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Diritti umani: allarme del Consiglio Europeo

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Diritti umani: allarme del Consiglio Europeo

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Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, conclude alla fine del mese il suo mandato di sei anni con una forte denuncia. Ex numero uno di Amnesty International, che per conto dell’associazione ha ricevuto il Nobel per la pace nel 1977, dice che la situazione dei diritti umani in Europa sta peggiorando, invece di migliorare. Ospite di questo numero di I-Talk, traccia anzitutto un bilancio dei suoi ultimi sei anni di lavoro.

Thomas Hammarberg, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa

“Sono abbastanza amareggiato dal fatto che sul terreno dei diritti umani, non ci sia ora in Europa nulla di cui compiacersi. Una delle ragioni è ovviamente la crisi economica, che attraverso le politiche di austerity ha minato i diritti sociali di una larga fascia della popolazione. Credo tuttavia che anche gli attentati dell’11 settembre a New York, con i loro strascichi, non abbiano nel lungo periodo giovato al rispetto dei diritti umani. Ci sono stati arresti e torture anche in assenza di vere prove che testimoniassero il coinvoglimento negli attacchi. E la tortura, dovrebbe ovviamente essere del tutto bandita”.

Gabriela Hrabanova, spettatrice di euronews

“Vengo dalla Repubblica Ceca e sono una Rom. Lavoro per Ergo Network, un’organizzazione Rom con base a Bruxelles. So che il Consiglio d’Europa sta lavorando a un progetto per i Rom e vorrei sapere come intendete sensibilizzare e coinvolgere i comuni e le amministrazioni che sono ostili ai Rom”.

Thomas Hammarberg

“Credo che in Europa i Rom abbiano sofferto allo stesso tempo della crisi economica e della moltiplicazione dei gruppi estremisti, che sempre più li attaccano non solo verbalmente, ma talvolta anche in maniera molto concreta. E questo è un serio problema. Ritengo quindi che la nostra spettatrice abbia ragione: una buona parte del cambiamento deve avvenire a livello locale. Unione Europea e Consiglio d’Europa stanno tentando di fare la loro parte, ma molto resta ancora da fare per assicurare una convivenza pacifica su base locale. Siamo fortemente amareggiati dal fatto che politici di diversi paesi europei si siano abbandonati a dichiarazioni che hanno alimentato i pregiudizi nei confronti dei Rom”.

Florin Munteanu, ascoltatore di euronews

“Lavoro nel sociale a Saint George, Bruxelles. Per essere veramente d’aiuto ai Rom, credo si dovrebbero anzitutto mettere in atto una serie di politiche di ‘discriminazione positiva’ in tutti gli stati dell’Unione . Dovremmo essere considerati come Rom ‘europei’: una questione a cui va data una risposta e che spero riuscirete a risolvere…”.

Thomas Hammarberg

“Credo ci sia bisogno di una discriminazione positiva, per rimediare al salato prezzo che i Rom stanno pagando in Europa. Concordo sul fatto che si tratti anche di un problema europeo. E’ un problema locale, è un problema nazionale ed è un problema europeo. E’ a tutti i livelli che i politici devono intervenire per forgiare un contesto in cui i Rom siano pienamente integrati e accettati nella società: una situazione ben lontana da quella di oggi. Il punto fondamentale è anzitutto porre fine ai pregiudizi nei loro confronti e in questo credo che, contrariamente a quanto fatto finora, i politici possano giocare un ruolo molto importante”.

Ronifen, ascoltatore di euronews

“Numerose organizzazioni non governative hanno denunciato, all’inizio del duemiladodici, una crisi dei diritti umani nell’Unione Europea. Come interverranno Bruxelles e le istituzioni per garantire il rispetto dei diritti umani nei paesi dell’Unione?”.

Thomas Hammarberg

“Le decisioni delle istituzioni europee dipendono in larga misura dal sostegno che viene loro offerto dai governi dei paesi membri dell’Unione. Credo che il Consiglio Europeo e le sue istituzioni, la Corte per i diritti umani e le strutture europee, così come anche l’Ufficio per le politiche educative dell’Ocse abbiano fatto la loro parte per migliorare il quadro dei diritti umani nei diversi paesi. Il problema è piuttosto lo scarso sostegno fornito a questi organismi europei a livello nazionale”.

Chris Burns, euronews

“Questa situazione dipende forse dalla limitatezza degli strumenti a disposizione? Dal fatto che queste istituzioni non dispongano di strumenti coercitivi?”.

Thomas Hammarberg

“E’ uno dei problemi, ma chi potrebbe loro fornire gli strumenti necessari sono proprio i governi nazionali. E’ quindi su questi ultimi che incombe la responsabilità. Ai parlamenti di questi paesi, e in ultima istanza, agli elettori di questi paesi”.

euronews

“Diamo ora spazio a una domanda che ci è pervenuta in forma scritta. Arriva dal Portogallo e dice: ‘Qual è la posizione dell’Europa sulla Cecenia e il conflitto nel Caucaso?”.

Thomas Hammarberg

“La situazione è ancora problematica nel Caucaso settentrionale, ma lo è anche nelle repubbliche del nord. Si registrano strategie di contrasto del terrorismo di cui finiscono per fare le spese anche popolazione civile e persone del tutto innocenti. E’ una situazione che non può assolutamente andare avanti. In Cecenia migliaia di persone che sono ancora date per disperse si trovano probabilmente in fosse comuni, che non sono ancora state rinvenute e portate alla luce. La giustizia europea è ora al lavoro su oltre centocinquanta dossier, riguardanti violazioni dei diritti umani in Cecenia. Si cerca di intensificare le indagini su quanto accaduto una decina d’anni fa, al culmine della guerra, e l’impressione è che in proposito le autorità russe abbiano finora risposto in maniera insufficiente a queste sollecitazioni”.

Chris Burns

“A questo proposito, che speranze ripone ora nel nuovo presidente… il vecchio presidente… il presidente eletto?”.

Thomas Hammarberg

“Le elezioni rappresentano una nuova opportunità per portare questi casi all’attenzione della leadership russa. Per ricordarle che c‘è un assoluto bisogno di fare qualcosa, riguardo ai crimini commessi in Cecenia”.

Toussaint Philippon, ascoltatore di euronews

“Sono Toussaint Philippon e vivo a Bruxelles. Dirigo un servizio che si occupa dei giovani senzatetto. L’interrogativo che mi pongo a proposito del rispetto dei diritti umani riguarda i bambini. A Bruxelles, la capitale istituzionale d’Europa, c‘è una forte presenza di minori immigrati senza famiglia e che per qualche ragione incomprensibile non riescono a trovare alloggio. Per quanto il Belgio abbia sottoscritto la Convenzione Europea per i diritti del bambino, ci sono ancora molti giovani costretti a dormire all’addiaccio, malgrado il grande freddo… Mi chiedo come tutto ciò sia concepibile e come il Consiglio d’Europa possa intervenire a questo proposito”.

Thomas Hammarberg

“Ovviamente i diritti dei bambini sono una delle questioni principali, che peraltro sollevano non pochi problemi in Europa. Il fatto che in così tanti siano costretti a vivere in strada è anche un sintomo di altri e più radicati problemi, che spesso investono le loro famiglie. Molti di loro provengono da altri paesi. Nella società odierna, i bambini migranti sono in una posizione di particolare vulnerabilità. In seguito alla crisi economica, in diversi paesi europei assistiamo purtroppo a una crescente povertà infantile. E’ quindi necessario che i politici, sia in seno alle istituzioni europee che a livello nazionale, intervengano in maniera più decisa e mirata per difendere i diritti dei bambini”.