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Cina, guerriglia "a ultrasuoni" contro il personale diplomatico Usa

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Cina, guerriglia "a ultrasuoni" contro il personale diplomatico Usa

Cina, guerriglia "a ultrasuoni" contro il personale diplomatico Usa
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Sembra la trama di un thriller fantapolitico, ma in quel che sta accadendo al personale diplomatico di stanza in Cina, il governo statunitense vuole vederci chiaro.

Tutto parte dal malore di Jinnie Lee, portavoce del consolato americano di Guangzhou, in Cina: tra la fine del 2017 e l'aprile 2018 la donna inizia ad avvertire ripetutamente uno strano fischio alle orecchie, accompagnato da una sensazione di pressione intracranica. Tornata in patria, i medici le diagnosticano un trauma cerebrale moderato; ma il sospetto del governo è che si sia trattato, nientemeno, che di un cosiddetto "sonic attack", un attacco sferrato con un'arma a ultrasuoni.

"Stiamo cercando di capire cosa sia accaduto in Cina e prima ancora a L'Havana" ha riferito in Commissione esteri il segretario di Stato Mike Pompeo. "Abbiamo chiesto assistenza al governo Cinese perché facciano ciò che si sono impegnati a fare in ottemperanza alla convenzione di Vienna, e cioé garantire la sicurezza del personale diplomatico e straniero".

Un precedente in effetti, si era già verificato a Cuba nell'agosto 2017, quando sintomi molti simili erano stati riscontrati tra il personale d'ambasciata di stanza a l'Havana. Non è chiaro se i due episodi siano collegati, ma nel frattempo il Dipartimento di Stato ha rivolto un allerta agli americani che si trovino in Cina: "se avvertite strani fischi o rumori insoliti e molto acuti - recita l'avviso - non cercate di individuarne la fonte ma allontanatevi subito".