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Giovani francesi al voto: il futuro fa paura, vogliono risposte

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Giovani francesi al voto: il futuro fa paura, vogliono risposte

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Sono giovani, sono francesi. Fanno parte della cosiddetta “Generazione Y”.
Sono coloro che oggi hanno meno di 30 anni. Vale a dire, in Francia, 13 milioni di persone. Circa un quinto della popolazione.

Vengono anche definiti i “nativi digitali”. Perché sono cresciuti con internet, sono sempre connessi, sono ben informati. Ma si sentono sempre più messi al margine da una vecchia generazione che, sostengono, non li aiuta nel trovare lavoro, una casa, nel prendersi delle responsabilità.

Ophelie Latil ha 28 anni. Il suo breve contratto a termine sta per scadere e ha poche possibilità di essere assunta.

Fa parte di un movimento che si chiama Generazione precaria. Sostiene che la sua generazione è sempre più sacrificata.

“C‘è una sorta di umiliazione – sostiene – nel pensare che abbiamo studiato, abbiamo investito e abbiamo chiesto di investire molto per noi, finanziariamente e umanamente. Abbiamo davvero creduto a quelle belle parole che ci hanno detto: “vedrete, guadagnerete 40mila euro all’anno, avete un avvenire glorioso davanti a voi”.

E invece “alla fine siamo indebitati, senza casa, senza lavoro e vengono proposti solo degli stage. E che dopo lo stage ci sarà un altro stagista, non un contratto. Tutti vi diranno che in Francia meno del 10% degli stage si trasforma in un contratto. Vuol dire che nel 90% dei casi gli stagisti si ritrovano senza nulla in mano”.

Michel Attia ha 29 anni ed è disoccupato. La start-up per la quale ha lavorato per 18 mesi è fallita. Anche lui appartiene al movimento di Generazione precaria. E come Ophelie ritiene che la sua generazione sia ben istruita e qualificata, ma mal pagata o non pagata del tutto.

All’approssimarsi delle elezioni presidenziali, ha avuto un’idea originale: Young and Poor.

Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch. Sono nomi emblematici della crisi. In molti ritengono che queste agenzie abbiano troppo potere nel valutare arbitrariamente banche, aziende, interi Paesi.

Secondo i giovani precari nel 2012 c‘è bisogno di un’altra agenzia, che dia un altro tipo di giudizi. Per questo è nata Young and Poor.

Il suo scopo è attribuire un rating a ogni candidato alle presidenziali, basandosi sulle sue proposte in merito alle politiche giovanili, dalla creazione di lavoro all’integrazione sociale. I risultati non sono buoni.

“Ciò che vogliamo – dice Attia – è non ascoltare solo delle proposte vaghe e delle buone intenzioni. Vogliamo che vengano avanzate proposte reali che possano aiutare davvero i giovani a entrare nel mondo del lavoro, ad avere una sicurezza economica, a integrarsi nella società”.

Un recente sondaggio ha mostrato che solo il 20% dei giovani ritiene che la politica possa migliorare la loro vita. Come convincerli che possono essere rappresentati dai candidati alle presidenziali?

È lo scopo che si prefigge la Aclefeu. Tradotto: “Stop al fuoco”. Nacque nel 2005, quando le banlieu parigine, tristemente note per l’alto tasso di disoccupazione e per le problematiche sociali, furono teatro di violenti tumulti. Mohamed Tiba è ottimista. Ritiene che usare il diritto di voto è fondamentale per cambiare le cose.

Afferma che “tutto dipende dal risveglio delle coscienze. Nel 2005 ci hanno additati per avere bruciato automobili, eccetera. Io sono completamente d’accordo con quelle persone sui motivi della lotta, non sulla forma.

