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Grecia: un esodo diverso

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Grecia: un esodo diverso

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Angeliki Mihou ha deciso di riprendere in mano il suo futuro. Lo scorso anno questa donna, madre di due bambini, è tornata al villaggio dei suoi genitori per iniziare una nuova avventura: allevare lumache.

Impossibile trovare un lavoro ad Atene o nella città in cui vive suo marito. Ora Angeliki vive in una cittadina a un centinaio di km dalla capitale greca.
Spera che allevare e vendere circa tremila chili di lumache all’anno possa garantire una vita migliore a lei e alla sua famiglia.
Ma l’azienda agricola comporta dei rischi come investire i risparmi di una vita: diciassettemila euro.

“Non mi sono fatta prestare soldi e anche se avessi voluto le banche non me li avrebbero concessi. Ci ho messo – spiega Angeliki – tutti i miei soldi, tutti i miei risparmi. Spero che questo lavoro vada bene. Farò di tutto per farlo funzionare”.

Angeliki è una dei sessantamila greci tornati alla terra negli ultimi due anni. Fa parte del nuovo esodo
greco, una giovane generazione che invece di andare all’estero, riscopre le proprie radici, i villaggi,
le proprie case e soprattutto la propria famiglia.

“Mi serviva – racconta – della terra e non sarei mai stata in grado di fare tutto ciò senza questo appezzamento che appartiene a mio padre. E mi serviva anche un aiuto con i miei figli e un supporto finanziario. Ora è mio padre che ci aiuta. Non avrei potuto far nulla senza il suo aiuto”.

Circa la metà degli undici milioni di greci vive ad Atene. E si stima che su ogni due residenti uno sia arrivato dalla campagna. Una migrazione interna che iniziò dopo la Seconda Guerra Mondiale ma che conobbe un notevole impulso a partire dal 1981 quando la Grecia aderì alla Comunità Economica Europea. Da quando fa parte dell’Eurozona, Atene ha conosciuto una profonda trasformazione.

Oggi però la capitale non è più il simbolo della speranza di una vita migliore. La città sembra affondare sotto la pressione dei tagli di bilancio e dei salari, delle tasse che aumentano in continuazione, della disoccupazione crescente e della povertà. Secondo le associazioni di beneficenza, negli ultimi due anni, il numero dei senza tetto è aumentato del 25%.

Negli ultimi due anni manifestazioni simili a quella che si vede nelle immagini sono diventate una triste
consuetudine. Un’occasione per sfogare frustrazione e rabbia contro i governi passati e presenti che hanno portato il Paese ad avere oltre 300 miliardi di euro di debiti. La crisi ha costretto i greci ad affrontare l’ennesimo piano di austerità per essere in grado di ottenere nuovi aiuti pari a 130 miliardi di euro da Unione europea, Banca Centrale europea e Fondo Monetario Internazionale. Eppure, nonostante le proteste, per molti, greci e non, questo piano di austerità era l’unico modo per evitare una crisi anche peggiore.

Dimitri Sotiropoulos è professore all’Università di Atene ma anche consigliere dell’attuale primo ministro. Giudica il piano di austerità molto duro e spera che il governo inizi a perseguire davvero coloro che non pagano le tasse. Ma rimanere nella zona euro resta una priorità.

“Funzionerà soltanto se le persone si convincono che nel breve periodo questo peso può essere condiviso tra noi, tra i diversi strati sociali della popolazione. L’alternativa è il default che ci porterebbe in un’inedita situazione di povertà e miseria. Una situazione come quella a cui hanno assistito alcune nazioni agli inizi degli anni Novanta quando sono passate dal socialismo al libero mercato”.

Intanto un numero crescente di greci deve già fare i conti con povertà e miseria. Alexandra Lekke insegna ad Atene. Lei e il marito, lo scorso anno, si sono visti tagliare lo stipendio del 20%. La sua busta paga mensile è passata da 1.400 a 1.100 euro. Ma si giudica fortunata perché, per lo meno, in famiglia non hanno un mutuo. Lei è certa che il default della Grecia sia inevitabile.

