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Tutti pazzi per i Premi Nobel


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Tutti pazzi per i Premi Nobel

Hanno avuto l’occasione di incontrare ben 27 Premi Nobel tutti insieme: un’esperienza indimenticabile per 580 giovani universitari da tutto il mondo.

Fra loro la spagnola Emma Martins Rodriguez, che racconta: “Incontrare un Nobel è di per sé una cosa elettrizzante, ma vederne 27 è qualcosa che non avrei mai creduto potesse accadere”.

L’occasione è stata il 62° Lindau Nobel Laureates Meeting sul Lago di Costanza, uno dei più prestigiosi raduni scientifici internazionali, che quest’anno si è focalizzato sui temi della Fisica.

L’appuntamento, che si rinnova dal 1951, vuole incrementare l’entusiasmo dei giovani nei confronti delle scienze e creare una rete intergenerazionale di ricercatori ad altissimo livello.

L’incontro con Erwin Neher, che nel 1991 ha vinto il Premio Nobel per la Medicina, dopo aver inventato una tecnica per misurare le correnti ioniche che attraversano le membrane cellulari, ha lasciato un’ottima impressione sui ragazzi.

Andrea Thamm, giovane ricercatrice di origine tedesca, racconta: “Il professor Neher è stato molto simpatico e disponible. Ha risposto a tutte le nostre domande, quelle di carattere scientifico e quelle più normali sulla sua vita da Nobel. È davvero stimolante sapere che persone di tale successo non perdono la loro umanità, rimangono gentili, ‘alla mano’, ed è assolutamente semplice parlare con loro”.

Per partecipare al meeting questi quattro giovani sono stati selezionati dalla Commissione Europea.

Godono tutti delle borse di studio internazionali Marie Curie, che l’Unione Europea offre ai ricercatori che vogliono maturare esperienze all’estero e acquisire nuove competenze.

Grazie a questo programma Daniel Ramos ha fatto per due anni ricerca alla Harvard University e ha potuto confrontare i diversi modelli europeo e statunitense di finanziamento al settore.

Il giovane ricercatore spiega: “In Europa i progetti vengono sponsorizzati sulla base dei risultati. Bisogna fornire risultati per avere un progetto: questo perché vogliono ridurre i rischi. Ma il mio lavoro si basa sulla cosiddetta scienza ad alto rischio: potrei non raggiungere i risultati che voglio, ma ottenerne di intermedi. In Europa è complicato vendere questo tipo di idea e avere un finanziamento pubblico”.

Il programma del meeting ha previsto anche una gita in barca sul Lago di Costanza.

Durante la navigazione i giovani sono entrati in contatto con aziende che producono prototipi e modelli scientifici da proporre sul mercato.

Andrea Thamm sta facendo un dottorato di ricerca sulla fisica delle particelle al CERN di Ginevra e racconta: “Tecnicamente in cinque anni dovrei finire il mio dottorato di ricerca e fare il mio post-doc da qualche altra parte, ma spero di continuare al CERN perché è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle”.

La vita del ricercatore è continuamente condizionata dal reperimento di finanziamenti. Questo genera frustrazione in alcuni periodi, soprattutto nei più giovani. Emma Martins Rodriguez sottolinea: “I primi anni per un ricercatore sono difficili, perché non si sa davvero se ci sarà qualcosa dopo la fine dei due anni di contratto”.

Il Meeting di Lindau è anche un forum che affronta temi globali. Quest’anno è stata trattata ad esempio la questione dell’approvigionamento energetico.

I giovani ricercatori hanno potuto fare domande sull’argomento, che per Daniel Brunner è di grande interesse: “Penso che riusciremo a risolvere il problema dell’approvvigionamento energetico”, dice, “C‘è stato un cambiamento dal punto di vista ideologico. Diciamo che negli ultimi tempi la gente ha acquisito maggiore consapevolezza e gli scienziati sono più incoraggiati a lavorare su questi problemi, problemi che sono risolvibili”.

Per le nuove generazioni di ricercatori il tema delle risorse energetiche rappresenta una delle grandi sfide del futuro, per contribuire all’emancipazione di un’Europa che dipende in maniera massiccia dalle importazioni di combustibili fossili.

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