Seguiteci
Pubblicità

"Avere soldi non basta": perché lavorare non garantisce più un'abitazione dignitosa in Spagna

Un'attivista regge un cartello con la scritta "alloggi a prezzi accessibili" durante una protesta a Madrid il 2 ottobre 2026.
Un'attivista regge un cartello con la scritta "alloggi accessibili" durante una protesta a Madrid il 2 ottobre 2026. -  Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
Di Rafael Salido
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

I prezzi delle case sono aumentati dell'84,6% tra il 2015 e il 2025, contro il 27,85% dei salari medi. La scarsità di alloggi accessibili, il peso dell'affitto e le difficoltà di risparmio aggravano la crisi. Gli esperti sostengono che serve una riforma strutturale.

In Spagna, avere un lavoro non garantisce più di poter accedere a una casa. Negli ultimi anni il forte aumento dei prezzi degli immobili e degli affitti, ben al di sopra della crescita dei salari, rende più difficile sia pagare il mutuo sia mettere da parte i risparmi necessari per l'anticipo.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Si tratta di un divario che colpisce soprattutto – ma non solo – i giovani e le famiglie con redditi bassi e medi e che, nelle ultime settimane, ha riportato l'accesso alla casa al centro del dibattito sociale e politico, al punto che il presidente Pedro Sánchez ha scelto di anticipare le elezioni generali di fronte all'impossibilità di far approvare al Congresso una serie di misure urgenti per rispondere al malcontento che si avverte nelle strade.

"Il problema è fondamentalmente strutturale", spiega a Euronews Rafael Pampillón, professore ordinario di Economia applicata all'Università San Pablo-CEU di Madrid, che riconosce come l'attuale divario tra salari e l'elevato costo di affitti e mutui "renda difficile accedere a una casa" e sottolinea che "disporre del denaro per l'anticipo non basta".

Secondo i dati (fonte in spagnolo) dell'Istituto nazionale di statistica (INE), i prezzi delle abitazioni sono aumentati dell'84,6% tra il 2015 e il 2025, mentre i salari medi annui lordi sono cresciuti del 27,85% tra il 2015 e il 2024, arrivando a 29.540 euro. Le retribuzioni concordate nella contrattazione collettiva sono aumentate di circa il 27% nello stesso periodo.

La differenza persiste ancora oggi. Nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle case sono saliti del 12,2% su base annua, a fronte di aumenti salariali medi compresi tra il 3% e il 4%, secondo i dati citati dal Ministero del Lavoro. Il costo dell'abitazione cresce a un ritmo che i redditi da lavoro non riescono a seguire.

Gli sfratti sono il volto più estremo della crisi abitativa, ma non l'unico
Alejandro García-Gil
Responsabile per Casa, Lavoro e Politiche sociali di Oxfam Intermón

Un recente studio (fonte in spagnolo) di Oxfam Intermón, presentato la settimana scorsa, avverte che la spesa per l'abitazione ha fatto salire il tasso di povertà lavorativa al 15,49%, pari a circa 770.000 persone in tutto il Paese. Secondo il rapporto, una persona su tre che lavora e affitta una casa a prezzo di mercato vive in povertà dopo aver pagato l'affitto. Il tasso raggiunge il 34,08% rispetto al 10,22% tra chi paga un mutuo e al 7,95% tra chi ha l'abitazione già saldata.

"Gli sfratti sono il volto più estremo della crisi abitativa, ma non l'unico", sostiene (fonte in spagnolo) il responsabile per Casa, lavoro e politiche sociali di Oxfam Intermón, Alejandro García-Gil. "Esiste un'altra realtà meno visibile: persone che lavorano e riescono a malapena a pagare la casa ogni mese, ma che dopo averlo fatto non dispongono di redditi sufficienti per mantenere una vita dignitosa".

L'affitto, una spesa che ostacola l'acquisto

Il problema non si limita al prezzo di acquisto. Secondo l'ultimo rapporto (fonte in spagnolo) annuale della Banca di Spagna, quattro famiglie su dieci che vivono in affitto sopportano un onere finanziario eccessivo, destinando oltre il 40% del reddito al pagamento dell'affitto. Nelle grandi città e nelle zone più colpite dal turismo, la pressione sui prezzi aggrava le difficoltà.

"A questi problemi di accesso contribuisce il fatto che i prezzi delle abitazioni siano cresciuti più del reddito delle famiglie, il che ha aumentato lo sforzo necessario e ha irrigidito le condizioni per comprare una casa in Spagna in misura maggiore che nelle grandi economie europee", si legge nel documento.

Comprare una casa richiede un anticipo elevato per l'acquisto di un appartamento, per il quale è necessario disporre di risparmi considerevoli
Rafael Pampillón
Professore ordinario di Economia applicata all'Università San Pablo-CEU

L'affitto rappresenta anche una barriera per chi aspira a comprare casa. In alcuni casi la rata del mutuo potrebbe risultare più gestibile di un affitto mensile, ma mettere insieme il denaro necessario per ottenere un prestito diventa sempre più difficile quando una quota rilevante dello stipendio è destinata all'affitto, spiega Pampillón, che ribadisce che "disporre del denaro per l'anticipo non basta".

"Uno stipendio consente di far fronte ai pagamenti mensili, ma comprare una casa richiede un anticipo elevato per l'acquisto di un appartamento, per il quale bisogna disporre di risparmi considerevoli", osserva il docente, dottore in Scienze economiche e aziendali all'Università di Barcellona e MBA presso l'IESE. "Più tempo serve per accumulare l'anticipo, più anni si continua a pagare l'affitto".

