Giornata mondiale contro l'AIDS, situazione al collasso nel Congo

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Di Euronews
Giornata mondiale contro l'AIDS, situazione al collasso nel Congo
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Nel villaggio globale, investito dal Covid, l'AIDS è ancora una minaccia planetaria: 1.500.000 persone sono state infettate nel 2020, e 680.000 sono morte per cause legate all'HIV nello stesso anno.

Nella giornata mondiale dedicata alla lotta all'AIDS, il Programma delle Nazioni Unite sull'HIV e l'AIDS (UNAIDS) avverte che il mondo potrebbe essere impreparato a futuri contagi, a meno che i leader non affrontino le disuguaglianze.

Nel tweet: "I governi hanno concordato obiettivi ambiziosi in materia di AIDS per il 2025. Per soddisfarli è necessario che i governi si concentrino sull'eliminazione delle disuguaglianze, per investire in risposte guidate dalla comunità e per rispettare i diritti umani. Poniamo fine alle disuguaglianze, fermiamo l'AIDS, poniamo fine alle pandemie. #Worldaidsday".

Secondo El Mustapha Attighie, direttore nazionale UNAIDS,Mauritania, "le disuguaglianze sono alla base di molti mali, in particolare nella lotta contro l'AIDS. Se i diritti umani non sono rispettati, se c'è lo stigma e la discriminazione, e se le persone sono lasciate indietro, tutto questo aumenta i rischi di HIV".

Secondo le analisi globali, il Covid-19 sta riducendo la risposta all'AIDS in molti luoghi. Il ritmo dei test è diminuito quasi uniformemente e meno persone che vivono con l'HIV hanno iniziato il trattamento nel 2020 in 40 dei 50 paesi che riferiscono al Programma delle Nazioni Unite.

César Núñez, direttore dell'ufficio di New York, Programma Congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS (UNAIDS), sottolinea un altro problema: "All'inizio - dice - avevamo l'impressione che le persone che vivono con l'HIV non sarebbero state colpite in modo diverso dal Covid. Un fatto che si è dimostrato sbagliato. Queste persone sperimentano esiti più gravi e hanno maggiori comorbidità da Covid rispetto alle persone che non vivono con l'HIV".

Congo, situazione al collasso

I sistemi sanitari lottano per affrontare più casi e nuove varianti, le persone che soffrono di altre malattie affermano di sentirsi lasciate indietro.

Nella Repubblica Democratica del Congo, le risorse sono state riassegnate e coloro che vivono con l'HIV e l'AIDS lamentano di essere stati privati di molte cure.

Jean Louis e sua moglie Odette sono entrambi sieropositivi.

"Prima avevamo razioni di cibo, ora non più, è tutto passato - dice lui - le cure mediche, i finanziamenti nel settore dell'HIV, tutto ciò non esiste più".

Un recente rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'HIV e l'AIDS (UNAIDS) ha rilevato che i blocchi per il coronavirus e altre restrizioni hanno bruscamente interrotto i test dell'HIV in tutto il mondo.

In molti Paesi, ciò ha portato a forti cali delle diagnosi del male in questione, a rinvii di servizi di assistenza e principi di trattamento.

"Più impegno e risorse per porre fine all'epidemia di AIDS nel Congo entro il 2030", è l'auspicio generale.

Parti in causa e addetti ai lavori, comunque, sanno che senza il supporto internazionale l'epidemia di AIDS nel Paese non finirà mai.