Il Brent è sceso sotto i 100 dollari al barile, mentre i listini asiatici hanno toccato nuovi massimi storici e le Borse europee hanno aperto in rialzo, sulla scia di indiscrezioni secondo cui Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un accordo per una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il prezzo del Brent è sceso sotto i 100 dollari al barile giovedì mattina, mentre dal Medio Oriente arrivano indicazioni che Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un accordo per la riapertura graduale dello Stretto di Hormuz.
Al momento in cui si scrive, il contratto future sul Brent con scadenza più vicina tratta intorno a 99,7 dollari al barile, mentre il riferimento statunitense WTI è a 93,6 dollari.
La chiusura di fatto di questa rotta strategica durante il conflitto ha pesantemente sconvolto i flussi petroliferi globali, alimentando l’inflazione e spingendo al rialzo i prezzi dell’energia in tutto il mondo.
Mercoledì il prezzo del petrolio era già sceso di quasi l’8%, mentre le Borse globali sono salite dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato intendere che un accordo con l’Iran fosse vicino, alimentando le speranze di un allentamento imminente del blocco.
L’ottimismo è rimasto comunque cauto, con le tensioni ancora elevate, come dimostra un attacco militare statunitense contro una petroliera iraniana nel Golfo dell’Oman, mentre Washington aumenta la pressione su Teheran per raggiungere un accordo.
Le Borse continuano a salire
Le Borse asiatiche sono balzate in rialzo giovedì, spinte soprattutto da un +5,7% del Nikkei 225 di Tokyo, salito a un nuovo massimo intraday record, mentre gli investitori attendono segnali di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran che permetterebbe alle petroliere di riprendere il trasporto di greggio attraverso il Golfo Persico.
Il rialzo prolunga una robusta fase positiva che ha portato l’indice a guadagnare circa il 18% negli ultimi tre mesi e quasi il 73% nell’ultimo anno, trainata soprattutto dalla forte domanda di titoli tecnologici legati al boom dell’intelligenza artificiale.
Nel resto dell’Asia, l’Hang Seng di Hong Kong è salito dell’1,3% a 26.559,86 punti, l’S&P/ASX 200 australiano ha guadagnato lo 0,9% a 8.870,70 e il TAIEX di Taiwan è avanzato del 2,1%. Il KOSPI sudcoreano è invece sceso dello 0,4% a 7.353,08 punti, con gli investitori che hanno preso profitto dopo il balzo di quasi il 7% della seduta precedente, che aveva portato l’indice sopra quota 7.000 per la prima volta.
Per quanto riguarda i mercati europei, le Borse hanno aperto in rialzo ma ora si muovono per lo più sulla parità.
Sia l’Euro Stoxx 50 sia il più ampio Stoxx 600 paneuropeo oscillano in una forchetta dello 0,2%.
Il FTSE 100 di Londra perde oltre lo 0,5%, mentre il DAX 30 tedesco, il CAC 40 francese e il FTSE MIB di Milano si muovono tutti entro una fascia dello 0,2%.
A Wall Street, i future statunitensi segnano rialzi compresi tra lo 0,2% e lo 0,3%, guidati dall’indice delle small cap Russell 2000.
Mercoledì, le azioni statunitensi hanno mostrato una notevole tenuta nonostante il conflitto, sostenute da un avvio robusto della stagione delle trimestrali 2026. L’S&P 500 è salito dell’1,5% mettendo a segno un nuovo record, mentre il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato l’1,2% e il Nasdaq Composite è avanzato del 2%.
Tra i titoli in evidenza, AMD è balzata del 18,6% dopo aver battuto le previsioni su utili e ricavi, mentre Super Micro Computer è schizzata del 24,5% grazie a risultati migliori del previsto. NVIDIA, considerata da molti il simbolo del boom dell’IA, è salita del 5,7%, fornendo il maggiore contributo individuale al rialzo dell’S&P 500 grazie alla sua capitalizzazione molto elevata.
Al di fuori del comparto tecnologico, CVS Health è avanzata del 7,6% dopo aver alzato le stime per l’intero anno, mentre The Walt Disney Company è salita del 7,5% dopo aver affermato che l’attesa per Zootopia 2 ha rafforzato l’interesse per le sue attività di streaming, parchi e crociere.
Sul mercato valutario, il dollaro statunitense è sceso leggermente a 156,32 yen giapponesi da 156,40, mentre l’euro si è rafforzato lievemente a 1,1756 dollari da 1,1747. L’oro è risultato in lieve rialzo nelle prime contrattazioni europee, a 4.706,70 dollari.