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La lotta per la sopravvivenza delle piccole imprese

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La lotta per la sopravvivenza delle piccole imprese

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Siamo a pochi km da Milano, centro nevralgico di una delle regioni più industrializzate d’Europa. Qui molte imprese sono a rischio chiusura. Gli impiegati della multinazionale americana Jabil non stanno solo difendendo il proprio lavoro, ma anche il futuro di un’intera zona industriale. Accampati fuori dalla fabbrica, impediscono a tutti di portare via le apparecchiatiure.

“Siamo qua da luglio dell’anno scorso” – spiega una lavoratrice di Jabil. “Ci siamo organizzati, facciamo dei turni come facevamo al lavoro, un po’ il mattino, il pomeriggio, gli uomini fanno la notte, cuciniamo, facciamo da mangiare, e stiamo qua tutto il giorno, aspettando che si possa risolvere la nostra situazione”

In più di 300 hanno perso il lavoro in Jabil. Affermano che se la multinazionale porterà via i macchinari, qui non nascerà più alcuna attività.
Vogliono un progetto industriale, un compratore. Anche Nokia ha un centro di produzione, che sta quasi per chiudere.
Nelle vicinanze, pure Alcatel e altre aziende hanno annunciato pesanti tagli, in questa zona calda italiana di tecnologie telecomunicative all’avanguardia.

Un rappresentante della FIOM CGIL sottolinea l’importanza di questa zona industriale:
“Era, e secondo noi è ancora un’area importantissima nel settore delle telecomunicazioni” commenta Roberto Malanca.
“Qui erano concentrate tantissime realtà, che anche a livello mondiale producevano gran parte degli apparati di telecomunicazione mondiali: e progettavano, soprattutto”.
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Costi di produzione alti, forti tasse, prezzi di trasporto elevati: ci sono molti motivi per cui un investitore può decidere di rinunciare, tra cui la mancanza di infrastrutture, spesso bloccate da burocrazia e incertezza politica e legale. Nella zona c‘è un’acciaieria che fornisce lavoro a circa mille persone e indirettamente anche a migliaia di operai vicino a Udine. Fa parte della divisione del gruppo Danieli che produce acciaio, uno dei tre leader mondiali nella costruzione di impianti per la lavorazione di ferro e acciaio.

Una multinazionale nata qui, che vuole investire sul suo territorio, anche se espandere questo stabilimento implica costi più alti rispetto a investimenti in altri impianti di loro proprietà in Croazia.

Una spesa di oltre 300 milioni di euro va affrontata ora. Il gruppo può permettersela e vuole farla. Ma uno stabilimento più grande deve essere alimentato da una linea elettrica più potente, che aspetta il via libera da troppo tempo.

“Sono nove anni che stiamo attendendo la realizzazione del nuovo elettrodotto” racconta Alessandro Trivillin, amministratore delegato di ABS gruppo Danieli. “La disponibilità di energia in un’acciaieria è l’elemento imprescindibile per lo sviluppo e per la crescita. Se non parte, le scelte saranno probabilmente quelle di una delocalizzazione, e quindi sposteremo gli investimenti non in questo sito produttivo ma in un altro paese. Non c‘è margine, noi non vogliamo neanche pensare ad allungamenti di tempo, non c‘è margine…”

Diego Malcangi, euronews: “Se durasse due anni, saremmo fuori?”

“Può anche cambiare l’unità di misura: anche se durasse due mesi” risponde Trivillin.

Il lento cammino della pubblica amministrazione pesa come un macigno sull’industria locale. Lo Stato non è solo lento a concedere i permessi necessari, lo è molto anche nell’amministrazione della giustizia. Di sicuro non è un buon pagatore.

In Lombardia, nella cittadina di Erba, Mectex ha fatto negli ultimi anni importanti investimenti per sviluppare prodotti tessili innovativi. Ha ottenuto importanti commesse nel mondo. Ha avuto un successo impressionante, ottimi margini e sta pagando in fretta i debiti contratti per gli investimenti. Ma improvvisamente, si è trovata a corto di liquidità e oggi è prossima alla bancarotta.