Con un prezzo medio delle abitazioni di circa 200.000 euro, chi compra ha bisogno di circa 60.000 euro per coprire l'anticipo e le spese legate all'acquisto. Senza capacità di risparmio, approfondisce Pampillón, spesso l'aiuto della famiglia è l'unico modo per 'spezzare questo circolo'. "Chi ne è privo deve compiere un percorso molto più lungo. Così il patrimonio familiare – unito a pensioni generose – assume un peso sempre maggiore nelle opportunità dei figli", lamenta.

In questo senso, la difficoltà a emanciparsi riflette una disuguaglianza crescente tra chi può contare sulle risorse della famiglia e chi dipende esclusivamente dalla propria busta paga. Dal 2008 la quota di famiglie che non dispongono di un'abitazione di proprietà è aumentata del 45%, come riporta (fonte in spagnolo) l'Indagine sulle condizioni di vita dell'INE.

Un problema strutturale che va oltre i salari

La caduta delle retribuzioni durante la crisi, la successiva ripresa salariale più lenta e l'ingresso dei fondi di investimento nel mercato immobiliare hanno contribuito ad allargare questo divario. A ciò si aggiunge la scarsità di offerta: tra il 2021 e il 2025 si è accumulato un deficit stimato di circa 750.000 abitazioni, secondo la Banca di Spagna. Nel 2025 si sono formate circa 225.000 nuove famiglie, mentre sono state completate circa 92.000 nuove case.

Nonostante l'impatto di questa frattura, molti esperti avvertono che lo scarto tra redditi e costo della casa non si risolverà solo con aumenti salariali. "Si è sempre ritenuto che il lavoro fosse il principale strumento contro la povertà e questa analisi dimostra che lavorare non basta", osserva García-Gil riferendosi allo studio di Oxfam Intermón.

La Commissione europea è netta nella sua analisi (fonte in spagnolo) sulla situazione del settore: "Il settore dell'abitazione in Spagna si confronta con sfide strutturali profondamente radicate. Il mercato immobiliare spagnolo presenta un grave disallineamento tra offerta e domanda, cui si somma la mancanza di un consistente patrimonio di alloggi accessibili e sociali, comprese opzioni di affitto sociale".

Di fronte all'attuale situazione, i sindacati CC.OO. e UGT hanno deciso di proclamare uno sciopero generale di 24 ore, il prossimo 11 novembre, con lo slogan "salari, casa, prezzi", con cui sperano di incanalare il malcontento sociale generato da questa crisi in Spagna, soprattutto dopo lo sfratto –e la successiva morte– di Maricarmen, un'anziana di 87 anni deceduta all'inizio di ottobre dopo essere stata allontanata dalla sua casa pochi giorni prima.

"Nelle condizioni attuali non esiste salario né contratto collettivo che possa permetterci di accedere a una casa", denunciava (fonte in spagnolo) di recente il segretario generale della UGT, Pepe Álvarez, in dichiarazioni ai media. "Non possiamo continuare a lungo con una situazione in cui è praticamente impossibile che la stragrande maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici del nostro Paese – con i salari che abbiamo – possa accedere a un'abitazione, né in affitto né in proprietà".

Nelle condizioni attuali non esiste salario né contratto collettivo che possa permetterci di accedere a una casa
Pepe Álvarez
Segretario generale della UGT

Entrambe le organizzazioni sindacali chiedono un aumento di almeno il 7% del salario minimo interprofessionale nel 2027, fino a superare i 1.300 euro in 14 mensilità. Tuttavia Unai Sordo, segretario generale di CC.OO., riconosce i limiti delle politiche salariali di fronte all'impennata dei prezzi immobiliari.

"Non esiste politica salariale in nessun Paese al mondo in grado di affrontare la follia che rappresenta un aumento del prezzo delle abitazioni del 12% su base annua", ha affermato il dirigente sindacale in un comunicato (fonte in spagnolo) datato 13 ottobre.

L'organizzazione propone di destinare almeno l'1% del prodotto interno lordo (PIL) annuo all'edilizia pubblica per un decennio e chiede misure per frenare la speculazione e contenere l'aumento del valore degli immobili.

In questo senso, anche Pampillón chiede riforme che vadano molto oltre un semplice aumento dei salari, che in ultima istanza richiederebbe inoltre "imprese più produttive, investimenti e posti di lavoro che generino maggiore valore aggiunto", e sottolinea che uno dei principali problemi è che "la domanda di abitazioni sta aumentando con molta più rapidità del tempo necessario per costruirle".

"La politica economica deve intervenire sui salari, ma soprattutto sull'offerta di case", sostiene il professore. "Bisogna facilitare la costruzione laddove esiste domanda: rendere disponibile terreno edificabile, velocizzare le autorizzazioni, coordinare le infrastrutture e ridurre le pratiche burocratiche che aggiungono costi senza offrire una protezione effettiva".

In ogni caso, su un punto tutte le parti coinvolte – classe politica, sindacati, esperti e, in generale, la maggioranza della popolazione – concordano: la crisi della casa in Spagna è un problema strutturale, con poche soluzioni nel breve periodo e che richiede una pianificazione più ampia sul lungo termine.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Fenomeno meteo DANA in Spagna: cos’è e il clima lo rende più estremo?

Spagna e Marocco: come si confrontano le forze militari nel 2026

Pensioni al centro della campagna per il voto del 29 novembre in Spagna: il sistema è al collasso?