Roma prepara un documento per ampliare la cooperazione militare con il Kosovo. Crosetto punta sulla missione KFOR e sulla sicurezza dei Balcani
In Italia la sicurezza dei Balcani torna al centro del dibattito: con un generale italiano alla guida della missione NATO KFOR, Roma prepara un nuovo documento per rafforzare la cooperazione militare con il Kosovo. L'iniziativa, emersa dal confronto a Pristina tra Guido Crosetto, ministro della Difesa italiano, ed Ejup Maqedonci, il suo omologo kosovaro, accompagna il ritorno dell'Italia al comando della forza internazionale in una fase ancora segnata dalle tensioni tra Pristina e Belgrado.
Secondo quanto riferito dal portale kosovaro Arbresh.info, il ministero della Difesa italiano sta preparando un documento per ampliare e approfondire la collaborazione bilaterale nel settore della difesa. Maqedonci è stato informato dei preparativi in corso e ha discusso con il ministro italiano le possibilità di rafforzare ulteriormente i rapporti militari tra i due Paesi.
KFOR, il generale Roberto Vergori assume il comando
Il passaggio di consegne ha riportato un generale italiano alla guida di KFOR dopo un anno di comando turco. Il generale di divisione Roberto Vergori è subentrato al generale turco Özkan Ulutaş durante una cerimonia al quartier generale della missione, a Camp Film City, nella capitale kosovara.
Con Vergori si tratta del quindicesimo comandante italiano della forza internazionale, attiva dal 1999 per contribuire a un ambiente sicuro e alla libertà di movimento in Kosovo. Alla missione partecipano circa 4.600 militari di 31 Paesi, con il contingente italiano più numeroso: circa 900 unità.
Alla cerimonia hanno preso parte Crosetto, Maqedonci e il vicecomandante della Forza di sicurezza del Kosovo, il generale Enver Cikaqi. Il ministro kosovaro ha ringraziato Ulutaş per il contributo alla pace e alla sicurezza del Paese e ha augurato buon lavoro al nuovo comandante, ribadendo l'impegno di Pristina a proseguire la collaborazione con KFOR e con i partner internazionali.
Sicurezza dei Balcani, Roma punta su una presenza di lungo periodo
Roma considera la stabilità dei Balcani una componente della sicurezza europea e intende mantenere il proprio impegno anche nell'eventualità di una futura riduzione della presenza di KFOR.
"Proseguiremo anche quando KFOR diminuirà il suo impegno in Kosovo", ha dichiarato Crosetto, indicando tra gli obiettivi anche il rafforzamento delle capacità di sorveglianza e di prevenzione delle minacce. Il ministro ha evocato la possibilità di installare radar nella regione per proteggere i Paesi dell'area e contribuire alla sicurezza italiana.
A spiegare la preoccupazione italiana è anche l'evoluzione delle capacità missilistiche. Crosetto ha richiamato gli attacchi contro aeroporti in Arabia Saudita, attribuiti agli Houthi dello Yemen, sostenendo che la velocità raggiunta dai missili dimostra quanto siano diventate complesse le minacce che gli Stati devono prepararsi ad affrontare. Secondo il ministro, questi sviluppi rendono più importante rafforzare la sorveglianza e la cooperazione con i Paesi amici, così da individuare i rischi e prevenire possibili attacchi.
Tra le capacità tecnologiche italiane che potrebbero rientrare in questo quadro, figurano i radar della famiglia Kronos e il velivolo CAEW, un sistema aereo di sorveglianza e allerta precoce recentemente rientrato da un impiego in Arabia Saudita. Si tratta di strumenti con funzioni differenti, ma accomunati dal contributo alla raccolta delle informazioni e alla sorveglianza dello spazio aereo.
