Dei circa duemila bunker della Guerra fredda ne è rimasto solo un quarto e nessun rifugio in Germania è ancora operativo, spiega Nils Brennecke del Deutsches Bunkermuseum. L’associazione Berliner Unterwelten sta rimettendo in funzione due bunker per dare un segnale
Al momento non esiste in Germania nessun rifugio pubblico che sarebbe immediatamente operativo in caso di emergenza. In caso di allarme aereo, come quello scattato pochi giorni fa in Lituania, i tedeschi potrebbero mettersi al riparo in bunker solo in casi isolati.
Mentre la protezione civile tedesca (BBK) lavora da due anni a un nuovo concetto di rifugi, un'associazione berlinese vuole ora attivarsi in prima persona e rimettere in funzione vecchie strutture.
"Quello che proponiamo è di rimettere questa struttura, che è conservata molto bene, a disposizione della protezione civile", ha spiegato a Euronews Kay Heyne, responsabile dell'organizzazione di visite Berliner Unterwelten.
L'associazione Berliner Unterwelten gestisce circa 20 tunnel e strutture bunker sotterranee a Berlino, alcune delle quali funzionano anche come museo. Due di questi impianti dovrebbero tornare utilizzabili come rifugi già entro quest'anno. Le pareti di cemento sono spesse diversi metri, pesanti porte di metallo potrebbero sigillare gli ambienti.
Dal museo alla protezione civile
Una volta ristrutturato il bunker potrà ospitare fino 900 persone, afferma Heyne.
L'associazione ha già fatto alcuni preparativi: "Da un lato sedie pieghevoli, per poter restare più a lungo all'interno della struttura. E poi diverse centinaia di piccole taniche d'acqua, che potrebbero essere distribuite a chi cerca protezione se l'approvvigionamento idrico venisse interrotto".
Secondo la guida del museo, che da oltre 20 anni organizza tour nei sotterranei, questo è un modo per rendere di nuovo agibili i rifugi in tempi relativamente brevi. "Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare con i nostri mezzi", aggiunge Heyne. L'offerta dell'associazione è ora sul tavolo del governo.
A seconda del livello di protezione necessario, ad esempio se si dovesse restare negli spazi sotterranei per più di poche ore, sarebbe però necessario installare un nuovo impianto di ventilazione. Quello esistente risale infatti ancora agli anni Ottanta, quando la struttura fu rinnovata durante la Guerra fredda.
Il bunker fu già ampliato durante la Seconda guerra mondiale. La costruzione iniziò nel 1941, durante la Guerra fredda potevano trovarvi posto 1.318 persone su 2.100 metri quadrati. Secondo gli standard attuali, fino a 900 persone potrebbero ancora trovarvi rifugio per alcune ore.
Cosa serve per resistere in caso di attacco aereo?
"Bisognerebbe intervenire ancora su alcuni impianti tecnici", spiega Heyne a Euronews. "Si tratta naturalmente di un problema di costi, che finora non siamo stati in grado di coprire", ha aggiunto. L'associazione si finanzia con gli introiti delle visite guidate. Nel 2025 oltre 325mila visitatori sono entrati nelle strutture di Berlino.
Di recente il ministro federale dell'Interno Alexander Dobrindt ha annunciato un patto per la protezione civile che prevede investimenti per 10 miliardi di euro entro il 2029. Intanto dal 2024 il governo sta lavorando a un concetto di rifugi, di cui finora non soo stati resi noti dettagli al pubblico.
Che cosa si intende per rifugio?
Il dibattito su rifugi e possibili bunker in Germania si è comunque intensificato. Si vuole pianificare la realizzazione di un milione di rifugi, aveva annunciato a giugno dello scorso anno l'allora presidente del BBK, Ralph Tiesler. Inoltre, un'app sviluppata appositamente dovrebbe indicare ai residenti il rifugio più vicino.
Secondo il BBK, delle circa duemila strutture dell'epoca della Guerra fredda ne sono rimasti poco meno di 580 come rifugi pubblici. Tiesler ha sostenuto l'idea di adattare tunnel, stazioni della metropolitana, parcheggi sotterranei e cantine di edifici pubblici. Tutte queste strutture potrebbero essere trasformate in rifugi e permetterebbero una rapida estensione delle capacità.
Heyne, dell'associazione Berliner Unterwelten, spiega che la minaccia è cambiata. In caso di impatto diretto di grandi missili intercontinentali non avrebbe senso preoccuparsi di un rifugio. "Ma il problema riguarda ciò che vediamo in Ucraina o anche in Medio Oriente: l'impiego di droni di piccole e medie dimensioni che minacciano anche le città", dice Heyne. Contro questo tipo di attacchi i rifugi offrirebbero effettivamente protezione.
Anche il ministro federale dell'Interno Alexander Dobrindt (CSU) parla di una situazione nuova per quanto riguarda i rifugi. "Oggi ci troviamo di fronte a una minaccia completamente diversa", ha dichiarato presentando a Berlino il patto da 10 miliardi per la protezione civile, richiamando la stagione di costruzione di bunker negli anni Ottanta.
Oggi, però, i tempi di preallarme sono "molto più brevi, con una velocità elevatissima e una diversa forma di minaccia". I rifugi devono poter essere raggiunti molto rapidamente, ha sottolineato Dobrindt.
