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Intervista a Fabrizio Turba, il Sindaco che ha preannunciato la violazione del patto di stabilità

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Intervista a Fabrizio Turba, il Sindaco che ha preannunciato la violazione del patto di stabilità

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Lei ha detto di non voler rispettare il patto di stabilità: perché?

Fabrizio Turba, Sindaco di Canzo (Co)
E’ una scelta che abbiamo fatto già a gennaio di quest’anno: abbiamo deciso di pagare delle imprese che avevano dei crediti, che avevano fatto dei lavori, che avevano fatto bene per il nostro paese, e che era giusto fossero pagate. Altrimenti queste imprese, peraltro locali, rischiano il fallimento. La chiusura di un’impresa vuol dire non solo posti di lavoro che vengono a mancare, ma anche possibili gesti estremi come abbiamo visto in altre zone…

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Quindi, in pratica: la norma che Lei non intende rispettare blocca le casse comunali. Come funziona?

Fabrizio Turba
Il patto di stabilità, questa brutta legge, non consente di spendere più di quello che si è incassato durante l’anno, tolti i mutui e tolto l’avanzo di amministrazione, che è poi un po’ il tesoretto di tutte le amministrazioni. Tolto questo, praticamente l’amministrazione deve rimanere immobile, e… caso nostro: un milione e duecentomila euro di avanzo d’amministrazione, quindi in cassa del comune, e non riusciamo neanche a tappare le buche delle strade

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Le imprese locali soffrono molto della crisi?

Fabrizio Turba
Soffrono tanto: purtroppo anche noi, come in altre zone, abbiamo risentito della chiusura di parecchie imprese. Soffrono soprattutto per il credito: in un periodo di crisi, non hanno più il credito da parte delle banche. Sia le piccole che le medie imprese.

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Il ruolo del Comune quale potrebbe essere?

Fabrizio Turba
Il ruolo del Comune potrebbe essere abbastanza importante, se si togliesse il vincolo del patto di stabilità. Per creare un circolo virtuoso, per rimettere in circolazione del denario, e quindi per ridare un po’ di slancio all’economia locale.

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Il Comune potrebbe far fare dei lavori…

Fabrizio Turba
Ne abbiamo parecchi in programma, tutte opere utili ma che siamo costretti a tener bloccate.
Abbiamo tra l’altro su un’area dismessa un progetto ambientale molto ambizioso, ma le cinque leggi finanziarie che sono state fatte sui Comuni ci tolgono la possibilità di operare, di investire, ci tolgono addirittura la possibilità di dare incarichi… da Comune virtuoso, 2.500 euro per incarichi esterni… non mi posso neanche permettere un avvocato, un tecnico esterno, un consulente per far progetti, per fare investimenti, per fare analisi del tessuto economico… Dobbiamo fare tutto all’interno, pur avendo parecchi soldi in cassa.

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Dal Governo, che cosa vorrebbe?

Fabrizio Turba
Che ci tolga il vincolo del patto di stabilità. Sono consapevole del fatto che le risorse del mio Comune, messe nella Tesoreria Unica, in questo momento stanno ganrantendo i titoli di Stato.
Ma chi ha fatto i debiti se li deve pagare, e non devono essere sempre i soliti che pagano…

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Lei è un piccolo imprenditore: da imprenditore, come vede il ruolo dello Stato?

Fabrizio Turba
Assente: nel momento in cui ci sono dei banchieri che ci stanno governando, forse avrebbero dovuto incidere sulle banche e liberare il credito: in questo momento anche il piccolo imprenditore utilizza le proprie risorse, ma queste risorse, per far continuare a vivere un’azienda, stanno diventando sempre più risicate.

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Tra l’altro, il rapporto tra banca e piccola impresa è cambiato, negli ultimi anni, vero?

Fabrizio Turba
Io tutto sommato non posso lamentarmi, ma devo dire che anche il direttore della banca locale è costretto a rispondere a livello centrale a delle leggi che non guardano in faccia a nessuno. Rispondono esclusivamente a dei parametri amministrativi ed economici: per il resto, se l’azienda è sana, se ha una proprietà immobiliare, se comunque ha sempre onorato i propri debiti… non interessa a nessuno, fanno una semplice verifica del bilancio e in base a quello ti danno o non ti danno il credito. Ordinativi e patrimonio non contano, perché alla fine nella centrale rischi non va solo l’azienda che non paga, ma anche quella che non riesce a pagare i fornitori: in questa situazione, sistematicamente diminuiscono i fidi. E alla fine le imprese che hanno dei debiti perché i loro fornitori non pagano – e tra questi ci possono essere anche le amministrazioni locali – sono magari costrette ad andare a cercare i crediti da altre parti, e alla fine vediamo i risultati.

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Tornando alla sua decisione di violare il patto di stabilità: che cosa l’ha spinta a questo, c‘è stato qualche episodio particolare?

Fabrizio Turba
E’ venuta un’impresa da me, addirittura con l’ingiunzione da parte dei fornitori: non poteva continuare i lavori – addirittura un lavoro banale, cioè l’asfaltatura della strada dopo aver fatto la fognatura -, perché m’ha dimostrato che non poteva comperare l’asfalto. Siamo arrivati a questi livelli, e quindi abbiamo deciso di pagare le fatture arretrate per consentirgli almeno di finire il lavoro.

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Quindi: voi, Comune, avevate un debito nei confronti di questa impresa, che a causa di quel debito non riusciva a comperare i materiali?

Fabrizio Turba
Esatto: i debiti dei Comuni portano le imprese addirittura a ricevere ingiunzioni da parte dei fornitori, a non avere più accesso ai materiali, e costringono ad andare a comperare i materiali con i soldi in mano, con l’assegno in mano, per pagare nel momento stesso in cui caricano il materiale. Perché non hanno più credito.