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Hugh Hefner, l'uomo che fece sognare anche l'URSS


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Hugh Hefner, l'uomo che fece sognare anche l'URSS

Apripista della rivoluzione sessuale, picconatore della moralità bigotta: tra i VIP è corsa a celebrare il genio di Hefner

Pioniere della stampa erotica, alfiere della libertà di pensiero, apripista della rivoluzione sessuale, picconatore della moralità bigotta e puritana. È una gara a superarsi, nel profluvio di epiteti con cui soprattutto lo showbiz a stelle e strisce ricorda il patron di Playboy Hugh Hefner.


Il Tweet con cui Playboy ha annunciato la morte del suo fondatore e padre, Hugh Hefner

La gonna come barometro del progresso: “Ho creato Playboy, perché si stava allungando”

Leggenda vuole che Hugh Hefner, classe 1926, avesse elaborato il progetto di Playboy nella cucina della sua abitazione a Chicago. “Quando ho visto che le gonne avevano cominciato ad allungarsi invece di accorciarsi – diceva -, ho capito che non stavamo imboccando la via del progresso”. Da qui la volontà di scuotere l’America benpensante, ancora abituata a vedere le coppie sposate dormire in camere separate. È il 1953, quando il terremoto Hefner scuote il Paese, servendo un primo numero con in copertina Marylin Monroe.

Hugh Hefner: “Quando ho visto che le gonne avevano cominciato ad allungarsi invece di accorciarsi ho capito che non stavamo imboccando la via del progresso”


“Hugh Hefner era un GIGANTE di giornalismo, libertà di parola e diritti civili – twitta il celebre conduttore televisivo statunitense Larry King, accompagnando le sue parole di una foto che lo ritrae con Hefner -. Era un vero originale e un mio amico. Riposa bene Hef”


“Riposa in pace, leggendario Hugh Hefner – scrive la celebrità del piccolo schermo Kim Kardashian -. Sono così onorata di aver fatto parte della squadra di Playboy. Sentiremo molto la tua mancanza. Ti amiamo, Hef!”


E sullo stesso account Twitter di Kim Kardashian c‘è chi ripesca copertina e servizio che le dedicò Playboy


“Uno degli uomini più gentili che abbia mai conosciuto – lo celebra invece Nancy Sinatra, che twitta anche una foto in cui appare nelle sue braccia

Hugh il rivoluzionario, con lo spirito dell’imprenditore


Proprio al momento in cui cominciava a circolare la voce della sua morte, alla “Playboy Mansion” – l’abitazione di Hefner a Beverly Hills – era in visita un tour promozionale di Star Trek. Tra i presenti, a chi ne ha celebrato l’impatto esercitato sul complesso della società americana, esprimendo dolore per la sua scomparsa, hanno fatto eco altri, che lo hanno ricordato anche come portabandiera del sogno americano, capace di far vivere e spingere oltre i limiti del sogno americano.

Giarrettiere e pizzi per sfondare la Cortina di ferro: Playboy alla conquista dell’URSS


Ammicanti mani guantate, giarrettiere e pizzi, con cui le conigliette di Hefner hanno sfidato la Guerra fredda, facendosi ambasciatrici del Sogno americano anche al di là della Cortina di ferro.
“Per noi giovani sovietici – racconta il giornalista di moda Alexey Polyakov -, Playboy era l’incarnazione del mito dell’Occidente: misterioso, affascinante, proibito, depravato. Un simbolo di cocktails, uscite in yacht e, ovviamente, giovani mezze nude”.


Hugh Hefner: “Ci ho anche provato a vivere una vita normale, ma non faceva proprio per me”.


Tre mogli, quattro figli e una girandola di feste e notti brave, alimentata fino all’ultimo da un importante consumo di Viagra, Hefner amava dire quasi impotente: “Ci ho anche provato a vivere una vita normale, ma non faceva proprio per me”.

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