“La crisi finanziaria mondiale ha messo gli istituti di credito nelle condizioni di dover rientrare più rapidamente, e noi non abbiamo avuto il tempo per poterlo fare” dice Aurelio Fassi, amministratore delegato di Mectex. “Nel 2010 abbiamo eseguito due importanti commesse per il Ministero della Difesa, non ci sono state pagate tuttora.”
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Sono in molti a essere colpiti dalla stretta creditizia. Ma a soffrirne di più sono soprattutto le piccole imprese, che rappresentano circa il 90% dell’industria nella regione. Ecco perché la Lombardia sta perdendo la propria attività industriale a un ritmo sempre più preoccupante.
Alcune amministrazioni locali vorrebbero intervenire, fornendo lavoro alle proprie aziende. Ma non possono farlo per colpa del patto di stabilità interno.

“Questa brutta legge non consente di spendere più di quello che si è incassato durante l’anno, tolti i mutui e tolto l’avanzo d’amministrazione” racconta Fabrizio Turba, sindaco di Canzo, un comune del comasco. “Che è poi un po’ il tesoretto di tutte le amministrazioni. Tolto questo praticamente l’amministrazione deve rimanere immobile e – caso nostro: un milione duecento mila euro di avanzo d’amministrazione, quindi in cassa del comune, non riusciamo neanche a tappare i buchi delle strade”.
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Nel paese di Canzo, tra le altre, c‘è una piccola realtà industriale che resiste. Si tratta di una fabbrica che vende forbici in Germania: ogni singolo pezzo viene controllato a mano prima di venire esportato e l’acciaio utilizzato proviene da fornitori europei certificati. Ma anche l’alta qualità non permette di avere prospettive a lungo termine. La grande distribuzione in Italia è un settore piuttosto inaccessibile. I pagamenti arrivano con molto ritardo, anche di sei mesi. Quindi molti produttori hanno bisogno di denaro dalle banche; ma queste non sono disposte a concedere prestiti.

Umberto Brusadelli, proprietario dello stabilimento, spiega che le banche fanno i propri interessi, a volte con una specie di approccio nazionalistico. Ci porta l’esempio di una banca tedesca:
“Se agli imprenditori italiani chiede 5, faccio un esempio, di margine, probabilmente quel 5 in Germania sarà 3,8 o 4. Non vedo perché la grande banca tedesca non debba favorire i propri imprenditori. Noi ormai siamo pieni di banche estere, e quindi probabilmente paghiamo anche questa logica”.

La debolezza dell’intero sistema delle piccole imprese del nord Italia preoccupa anche i sindacati, anche se alcuni dati sembrano in contraddizione con ogni ipotesi pessimista. Un esempio per tutti: in Lombardia per ogni impresa che chiude, ce ne sono dieci nuove che aprono.

Un fatto positivo solo in apparenza, come spiega Giacinto Botti, segretario regionale della Cgil:
“Muoiono molte aziende piccole, e le medie aziende che erano l’ossatura del sistema produttivo. Ne nascono altre, ma queste che nascono sono prive di prospettiva perché sono aziende di una persona che nasce in conseguenza alla crisi e che muore nel breve tempo”.
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A volte chi perde il lavoro cerca di investire i risparmi in una nuova attività. Il tasso di disoccupazione, trascurabile fino a tempi recenti in Lombardia è quasi raddoppiato. I nuovi imprenditori hanno bisogno di denaro per uscire dalla fase critica. E la criminalità organizzata approfitta della crisi per consolidare la propria presenza nell’Italia settentrionale.

Ernesto Savona, direttore di Transcrime :
“Da una parte” – spiega Ernesto Savona, direttore di Transcrime – “c‘è una grande disponibilità di liquidità diciamo criminale, che proviene dalla vendita della droga, dagli altri fatturati criminali, dalle estorsioni; dall’altra, esistono alcune imprese, soprattutto nel nord, ma credo anche in altre parti d’Italia, che hanno bisogno di questa liquidità, per due ragioni: sono in crisi, lo Stato non paga, le banche non concedono fidi. Che cosa vuol dire? I criminali hanno bisogno di imprese dove riciclare denaro, ma fare anche investimenti produttivi; i produttori vogliono mantenere l’occupazione…”
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Il denaro può viaggiare in fretta in questa regione, la più ricca d’Italia, con un reddito pro capite più alto del 35% rispetto alla media europea. La morsa della stretta creditizia e la fragilità del settore industriale rendono questa regione una sorta di termometro economico del welfare europeo.