La popolazione deve sapere quali sono i luoghi più sicuri all'interno della propria abitazione e dove, negli spazi pubblici, si trovano parcheggi sotterranei, tunnel e cantine utilizzabili.
"Bisogna emanciparsi dal concetto degli anni Ottanta, che non ha mai funzionato, e adattarsi a una moderna situazione di minaccia", ha concluso Dobrindt.
Il BBK ha comunicato a Euronews che a breve inizierà «"'identificazione e la registrazione degli edifici idonei" a fungere da luoghi di rifugio. "Per poter offrire protezione, in tempi brevissimi, a un numero molto elevato di persone, sono necessari luoghi di fuga decentrati, in modo da mantenere il più brevi possibile i percorsi verso i relativi locali", ha spiegato una portavoce a Euronews.
A questo scopo potrebbero essere presi in considerazione sia edifici esistenti, sia palazzi in affitto e luoghi di lavoro, così come spazi pubblici come i parcheggi sotterranei.
L'esperto di protezione antiaerea: "Una cantina non basta"
Nils Brennecke, esperto del Museo dei bunker "Deutsches Bunkermuseum" di Schweinfurt, non è d'accordo.
"Una cantina non basta, le pareti sono spesse 30 centimetri", spiega il fondatore e gestore del museo a Euronews. "È solo un modo per tranquillizzare la popolazione, è pura disperazione", afferma Brennecke. Non vorrebbe trovarsi nei panni dei politici, perché devono dare risposte a domande a cui in realtà non possono rispondere, aggiunge. Tuttavia, la politica dovrebbe informarsi meglio sul sistema dei bunker e sulle classificazioni degli anni Ottanta.
Il Deutsches Bunkermuseum di Schweinfurt ospita la più grande esposizione al mondo sulla protezione antiaerea civile durante la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda. Lo scorso anno Brennecke e la moglie sono stati insigniti dell'Ordine al merito della Repubblica federale di Germania per il loro impegno volontario nell'attività di divulgazione del museo.
Circa dodici anni fa la coppia ha acquistato il bunker in superficie A8 e lo ha trasformato in un museo. Durante la Seconda guerra mondiale vi trovavano rifugio fino a 1.800 persone, le mura esterne sono spesse da due a tre metri. "Durante quasi ogni visita le persone ci chiedono: riattiverebbe il bunker? Potremmo entrare e cosa accadrebbe se fossimo lì dentro?", racconta Brennecke a Euronews.
"Questo significa che le persone hanno paura e si pongono naturalmente domande su come proteggersi e dove poter fuggire", aggiunge l'esperto di protezione antiaerea civile. Brennecke riconosce che i bunker rimasti possono ovviamente proteggere "dalle schegge, dagli incendi, dai gas che si sprigionano temporaneamente". "Nessuna struttura può resistere a un impatto diretto con le tecnologie d'arma di oggi", sottolinea.
Dal 2007 lo Stato federale ha smantellato i bunker
Ma anche per offrire una protezione temporanea, spiega Brennecke, sono necessari lavori di ristrutturazione. La maggior parte delle condutture idriche in questi edifici risale agli anni Sessanta-Ottanta e non viene più manutenuta dalla fine degli anni Novanta.
La decisione politica decisiva è arrivata nel 2007: i bunker sono stati svincolati dall'obbligo di protezione civile, non sono più stati mantenuti né conservati. "E, per dirla in modo colloquiale, stanno marcendo", afferma Brennecke. Ha acquistato dallo Stato il bunker in superficie destinato al Deutsches Bunkermuseum, mentre altri edifici sono stati chiusi, riconvertiti e utilizzati come magazzini o spazi culturali, oppure completamente demoliti. Tra questi, ad esempio, il Boros-Bunker a Berlino o il bunker in superficie rinverdito all'Heiligengeistfeld di Amburgo. Negli anni 2010 si riteneva che dopo la fine della Guerra fredda non esistesse più una grande minaccia militare.
"L'idea, risalente alla Guerra fredda, di predisporre pochi rifugi centrali non è più sostenibile alla luce della situazione attuale e, anche durante la Guerra fredda, prevedeva posti solo per il 2 per cento della popolazione", ha spiegato una portavoce del BBK a Euronews.
"È stato sciocco, è stato superficiale. E non rende giustizia alla protezione civile della popolazione. Ritengo che il governo federale dovrebbe riflettere seriamente su come rimettere in sesto le strutture ancora esistenti in Germania e destinarle di nuovo alla protezione civile", conclude Brennecke.
Secondo le informazioni fornite dal BBK, un processo in tal senso dovrebbe ora essere avviato.
Negli anni Ottanta, racconta l'esperto di protezione antiaerea civile, esisteva persino un sostegno statale per la costruzione di locali bunker in case unifamiliari e condomini. Lo Stato avrebbe sovvenzionato fino al 30 per cento dei costi di costruzione delle pareti spesse metri. Questi locali erano destinati a proteggere sia da sostanze radioattive, sia dalle onde d'urto e dai gas. Nella vita quotidiana dovevano invece essere utilizzati come depositi.
Sia Brennecke sia Heyne raccontano di visitatori che si preparano in modo molto concreto a una nuova minaccia. Mentre la Germania ancora non è in grado di presentare una soluzione uniforme per un concetto di rifugi, altri Paesi come Lussemburgo, Paesi Bassi e Finlandia organizzano regolarmente esercitazioni con la popolazione.