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Reato di tortura in Italia: "vago e non tassativo"

La legge italiana sul reato di tortura bocciata dal Comitato Onu contro la tortura il 6 dicembre a Ginevra. Ne parliamo con Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

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Reato di tortura in Italia: "vago e non tassativo"

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Il Comitato Onu contro la tortura ha presentato il 6 dicembre a Ginevra le conclusioni sul rispetto della Convenzione Onu contro la tortura. Risultato? L'Italia, che è arrivata tardi e dopo 4 anni di discussione parlamentare a legiferare sul reato di tortura, è bocciata su tutta la linea. Perché ce lo spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone:

"Perché l’italia ha deciso che fosse un reato generico che chiunque può commettere, un criminale comune, oppure un marito nei confronti della moglie, ma nella definizione dell'Onu è chiaro che il reato deve essere specificamente riferito ai pubblici ufficiali".

"Il reato di tortura nel diritto umanitario e poi nel sistema diritti umani nasce per porre limiti all’esercizio di punire dello Stato" continua Gonnella che definisce la legge italiana "vaga e non tassativa" perché lascia troppo spazio ai giudici.

Per quanto riguarda i Paesi europei i sistemi sono diversificati, spiega Gonnella. Alcuni Paesi hanno un sistema coincidente con la definizione dell'Onu, altri non hanno definizioni coerenti. "La Spagna ha una legislazione perfetta dal punto dei vista dei contenuti, ma la legge è applicata pochissimo nelle sedi giurisprudenziali. In Germania, dove invece c'è una legge lontana dalla definizione dell'Onu la Corte Costituzionale, ha dato sentenze nette".