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Presidenziali americani: la partita del denaro

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Presidenziali americani: la partita del denaro

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Il momento delle convention segna un punto cruciale nelle presidenziali americane: è la passerella mediatica del candidato che presenta la sua agenda politica ed entra ufficialmente nell’agone.

Tutto deve essere perfetto e non lasciato al caso. A Tampa, in Florida i repubblicani hanno speso circa 123 milioni di dollari.

Vincere la battaglia della raccolta fondi è un presupposto fondamentale per chi vuole diventare presidente degli Stati Uniti.

Per questo Barack Obama e Mitt Romney stanno passando più tempo a trovare il denaro per finanziare le loro campagne, piuttosto che a incontrare la loro base elettorale.

A luglio il presidente uscente ha partecipato a 21 eventi per la raccolta fondi, contro i 17 incontri con gli elettori; più marcato il divario di Romney: 22 collette contro 11 appuntamenti con l’elettorato.

Sono cifre da record quelle che stanno mettendo insieme i due candidati per entrare alla Casa Bianca.

Saranno le presidenziali più care della storia degli Stati Uniti

È stato stimato che fino al 6 novembre, quando gli americani saranno chiamati alle urne, queste presidenziali saranno costate complessivamente circa due miliardi e mezzo di dollari.

Il 50 per cento speso in spot elettorali.

Nella corsa ai finanziamenti Romney è in testa. A fine luglio il businessman aveva in cassa 186 milioni di dollari contro i 124 di Obama.

Secondo l’ultimo sondaggio Washington Post-ABC, in questo momento Obama e Romney sono testa a testa.

Ma i repubblicani contano su un prossimo sorpasso perché, fino alla convention in Florida e all’ufficializzazione della sua candidatura, Romney non ha potuto spendere tutto il denaro a disposizione, a causa di vincoli di legge.

Mentre i SuperPac repubblicani, i grupppi privati che raccolgono finanziamenti illimitati per i candidati, fanno incetta di soldi e proseguono con la raffica di spot anti-Obama, Mitt Romney si frega le mani per il denaro finora raccolto.

Questa volta la gara sarà più equilibrata rispetto a 4 anni fa, quando Obama incassò la cifra record di 750 milioni di dollari contro i 230 milioni di John McCain.

Il nostro corrispondente negli Stati Uniti ha parlato L’analista politico Thomas Mann spiega al nostro corrispondente negli Stati Uniti: “C‘è un consistente numero di miliardari e milionari ricchissimi che hanno firmato assegni per più di un milione di dollari a questi comitati. Quasi tutto il denaro va negli spot su televisioni e radio”.

Le cifre record che raggiungerà la campagna elettorale sono conseguenti ad una sentenza del 2010 della Corte Suprema che, affermando che le società private godono della libertà di espressione garantita dalla Costituzione, di fatto ha liberato loro dei vincoli nel reperimento di fondi.

In particolare non possono finanziare direttamente i candidati o i partiti, ma raccogliere e spendere denaro senza limiti, che spesso viene destinato a pubblicità televisive.

Se i repubblicani negli ultimi mesi sono stati abili con la comunicazione “corrosiva”, Obama ha i suoi assi nella manica.

“Barack Obama se la cava bene quando si tratta di raccogliere denaro”, spiega ancora Mann, “Nel 2008 superò ogni record nella prima corsa alla presidenza : furono raccolti 750 milioni di dollari. Molti contributi arrivarono da piccoli donatori. Farà all’incirca lo stesso questa volta, forse arriverà a poco meno, a 700 milioni di dollari. Romney con il suo partito metterà insieme una cifra simile. Dunque avranno un sacco di soldi da spendere nel breve periodo successivo alle convention”.

Nel 2008 Obama fu il primo candidato alla presidenza a rinunciare al finanziamento pubblico. Sarà così anche quest’anno, una campagna elettorale che si profila come uno scontro fra titani, grazie al massiccio schieramento dei grandi gruppi capitalistici a sostegno del businessman repubblicano.

La partita dei soldi è incerta quanto fondamentale: storicamente chi raccoglie più fondi ottiene le chiavi della casa Bianca.