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"Vi spiego la mafia in Sudamerica"

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"Vi spiego la mafia in Sudamerica"

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Abbiamo parlato con Antonio Nicaso a Toronto, uno dei massimi esperti di criminalità organizzata

La mafia italiana è sempre stata attivissima in America del sud, ma, data la situazione d'instabilità fra Venezuela e Colombia, con un paese sull'orlo dell'implosione sociale da un lato e una nazione che si avvia a complicate elezioni politiche e presidenziali dall'altro, ne sta approfittando? Siamo andati a chiederlo ad Antonio Nicaso, studioso di fama mondiale dei fenomeni criminali e uno dei papà della serie televisiva "Bad Blood", uno dei maggiori successi della stagione che ci spiega cosa rappresenta il Venezuela per la mafia.

"Sin dagli anni '90 i broker della droga vivevano in Venezuela, al confine con la Colombia, e facevano i pendolari protetti, da Caracas che non ha mai firmato trattati di estradizione con gli Usa".

La Ndrangheta sta approfittando della crisi venezuelana?

"La Ndrangheta sa aprofitatre di tutto e potrebbe anche investire in Venezuela acquisendo beni che si può comprare per niente. Un'ottima maniera per lavare denaro e acquisire beni a prezzi vantaggiosi".

Il processo di pace in Colombia serve o danneggia le mafie italiane?

"Né l'uno nell'altro, le mafie italiane hanno bisogno di broker che sappiano gestire i carichi, farli muuovere. La Ndrangheta ad esempio in Colombia ¨è assai rispettata ed arriva a comprare un chilo di cocaina ad appena 1000 dollari. Inoltre non ha mai lasciato debiti, quindi la malavita locale della Ndrangheta si fida".

Cosa ci vuole per sconfiggere definitivamente il narcotraffico?

"Bisognerebbe decidere cosa si vuole fare. Non si può continuare a procedere solo con operazioni militari, si potrebbe dare la possibilità ai contadini colombianio boliviani di coltivare altro. Ma bisogna decidere. E sapere se esiste una reale volontà politica. Se si coltivasse grano in Colombia questo danneggerebbe i produttori del Texas. Verrebbe tollerato? Perché se si dicesse di procedere in questo modo si potrebbe fare un programma sotto l'egida delle Nazioni Unite".