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I paradisi fiscali al vaglio dell'UE

All'Ecofin si discute della creazione di una lista nera dei paradisi fiscali

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I paradisi fiscali al vaglio dell'UE

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I paradise papers mettono a nudo il conflitto tra esigenze europee e interessi nazionali. Martedi i ministri delle finanze europei hanno discusso della creazione di una lista per indicare nero su bianco quei paesi ritenuti paradisi fiscali e che permetterebbe quindi di sanzionare gli investimenti fatti da persone, organizzazioni e governi. Come afferma il ministro francese Bruno Le Mer, “Sono già state fissate delle regole ma dobbiamo attuare queste norme e forse anche rafforzare le regole sulla trasparenza. Lo stesso per gli Stati: sappiamo che c‘è una cooperazione tra gli Stati membri per avere maggiori informazioni e maggiore trasparenza, ma gli Stati membri devono rispettare i loro impegni e se non lo fanno devono essere sanzionati”.
Si stima che circa il 10% del PIL mondiale sia riversato in conti off-shore. Una cifra grande come l’economia giapponese e tedesca messe insieme. Ben l’80% degli investimenti offshore appartiene allo 0,1% dell‘élite più ricca del globo.
Le recenti rivelazioni, hanno reso noto come la Nike abbia usato le scappatorie offerte dalla legislazione fiscale olandese per ridurre al due per centro le tasse da pagare in Europa. l’Unione europea vuole ora armonizzare i sistemi fiscali. “Una direttiva è un buon primo inizio, un bel primo strumento – spiega il direttore del Think tank Bruegel – ma non può essere il risultato finale: è solo una parte della storia, la commissione europea dovrà contribuire a esercitare pressione pubblicando dati e pubblicando informazioni che certamente aumenteranno la pressione nei dibattiti domestici “.
Ma trovare un accordo tra gli Stati membri non sarà facile: alcuni Pesi europei grazie a regimi fiscali vantaggiosi hanno attirato grandi capitali di compagnie e privati.