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Palestina: intervista esclusiva a Mahmud Abbas

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Palestina: intervista esclusiva a Mahmud Abbas

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Il riconoscimento internazionale dello Stato palestinese come strumento di pressione su Israele: è questa la strategia scelta dal Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmud Abbas.

Un percorso contrastato dagli Stati Uniti che si sono infuriati, lo scorso 31 ottobre, quando la Palestina è stata ufficialmente ammessa all’Unesco.

Mahmud Abbas non è preoccupato per un veto americano. A Bruxelles, per difendere la sua causa, ci ha accordato un’intervista esclusiva.

Charles Salamé, euronews:

Innanzitutto Presidente, un commento sull’adesione della Palestina all’Unesco…

Mahmud Abbas, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese:

L’adesione della Palestina all’Unesco significa molto, politicamente e moralmente. Abbiamo chiesto al Consiglio di Sicurezza che la Palestina divenga membro delle Nazioni Unite e la nostra richiesta è sempre valida. Allo stesso tempo abbiamo espresso il desiderio di aderire all’Unesco che è un’organizzazione molto importante, in stretta relazione con le popolazioni del mondo intero”.

euronews:

Gli Stati Uniti hanno sospeso la loro partecipazione finanziaria all’UNESCO

Mahmud Abbas :

La ragione per la quale gli Stati Uniti si sono opposti alla nostra adesione all’Unesco non è stata convincente. Qual è questa ragione? Hanno detto che dal 1989 al Congresso americano c‘è una legge che vieta agli Stati Uniti di partecipare al finanziamento di organizzazioni che trattano con i terroristi. Noi abbiamo risposto che non riteniamo di essere terroristi e che se questa definizione poteva esserci attribuita 22 anni fa, certamente non può esserlo oggi.

La prova è che la Palestina intrattiene relazioni politiche ed economiche con gli Stati Uniti che sono membri della commissione quadripartita. Ma ci hanno risposto che si tratta di una vecchia legge che gli americani non possono cambiare.

È chiaro che questa posizione non è giustificabile: non è logico che dicano che le relazioni sono interrotte per una ragione inesistente.

euronews:

Presidente, a che punto è il dialogo con Hamas?

Mahmud Abbas :

Circa un mese fa, ho avuto un colloquio con Khaled Mechaal e abbiamo stabilito le basi di un eventuale accordo. In primo luogo Hamas è d’accordo con noi sui seguenti punti: la calma e la pacificazione devono essere stabilite a Gaza come in Cisgiordania; la resistenza deve essere di popolo e pacifica, non armata; la soluzione è uno Stato sulla base delle frontiere del 1967: anche qui Hamas ha dato il suo consenso. E infine l’organizzazione di elezioni legislative il 5 maggio 2012.

Questo elenco ha bisogno di avere un seguito e questo seguito si avrà a partire dal 18 dicembre, con l’analisi di un aspetto importante: l’ OLP. Ovvero come tutte le organizzazioni palestinesi potranno partecipare all’OLP, che ha degli statuti e degli impegni. I movimenti che vogliono far parte dell’OLP devono accettare e riconoscere questi impegni, ed è ciò di cui discuteremo il 18, 20 e 21 dicembre a Il Cairo.

euronews:

Domenica Israele libererà altri prigionieri palestinesi. Che cosa vi aspettate dopo?

Mahmud Abbas :

Quel che è successo è che il soldato Shalit è stato rapito, i negoziati per la sua liberazione sono durati 5 anni e c‘è stato un accordo tra Hamas e Israele, con la mediazione egiziana. Anche i tedeschi sono intervenuti per stabilire il numero di prigionieri scambiati. Sono stati 1027: 400 prigionieri sono stati liberati in un primo momento e il resto in una fase successiva.

Ma io avevo raggiunto un accordo con l’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert: quando Shalit sarebbe stato liberato, Israele avrebbe liberato per l’Autorità palestinese lo stesso numero di prigionieri stabilito nell’accordo con Hamas.

Questo patto è stato avversato da Netanyahu. Perfino il presidente Obama è intervenuto più o meno un anno fa e mi ha detto che avrebbe parlato con Netanyahu della liberazione dei prigionieri. È quello che ha fatto veramente e mi ha informato che Netanyahu aveva accettato. Gli ho risposto che anch’io ero d’accordo e poi tutto è caduto nell’oblio.

La questione dei prigionieri insomma non si risolve unicamente con la buona volontà, ma anche attraverso intese e tentativi o anche pressioni, che devono venire da una parte e dall’altra.

euronews:

Presidente, è d’obbligo una domanda sulla situazione nella regione mediorientale e su quel che sta accadendo in Siria. Quale impatto avrà sulla Palestina, specialmente la questione siriana?

Mahmud Abbas :

Il punto di vista ufficiale è questo: noi non siamo coinvolti da quello che sta succedendo, noi non vogliamo entrarci, ma manifestiamo il nostro rispetto per la volontà dei popoli e approviamo le rivendicazioni della gente. Osserviamo senza intervenire, si tratti della Tunisia, dell’Egitto o della Siria.

Noi osserviamo gli avvenimenti in Siria e basta. Naturalmente proviamo dolore per le vittime e per le notizie che ci arrivano sugli incidenti, gli scontri, ma la nostra posizione è quella che ho appena spiegato.

euronews:

Lei ha incontrato il Presidente francese a Parigi e il Presidente del Consiglio Europeo a Bruxelles, e l’Islanda ha appena riconosciuto lo stato palestinese con le frontiere del 1967…

Mahmud Abbas :

Siamo un popolo sotto occupazione, reclamiamo la nostra indipendenza, noi crediamo nella pace, crediamo nella legittimità internazionale, pratichiamo la cultura della pace nel nostro Paese. Abbiamo istituzioni complete, abbiamo avuto attestazioni positive dalla Banca Mondiale, dall’FMI e dai Paesi sostenitori, che dicono che i nostri conti sono trasparenti e che questa trasparenza non si trova in molti Paesi. Allora cosa ci manca?

Il problema principale è che Israele dice no e gli Stati Uniti lo approvano, mentre noi siamo alle prese con negoziati per convincere che la pace non è unicamente nell’interesse dei palestinesi, ma anche di Israele, di tutto il Medio Oriente e della comunità internazionale.

Allora bisogna esercitare pressioni su chi rifiuta, su chi impedisce la pace. A loro dico: ecco la nostra posizione, e in tutta chiarezza e onestà, ditemi dov‘è il mio sbaglio, sono pronto a correggere un mio sbaglio. Ma non è stato trovato alcuno sbaglio.