“La cosa più triste dei tagli – commenta – quello che causa rabbia e dolore, è la sensazione che tutti i tagli non porteranno da nessuna parte, che i sacrifici saranno vani perché nonostante tutto i prezzi continuano ad aumentare nei supermercati e altrove. L’anno scorso io e mio marito abbiamo
perso circa tremila euro…e non vedo la luce in fondo al tunnel”.

Valérie Zabriskie, euronews: “Andrebbe all’estero?”

“Guardi, qui ho mia madre. Ma molte volte mi è venuto in mente il Canada perché il resto della mia famiglia vive in Canada. Lì hanno una vita facile, tranquilla e quieta. Ma non ne sono sicura perché ho 45 anni e a volte mi sento molto stanca”.

Qui siamo a Levidi, un piccolo centro con 800 abitanti, a circa due ore di auto da Atene. Molti dei suoi abitanti se ne sono andati per studiare o lavorare ad Atene. O all’estero. Ma oggi sono molti quelli che ritornano. Anche per aprire nuove attività.
Konstantina Papanastasiou è cresciuta ad Atene. Tre anni fa però è tornata e ha trasformato la casa di suo nonno in un bed & breakfast. Con l’aiuto dei genitori e con il 40% dei fondi necessari ricevuti dall’Unione europea, è riuscita ad aprire la struttura.

Le piccole imprese vengono considerate la spina dorsale dell’economia greca, ma secondo Konstantina le misure di austerità le stanno ingiustamente prendendo di mira. Ogni mese paga 800 euro tra prestiti bancari e assicurazioni. Dal 2010 soltanto l’IVA è cresciuta dal 9 al 23%. Una pessima novità per chi lavora nel turismo.

“Al punto in cui siamo – sostiene Konstantina – credo sarebbe catastrofico uscire dalla zona euro.
Aumenterebbero le disparità, la dracma causerebbe inflazione e non saremmo più in grado di comprare alcunché. A questo punto meglio rimanere nell’euro, per evitare una situazione ben peggiore, e ripagare i nostri debiti”.

Al di là della piazza, c‘è il bar-ristorante del marito di Konstantina. Su un terreno di famiglia, nei pressi degli impianti sciitici, ha costruito un albergo. Nonostante l’anno scorso gli affari siano diminuiti del 40% Kostas, come sua moglie, crede che occorra far rivivere le aree rurali della Grecia.

“Credo che le cose peggioreranno. Tra un anno o un anno e mezzo – sostiene – la disoccupazione crescerà dal 20 al 40%. Ed è per questo che credo che l’unica soluzione sia migrare verso la campagna.
Le persone che abitano ad Atene o in altre grandi città e che non trovano lavoro dovrebbero tornare ai loro villaggi e iniziare qualcosa, creare qualcosa non solo per aiutare se stessi ma anche per aiutare il Paese”.

Contare soltanto su se stessi. Un’idea che si sta diffondendo tra molti greci, specialmente tra le giovani generazioni che hanno la sensazione di essere state abbandonate da chi guido il Paese.

“Non so quel che accadrà – conclude Angeliki – o arriveremo a un punto in cui tutto esploderà e poi non si sa quel che accadrà…o miglioreremo le cose da soli, poco a poco. E questa è la cosa più bella
che possa accadere: capire come siamo arrivati a questo punto e da questo iniziare a cambiare”.

I politici di tutta l’Unione europea premono perché vengano adottati piani d’austerità che mettano fine alla crisi dell’euro, ma nel frattempo Angeliki ha trovato potenziali acquirenti per le sue lumache. Un segnale, anche se piccolo, di ottimismo. Forse i greci possono riprendersi il proprio futuro.