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Loro sono le persone che lottano in Polonia per il diritto all'aborto

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Loro sono le persone che lottano in Polonia per il diritto all'aborto

Loro sono le persone che lottano in Polonia per il diritto all'aborto
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Donne e uomini in tutta la Polonia stanno organizzando una strenua resistenza per dire no ai tentativi del governo di restringere l'accesso all'aborto nel Paese.

Finita la loro giornata di lavoro, agricoltori, professori, manager d'azienda e architetti scendono in piazza e per le strade assieme alle attiviste per il diritto all'aborto, radunando persone e consensi per la causa. Passano il tempo a pianificare dimostrazioni e picchetti, stampano volantini, ospitano dibattitti e promuoveno le iniziative sui social media, pronti a reagire di persona a qualsiasi sviluppo istituzionale.

"A volte dobbiamo organizzarci in un paio di giorni", spiega Marta Lempart, 39enne manager di un'azienda di costruzioni e nota per essere la leader di Strajk Kobiet, Sciopero delle Donne Polacche.

Il gruppo, che conta più di 60mila follower su Facebook, era in prima fila per lo sciopero nazionale del Lunedì Nero nel 2016 che ha avuto un ruolo decisivo nel fermare i legislatori ed impedire loro di votare per la messa al bando dell'aborto.

Ora vogliono ripetersi in risposta ad una bozza di legge discussa questa settimana che vuole mettere fuori legge gli aborti effettuati a causa di malformazioni genetiche nel feto.

Questa casistica comprende il 95% degli aborti effettuati legalmente in Polonia dove le interruzioni di gravidanza sono consentite solamente in due altre circostanze: se la vita della madre è a rischio o quando la gravidanza è conseguenza di un incesto o di una violenza sessuale.

Più di 200 Ong nel mondo hanno firmato una petizione, giovedì scorso, in cui si condanna la proposta di legge: "metterebbe a rischio la vita delle donne e violerebbe le obbligazioni della Polonia nei confronti dei diritti delle donne riconosciuti internazionalmente".

Marta sostiene che molti dei membri del network che sta protestando non sono necessariamente a favore dell'aborto ma che si battono in seguito ad esperienze personali oppure perché preoccupati dalla volontà restrittiva del legislatore.

Ci tiene a respingere l'idea che celebrità e politici abbiano un ruolo importante in questa lotta. "Il movimento", dice, "è nato come una coalizione di persone ed è finito come tale".

"Il movimento è nelle nostre case... Siamo noi".

Chi sono le persone dietro questo movimento?

Queste le loro storie.

Marta Lempart l 39

Manager di un'impresa di costruzioni l Breslavia

Nel 2016 ho convocato lo sciopero nazionale per lunedì 3 ottobre in 150 città polacche e in 60 all'estero.

Ho diretto il comitato nazionale per lo sciopero: l'ufficio di sostegno nazionale per tutti gli attivisti. Sono spesso chiamata "la leader della protesta" e trattata come tale. Qualsiasi cosa funzioni, va bene. Il mio unico lavoro, qui, è quello di creare le condizioni affinché i politici locali agiscano, ci sia supporto finanziario, copertura di stampa e aiuto legale.

Non ho abortito, in realtà sono lesbica, ma conosco alcune donne che lo hanno fatto. Tutti per la stessa ragione - non volevano essere incinte. Si tratta di una delle motivazioni che spingono ad abortire. Ci sono anche altri fattori, naturalmente, ma concentrarsi su di essi, classificarli, è pericolosamente vicino a giudicarli. Non importa quali siano le cause: quando una donna vuole partorire, lo farà. In caso contrario, non lo farà.

Miranda Korzeniowska l 41

Arredatrice e artista l Sanok

Sono stato coinvolta nel movimento in difesa del diritto di scelta il 3 ottobre 2016. Organizzo le proteste, preparo il materiale e lavoro sui social media. Non ho abortito e non posso dire di conoscere qualcuno che lo abbia fatto, ma credo che ogni donna debba decidere da sola.

Non imponiamo agli altri le nostre convinzioni. Permettiamo a tutti di avere il loro punto di vista, una propria logica e prendere decisioni diverse.

Eliza Brzozowska

Agricoltore in pensione l Węgorzewo

I cambiamenti avvenuti dopo che il PiS (partito Ordine e Giustizia) è salito al potere non mi hanno consentito di rimanere calma - non sono riuscita a stare a guardare, e così ho iniziato a frequentare le manifestazioni in diverse città.

