Le borse giovedì hanno chiuso in calo, complici i nuovi timori legati all’inflazione dopo il balzo del prezzo del petrolio, mentre circolano voci su nuovi raid USA contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato.
Le borse europee hanno aperto in calo giovedì, mentre il nuovo balzo del prezzo del petrolio alimentava i timori di inflazione. Gli investitori hanno esaminato i verbali della riunione di settembre della Federal Reserve statunitense, diffusi mercoledì, e attendono quelli della Banca centrale europea.
Le piazze asiatiche sono scese a loro volta, dopo che l'S&P 500 e il Nasdaq a Wall Street si erano allontanati dai massimi storici.
In apertura, il DAX tedesco ha perso lo 0,76% e il FTSE 100 di Londra lo 0,75%. Il CAC 40 francese è sceso dello 0,64%, mentre l'Euro Stoxx 50 ha ceduto l'1,06%.
I prezzi del greggio sono risaliti, sullo sfondo di incertezze sulle forniture mondiali. Stati Uniti e Iran non hanno ancora raggiunto un accordo per porre fine alla loro guerra.
All'inizio della settimana le quotazioni del petrolio erano invece arretrate, complice il segnale che le esportazioni dal Medio Oriente stavano tornando verso i livelli precedenti alla guerra e che i Paesi del G7 avevano concordato di attingere alle loro riserve strategiche.
Le tensioni sono però riemerse quando i dati hanno mostrato che Teheran aveva intensificato gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz, i ribelli huthi hanno smentito di aver perso territori strategici e alti funzionari del settore petrolifero hanno avvertito che le scorte mondiali si stanno riducendo a livelli preoccupanti.
Mercoledì la rivista The Atlantic ha riferito che la Casa Bianca ha chiesto al Pentagono di preparare opzioni per attacchi contro obiettivi iraniani in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti del prossimo mese, con i repubblicani di Trump a rischio di perdere il controllo di entrambe le Camere del Congresso.
Secondo l'articolo, l'entità dei possibili attacchi e i bersagli sono ancora oggetto di discussione, ma un'operazione più ampia potrebbe seguire il voto del 3 novembre.
Sempre secondo il settimanale, neppure i sostenitori dei raid si aspettano che possano riportare l'Iran al tavolo dei negoziati o ripristinare la sicurezza del traffico nello Stretto di Hormuz. Puntano però sul fatto che un'azione militare aiuti Trump a mostrarsi forte alla vigilia del voto.
Giovedì entrambe le principali quotazioni di riferimento del greggio sono salite di oltre il 3%, con le forniture colpite anche dal blocco di oltre 500.000 barili al giorno di produzione nel Golfo del Messico, dove i produttori hanno fermato le attività in vista dell'uragano Isaias.
Poco dopo l'apertura delle borse europee di giovedì, il Brent, riferimento internazionale, guadagnava il 3,7% a 103,91 dollari al barile. Il WTI, benchmark statunitense, cresceva di oltre il 3,45% portandosi sopra i 91,41 dollari al barile.
L'Agenzia internazionale dell'energia ha dichiarato mercoledì che i suoi membri sono favorevoli ad accelerare i rilasci di scorte petrolifere già annunciati a marzo, dando priorità al diesel dove possibile.
Il rincaro del petrolio ha riacceso i timori di inflazione e ha aumentato le pressioni al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato, già ai massimi da diversi anni.
Il rendimento del decennale francese si attestava al 4,89%, quello del bund tedesco al 3,48%.
Il rendimento del Treasury decennale statunitense è rimasto vicino ai massimi da decenni, al 5,32%. I verbali della riunione di settembre della Federal Reserve, pubblicati mercoledì, mostrano che la maggior parte dei membri considera probabile un nuovo aumento dei tassi entro fine anno.
L'inflazione negli Stati Uniti resta al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Fed. A settembre, la banca centrale ha alzato i tassi per la prima volta da luglio 2023, di un quarto di punto percentuale, portandoli in una forchetta tra il 3,75% e il 4%.
L'aumento dei rendimenti obbligazionari ha messo sotto pressione anche i listini azionari: costi di finanziamento più elevati possono comprimere gli utili aziendali e rendere le obbligazioni più attraenti per gli investitori.
In Asia i mercati sono scesi in tutte le principali piazze, da Tokyo a Hong Kong, Sydney, Shanghai, Singapore, Seul, Wellington, Taipei e Manila.
Mercoledì l'indice guida S&P 500 a Wall Street ha perso lo 0,2%, dopo aver toccato un massimo storico il giorno prima. Il Dow Jones Industrial Average è sceso dello 0,7%, mentre il Nasdaq Composite, a forte componente tecnologica, ha ceduto lo 0,2% dal suo record.
I titoli tecnologici hanno ripiegato dopo i recenti rialzi, mentre gli investitori si preparano alla stagione delle trimestrali: valutazioni elevate e ingenti investimenti nell'intelligenza artificiale mettono i profitti sotto la lente.
Le azioni Samsung sono scese nonostante il gruppo preveda un aumento del 782,5% dell'utile operativo del terzo trimestre, a 107,4 mila miliardi di won (circa 71,8 miliardi di euro), grazie al rialzo dei prezzi dei chip di memoria.
Nel frattempo l'euro è rimasto vicino ai minimi da giugno 2025, appesantito dai timori per l'elevato livello del debito francese.
Giovedì mattina l'euro scambiava a 1,12 dollari, la sterlina a 1,32 dollari e il dollaro a 158,13 yen. L'oro è salito leggermente a 4.143,90 dollari l'oncia.