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Delusione per i risultati del vertice sul clima

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Delusione per i risultati del vertice sul clima

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Tanta delusione e qualche moderato segno di soddisfazione hanno accompagnato la chiusura del vertice sul clima. All’interno del bella center di Copenhagen si è cercato fino a tarda notte di strappare un consenso anche minimo pur di non tornare a casa a mani vuote.

Dopo lunghe discussioni con il premier cinese Obama non ha prodotto il miracolo che in molti, soprattutto i leader dell’Unione europea, speravano. Il presidente degli Stati Uniti ha giocato più una partita interna con il Congresso di Washington preoccupato delle concessioni alla Cina.

Nella sessione plenaria hanno protestato vivamente i paesi che hanno più da perdere da un mancato impegno su una riduzione drastica dei gas serra.

“Mi dispiace ma non possiamo accettare un accordo di questo tipo”, ha detto il rappresentante delle isole Tuvalu, piccolo arcipelago dell’Oceano Pacifico che potrebbe sparire a causa dell’aumento delle temperatura e dello scioglimento dei ghiacci.

Il rappresentante del Sudan ha comparato gli effetti dei cambiamenti climatici a un olocausto.

Quasi fuori tempo massimo dalla presidenza è arrivata la notizia del raggiungimento del consenso tra Stati Uniti, Cina, India, Sudafrica e Brasile su un obiettivo minimo: quello del contenimento sotto i 2 gradi centigradi dell’aumento della temperatura.

Anche se, è bene precisarlo, non ci sarà nessuna norma vincolante e nessuna autorità che potrà verificare gli impegni presi dai singoli Stati e applicare le eventuali sanzioni.