Quando la maggioranza al potere ha respinto il disegno di legge che avrebbe dovuto rendere più liberale la legge sull'aborto in Polonia, ho convocato il primo picchetto nella nostra città e così siamo scesi in strada. Da allora stiamo facendo tutto quello che c'è da fare: siamo in piazza, prepariamo materiale di protesta, siamo sui social media.

La necessità del governo di vietare l'aborto si basa sulla convinzione che le donne non siano in grado di pensare da sole, che non abbiamo alcuna empatia. Che siamo cittadine di seconda classe.

Per me è inimmaginabile che una donna non possa decidere di abortire sapendo di non essere in grado di prendersi cura del bambino.

Agata Z. l 53

Interprete l Kłodzko

Ho partecipato al movimento quando è iniziato lo sciopero delle donne polacche. La situazione mi ha fatto pensare a ciò che avevo dimenticato molti anni fa, cioè che ogni donna dovrebbe avere il diritto di scegliere. Ho co-organizzato le proteste a Kłodzko. Ho cercato di creare e mantenere un gruppo femminista locale. Sono attiva sui social media, dove mi occupo di spiegare i problemi e talvolta ci litigo pure, sui social.

Krzysztof Buja l 48

Specialista delle risorse umane l Danzica

Due anni fa, quando si è parlato per la prima volta del progetto di divieto totale dell'aborto in Polonia, mi sono impegnato nella lotta a favore della scelta perché credo che sia uno dei diritti umani fondamentali nel mondo civilizzato. Faccio tutto il possibile: organizzo e partecipo a dimostrazioni e attività educative, co-creo e partecipo a nuovi movimenti (formali e informali), discuto molto di questi temi - su internet e nella vita reale.

Per quanto ne so, mia madre ha abortito per motivi prettamente sociali. Conosco persone che hanno avuto la stessa esperienza ma non mi faccio domande al riguardo. Non dovrebbe interessarmi.

Stanisława Kuzio-Podrucka

Banchiere l Zgorzelec

Nella mia città sono la leader del movimento e l'organizzatrice principale delle proteste. Promuovo i miei eventi anche sui social media e su quelli dei miei amici e di tutto il movimento.

Quando ero incinta, la mia unica gravidanza, dopo un test oculistico ho dovuto fare una scelta: una gravidanza che si sarebbe conclusa con il taglio cesareo o un aborto. Fortunatamente all'epoca non esisteva una "clausola di coscienza" per i medici in Polonia, quindi ho potuto scegliere.

La mia gravidanza è stata una mia scelta, così come è stata una scelta tenerlo.

Ognuna di noi donne è abbastanza ragionevole per prendere una buona decisione per se stessa dopo aver parlato con il medico, dopo aver soppesato i pro e i contro.

Wosak Marta l 39

Insegnante di scuola materna l Wałbrzych

Sono sempre stato favorevole alla libertà di scelta ma ho deciso di farmi avanti quando nel 2016 è stato minacciato il divieto totale di abortire in Polonia. Sono il principale organizzatore dello sciopero delle donne polacco nella mia città. Preparo materiali, organizzo dibattiti ed eventi, lavoro sui social media.

La lotta per la scelta è una lotta per il rispetto, la dignità, la vita e la salute - mia, di mia figlia, di tutte le donne.

Krzysztof Niciejewski l 42

Stock manager l Wrocław

Il diritto all'aborto è un diritto inalienabile di ogni donna. È lei a dover sopportare le conseguenze della sua decisione - morale e sociale - ed è quindi l'unica ad avere il diritto di decidere nel merito.

Il mio ruolo è marginale. Faccio parte del cosiddetto Men's Support of Women's Strike (sostegno degli uomini allo sciopero delle donne). Sostengo gli scioperi per lo più con la parte del trasporto, con i preparativi e le misure di sicurezza.

Aga l 37

Architetto l Londra, Regno Unito

Il mio attivismo è iniziato durante le prime grandi proteste femminili nell'aprile 2016, inizialmente a Varsavia. A giugno 2016 avevo iniziato ad organizzare le prime dimostrazioni londinesi.

Mi immedesimo in quelle donne che non hanno avuto possibilità di scegliere: il senso di ingiustizia sociale è stato enorme, considero il diritto di accedere all'aborto come un diritto umano fondamentale.

Al momento sono co-organizzatrice e co-fondatrice di diversi movimenti femministi a Londra. Non ho una storia personale di difficoltà, non ho avuto io stessa un aborto ma conosco parecchie donne che hanno dovuto farlo.