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Polonia: una riforma della Giustizia che infiamma il Paese

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Polonia: una riforma della Giustizia che infiamma il Paese

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La Corte Suprema deve essere ricostruita perché è “controllata da sinistra e da forze straniere”: così il leader PiS, Jarosław Kaczyński

C’è un clima di forte tensione in Polonia. A Varsavia il Sejm, la Camera bassa del parlamento polacco, controllata dal partito di maggioranza Diritto e Giustizia (PiS) di destra ed euroscettico, ha approvato la legge sulla Corte suprema che di fatto cancella l’autonomia della magistratura.

La controversa riforma, fortemente voluta dal governo di Varsavia e già posta sotto osservazione da parte dell’Unione europea, che la considera come una nuova minaccia alla separazione dei poteri e all’indipendenza del potere giudiziario, sta alimentando un forte dibattito in Polonia e in Europa.
Il progetto di legge è stato fortemente voluto dal partito conservatore (Pis) di Jaroslaw Kaczynski, nonostante il no di tutti i partiti di opposizione e le critiche del Presidente della Corte suprema Malgorzata Gersorf .

Cosa prevede la legge

La legge assegna al ministro della Giustizia il potere di nomina dei candidati alla Corte. Da tempo Il governo della Polonia, dal 2015 guidato dal partito di estrema destra ed euroscettico Diritto e Giustizia (PiS), sta introducendo una serie di riforme del sistema giudiziario giudicate illiberali dalle opposizioni e da molti osservatori. La settimana scorsa, ad esempio, è passata una legge che permette al governo di far “andare in pensione” tutti e 83 i giudici della Corte Suprema del paese, a prescindere dalla loro età, e di sceglierne i sostituti.

Un’altra nuova legge darà al governo il potere di nominare 22 dei 25 funzionari che scelgono i giudici e ne propongono gli avanzamenti di carriera: finora erano gli altri giudici occuparsi di questo compito. Nonostante le critiche e ammonizioni dell’Unione Europea, il PiS, che ha vinto le elezioni del 2015, definisce la riforma della giustizia indispensabile per razionalizzare il sistema giudiziario del paese e per combattere la corruzione. Intanto l’ex ministro della Giustizia Borys Budka, membro del partito di centrodestra Piattaforma Civica, su Facebook, giorni fa, tuonava: “È così che comincia una dittatura.”

Più poteri al ministro della giustizia?

La nuova prova di forza del PiS segue all’apertura nel 2016 da parte dell’Ue di una procedura di infrazione nei confronti di Varsavia per la precedente controversa riforma del Tribunale costituzionale. La procedura, qualora attivata dalla Commissione europea, potrebbe condurre all’utilizzazione dell’articolo 7 del trattato europeo, che prevede sanzioni fino alla sospensione del diritto di voto per il paese interessato. Si tratta di una misura particolarmente pesante e senza precedenti che dovrebbe essere adottata all’unanimità e l’Ungheria di Orban, ha già annunciato voto negativo.

Ieri la Commissione Europea ha commentato le riforme introdotte dal governo polacco dicendo che ne “segue con preoccupazione i recenti sviluppi”. Non sono i primi interventi sul sistema giudiziario approvati dal governo di Diritto e Giustizia, partito che esprime la prima ministra del paese, Beata Szydło, ma che ha un leader diverso, Jarosław Kaczyński: in passato aveva già nominato delle persone fidate a capo della Corte Costituzionale del paese. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha inviato una lettera a Duda, un chiaro segnale di preoccupazione.