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Crisi in Catalogna: danza diplomatica a Bruxelles prima dell'ultimatum

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Crisi in Catalogna: danza diplomatica a Bruxelles prima dell'ultimatum

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La corsa diplomatica tra Madrid e Barcellona entra nella fase finale. A poche ore all’ultimatum entro il quale il leader catalano dovrà affermare se intende dichiarare o meno l’indipendenza della Regione, i separatisti si rivolgono di nuovo a Bruxelles. In visita nella capitale belga, mercoledì il consigliere per gli affari esteri catalano ha accusato il governospagnolo di non rispettare i valori fondamentali europei
“Al giorno d’oggi ci sono prigionieri politici nell’Unione europea- ha affermato Raül Romeva- e quello che accade in Catalogna avrà effetti a lungo termine sugli altri paesi europei, sulle società europee, sull’economia europea e soprattutto sulla credibilità europea”.
Lunedì due importanti esponenti indipendentisti sono stati arestati con l’accusa di aver ostacolato le operazioni della Guardia Civile, impegnata a sequestrare materiale destinato ad essere utilizzato per il referendum illegale del 1 ottobre.
A spendersi per la causa spagnola, invece, è il leader socialista Pedro Sanchez, che – incontrando il presidente dell’europarlamento Antonio Tajani – ha abbandonato ogni ambiguità circa la sua posizione a sostegno del governo di Madrid. La sua versione sulle ragioni della detenzione dei due politici catalani è nettamente diversa: “Su questo punto voglio precisare che si tratta semmai dei politici incarcerati perché non hanno rispettato la legge e hanno agito contro di essa”.
La nostra corrispondente, Ana Lázaro Bosch, riferisce che “durante la visita a Bruxelles, Pedro Sánchez ha affermato che il presidente catalano ha due possibilità per evitare l’applicazione dell’articolo 155: a accetta apertamente di non dichiarare l’indipendenza, oppure convoca elezioni anticipate”.