“Così – prosegue – ne abbiamo scelto un’altra assai più civile, adatta alla Francia. Non dobbiamo dimenticare che le pubblicazioni di denuncia fanno parte della storia della Francia. Così abbiamo utilizzato i mezzi della Repubblica per farci ascoltare. Noi siamo figli della Repubblica. Può darsi che siamo figli di immigrati, ma siamo comunque figli della Repubblica. Siamo tutti francesi”.

In Francia, come ovunque in Europa, sono gli Under 30 a essere stati maggiormente colpiti dalla crisi economica. Una generazione per la quale la prima preoccupazione è il lavoro. Non solo nelle città.

Vicino a Bourg en Bresse, non lontano dal confine svizzero, Gael Teissier gestisce un allevamento di capre con i suoi zii. Ha 26 anni. Gael si ritiene fortunato. Ama il suo lavoro, anche se è molto duro. Tasse elevate, prezzi fluttuanti e mancanza di politiche di supporto per un’attività a lungo orgoglio di Francia alimentano lo scetticismo.

Il giovane allevatore è diffidente verso i politici: “Vanno nelle periferie e questo è giusto. Ma noi non abbiamo ancora visto nessun politico venire da noi. Abbiamo dei deputati che vediamo spesso perché li sollecitiamo a venire per delle manifestazioni. Ma se proviamo a puntare un po’ più in alto…sa, noi non bruciamo macchine. Però ne avremmo di cose da dire”.

In campagna o in città, i giovani vogliono dire la loro sul futuro. Negli ultimi 20 anni, il numero di agricoltori sotto i 30 anni si è ridotto della metà. Oggi meno di 25 mila lavorano la terra. Gael ritiene comunque che il miglior modo per farsi sentire è votare: “sono un grande difensore del voto. Ci sono persone che sono morte perché noi avessimo il diritto di votare. Quindi è molto importante esprimersi, far passare delle idee.

“È giusto muovere delle critiche, ma è sbagliato non andare a votare. Vuol dire non provare a imporre le tue idee. Ci sono dei candidati, bisogna leggere i loro programmi. Si può trovare un candidato che troviamo interessante. I giovani devono farsi ascoltare. È il principio di tutto”.

Agire. Impadronirsi del proprio futuro. Un’idea che è dietro questa piccola start up parigina, che aiuta aziende e studenti a incontrarsi per avviare degli stage. Un business in ascesa. In quattro anni gli stagisti in Francia sono passati da 800mila a un milione e mezzo.

Ma Amaury Montmoreau ci tiene a sottolineare che il rispetto dei diritti degli studenti è una priorità.

“Sono stato anch’io stagista” sostiene. “Parlo tutti i giorni con gli stagisti. Gli dico che non sempre tutto è facile, ma è vero che c‘è un’evoluzione nella mentalità delle persone che comprendono sempre di più il valore dello stage per la formazione di uno studente”.

Kevin Goncalves è uno studente di economia. Ha ottenuto uno stage attraverso AJ stage. Come Amaury ritiene che siano uno strumento essenziale per entrare nel mondo del lavoro, specialmente con una disoccupazione giovanile vicina al 22 per cento. Non elevata come quella italiana o di altri Paesi, ma comunque più che doppia rispetto al tasso generale.

“Ultimamente – afferma – c‘è questo fenomeno che viene chiamato Generazione Y, legato ai Social Network, a Internet ai cellulari, alla connessione col mondo, alle notizie in tempo reale. Ed è vero che i poltici, che pure hanno fatto studi importanti, fanno fatica a colmare questa distanza con la vita reale. Le problematiche principali sono fra i giovani, fra i lavoratori. Ma credo che in queste elezioni non se ne parli abbastanza. A livello di programmi c‘è qualche proposta, ma mai abbastanza concrete e non è abbastanza, vista la situazione”.

Non comprendere le nuove generazioni è un leit motiv della politica. Ma, stando alle dichiarazioni dei giovani, la distanza si fa sempre più ampia: un terzo non andrà a votare. I candidati sono avvisati: è tempo di dare risposte.