Di quali tecnologie si parla
Si tratta di una prospettiva strategica, non ancora una commessa industriale. In primo piano la famiglia di radar Kronos, sviluppata e prodotta da Leonardo. In particolare, il Kronos Grand Mobile High Power è un radar multifunzione in banda C basato su tecnologia AESA, che permette di orientare elettronicamente il fascio radar e seguire contemporaneamente più bersagli. Progettato per la sorveglianza e la difesa aerea e antimissilistica, il sistema ha una portata di sorveglianza dichiarata superiore ai 300 chilometri ed è in grado di individuare e tracciare anche missili balistici tattici. La versione GM HP è stata selezionata per il sistema SAMP/T NG italo-francese e per un programma di rafforzamento delle capacità di difesa aerea italiane.
Diversa è la funzione del velivolo CAEW dell'Aeronautica militare, basato sul Gulfstream G550 e dotato di radar e sensori per la sorveglianza aerea a 360 gradi, l'allerta precoce e il coordinamento delle operazioni. La piattaforma è stata sviluppata con sistemi di missione israeliani. Entrambi gli esempi aiutano a inquadrare le capacità tecnologiche disponibili, ma il ministro Crosetto non ha specificato quale modello di radar intenda eventualmente installare nei Balcani. Non è quindi possibile stabilire, al momento, se il progetto riguardi i Kronos, altri sensori terrestri oppure una rete integrata di sistemi differenti.
Le tensioni tra Pristina e Belgrado restano un fattore di rischio
La cooperazione militare tra Italia e Kosovo si sviluppa in un contesto nel quale la stabilità interna del Paese dei Balcani non può essere data per acquisita. Le tensioni politiche e le proteste legate alle condanne per crimini di guerra inflitte agli ex dirigenti dell'Esercito di liberazione del Kosovo (UCK) hanno riportato l'attenzione sulla fragilità del quadro politico.
Restano inoltre sensibili le aree settentrionali a maggioranza serba, dove le relazioni tra le autorità di Pristina e Belgrado continuano a essere fonte di attrito.
KFOR svolge da oltre 25 anni una funzione di sicurezza e di interposizione, con il compito di contribuire a prevenire un'escalation e favorire un ambiente stabile. Per l'Italia, il rafforzamento dei rapporti con le istituzioni kosovare affianca quindi la partecipazione alla missione NATO e si inserisce in una strategia più ampia di cooperazione con i partner della regione.
Italia tra Kosovo e Serbia, il ruolo del dialogo europeo
L’Italia rafforza la cooperazione militare con il Kosovo, ma senza chiudere la porta a Belgrado. Riconosciuta l’indipendenza kosovara nel febbraio 2008, contribuisce alla sicurezza del Paese attraverso KFOR e considera il dialogo tra Kosovo e Serbia essenziale per evitare nuove escalation nei Balcani occidentali.
Roma sostiene il percorso di integrazione europea della regione e la normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado attraverso il processo promosso dall’Unione europea. Tra i nodi ancora aperti c’è la creazione dell’Associazione delle municipalità a maggioranza serba in Kosovo, prevista dagli accordi sostenuti a livello europeo e tuttora al centro delle tensioni politiche.
La Serbia resta dunque un interlocutore importante per l'Italia sul piano economico e diplomatico. Mantenere aperto il dialogo con Belgrado è considerato funzionale alla stabilità regionale e alla prospettiva europea dei Balcani occidentali, anche alla luce dei rapporti tra la Serbia e la Russia.
La linea italiana punta quindi a tenere insieme il sostegno alla sicurezza del Kosovo, la cooperazione con i partner NATO e la ricerca di una soluzione politica alle controversie tra Pristina e Belgrado. Un equilibrio che attribuisce un ruolo centrale alla diplomazia europea: la normalizzazione delle relazioni resta infatti un elemento fondamentale del percorso di avvicinamento all'Unione europea per entrambe le parti.
Il nuovo documento per consolidare i rapporti militari
Il documento bilaterale in preparazione potrebbe dare ulteriore struttura alla collaborazione tra Roma e Pristina, in un momento in cui l'Italia considera essenziale mantenere alta l'attenzione sulla sicurezza dei Balcani occidentali. Il rafforzamento dei rapporti con le istituzioni kosovare si affianca così alla guida di KFOR e all'impegno diplomatico per favorire la stabilità regionale, senza rinunciare al dialogo con Belgrado.