.”
 
Incoronato dai sondaggi, Obama vince il terzo confronto, ma la sfida alla Casa Bianca è ancora aperta. 

Elezioni Usa, intervista alla giornalista Amanpour

La politica estera è stata al centro dell’ultimo dibattito fra Barack Obama e Mitt Romney in vista delle presidenziali statunitensi del 6 novembre. Chi è stato il vincitore?
Adrian Lancashire di Euronews intervista Christiane Amanpour, conduttrice di ABC.
 
Adrian Lancashire: Non è chiaro se l’ultimo confronto sposterà il voto di molti elettori. A partire da questo ci chiediamo quali siano le priorità dei due candidati sulla politica estera.
 
Christiane Amanpour: Beh, qui negli Stati Uniti i titoli dei giornali sono dedicati al vincitore e per acclamazione tutti hanno incoronato Barack Obama per via delle sue argomentazioni. C‘è stato poco approfondimento su quello che è stato effettivamente detto sia dal Presidente uscente, sia dallo sfidante, Mitt Romney, sulle  idee per il futuro. Se si prende ognuno dei punti sul tavolo, l’Iran, la posizione degli Stati Uniti nel mondo, la primavera araba, Israele, sulla maggior parte di queste questioni, i due erano praticamente della stessa idea.
 
Adrian Lancashire: Romney aveva fatto una gaffe nel corso del suo viaggio all’estero. Ha salvato la faccia ieri sera?
 
Christiane Amanpour: Come sapete, è successo durante l’estate, è stato il suo primo viaggio all’estero, per molte persone, in quel momento ovviamente, ha fatto la differenza rispetto a quando il candidato Obama aveva fatto il suo sorprendente viaggio nel luglio del 2008.
 
Il governatore Romney è andato in Inghilterra, si è recato poi in Israele dove ha dimostrato una linea dura, ha tenuto conferenze stampa e fatto forti dichiarazioni pubbliche su Israele e su quello che avrebbe fatto nei confronti dell’Iran.
 
Nel dibattito di ieri quando si è parlato di politica estera ha archiviato la sua posizione da neo-conservatore estremo. E ha virato e di molto verso il centro. Ha solo detto che era d’accordo con le sanzioni contro l’Iran e che le avrebbe inasprite.
 
Quando poi si è parlato di Afghanistan e Pakistan non c‘è stata quasi nessuna differenza tra i due candidati. L’ideea di Obama era che il termine del 2014 non fosse negoziabile e anche per Mitt Romney. La domanda è questa: Mitt Romney è capace di fare qualsiasi tipo di cambiamento?
 
Adrian Lancashire: Gli elettori si preoccupano più degli affari interni che esteri, quale candidato è stato in ultima analisi più convicente?
 
Christiane Amanpour: Abbiamo potuto vedere come in diverse occasioni nel corso del dibattito di ieri sera si sia tornati su questioni nazionali, soprattutto nella parte centrale del confronto, quando è stata fatta la domanda sul ruolo degli Stati Uniti nel mondo. Il discorso è stato riportato sull’economia degli Stati Uniti, sull’istruzione, sulla preparazione, sulla forza lavoro per il futuro.
 
Ma ancora una volta, la differenza è stata poca e questo dice una verità sulla politica estera americana: non importa quello che viene detto durante la campagna per le primarie, alla fine la politica estera americana da decenni è alla fine del dibattito elettorale.
 
Una possibilità per fare la differenza era offerta dalla Siria. Romney, nel suo intervento precedente sulla politica estera, aveva dichiarato che avrebbe adottato una linea molto più dura con la Siria.
 
Adrian Lancashire: Non si è  parlato molto dei palestinesi, ma è una questione importante. È stato un errore ignorarli?
 
Christiane Amanpour: Beh, non è mai stata posta la domanda e sono d’accordo che sia stato un enorme errore.
 
Perché ovviamente nessuno dei due candidati vuole parlare della crisi israelo-palestinese.
Mitt Romney ha detto che c‘è stato un solo dibattito negli ultimi due anni, nell’ultimo anno o giù di lì non ci sono stati negoziati di pace tra israeliani e palestinesi. La risoluzione della crisi richiederà una leadership americana.
Non c‘è altro modo, sia gli israeliani che i palestinesi la pensano così: senza una solida leadership statunitense la crisi non sarà risolta.
Ma nessuno dei due candidati sembrava volerne parlare, credo che pensassero cose come: “Oh no, no, non voglio parlare di questo.”