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Migranti: Euronews intervista il dottore di Lampedusa Pietro Bartolo

In occasione della presentazione del suo libro "Lacrime di sale" in Francia, Bartolo ha raccontato le torture che osserva sui migranti che cura a Lampedusa e ha lanciato un appello all'Europa.

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Migranti: Euronews intervista il dottore di Lampedusa Pietro Bartolo

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La situazione dei migranti in Libia suscita sempre più preoccupazione: mentre un reportage mostra come esseri umani vengono messi all’asta come schiavi, l’Onu condanna il patto fra Italia e Libia definendolo “disumano”. Testimone di torture è Pietro Bartolo, il medico che da oltre due decenni cura i migranti arrivati a Lampedusa, Lilia Rotoloni di Euronews lo ha intervistato in occasione della presentazione del suo libro “Lacrime di sale” in Francia.

“Io penso che abbiamo fatto peggio di quello che ha fatto l’Europa con la Turchia” afferma Bartolo riferendosi all’accordo fra Italia e Libia. “Perché in Turchia si sono creati campi profughi. In Libia sono stati creati lager, campi di concentramento, queste persone vengono torturate, seviziate, le donne vengono violentate, gli uomini vengono torturati. Sono violenze inaudite. Noi abbiamo avuto dei casi di ragazzi che sono stati scuoiati. Vengono tenuti senza mangiare, vengono affamati, arrivano pelle e ossa, come si suol dire, poi per tenerli buoni da quella parte”.

“In Libia specialmente i neri non hanno lo status di essere umani – continua Bartolo – sono considerati degli esseri inferiori sui quali si può fare di tutto. Noi vediamo i segni delle torture: colpi di arma da fuoco, segni di elettricità, bruciature, frustrate, segni di scuoiamento. Sono cose brutali, inaccettabili, tutta l’Europa dovrebbe indignarsi e prendere dei provvedimenti seri, umani, non di diniego”.

“Quando io sento in televisione chi si vanta dicendo “quest’anno abbiamo avuto un 40% in meno” senza pensare e senza sapere che fine fa questo 40% in meno, dobbiamo essere orgogliosi di questo?” si chiede il medico. “No, non dobbiamo essere orgogliosi noi e nemmeno l’Europa, perché l’Europa ha una responsabilità enorme su questo e non può lasciare sola l’Italia, la Grecia o Malta. Noi nel nostro murale che abbiamo a Lampedusa abbiamo scritto: “Proteggere le persone, non i confini”. Perché i confini non esistono, i confini li creiamo noi, noi siamo cittadini del mondo e abbiamo tutti il diritto di vivere una vita dignitosa”.

Bartolo racconta anche la storia di un migrante nigeriano, passato per la Libia, vittima di torture, che inizialmente si rifiutava di farsi visitare. Quando lo ha convinto, il dottore ha scoperto che il giovane era stato evirato.