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Siria, fra i volontari stranieri anti Isis


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Siria, fra i volontari stranieri anti Isis

Non soltanto jihadisti. Il fenomeno dei combattenti stranieri è aumentato in questi anni nello scenario siriano. Tanti sono scesi qui a lottare nelle fila dell’Isis, molti altri hanno combattuto sotto le bandiere dello SDF acronimo delle forze siriane democratiche, una formazione che raggruppa curdi, membri dell’esercito siriano di liberazione, oppositori al regime di Bashar al Assad, ma anche agli uomini in nero di Daesh. Oltre a loro cittadini stranieri arrivati qui percorrendo le stesse rotte dei volontari jihadisti, ma con motivazioni opposte: battersi contro l’oscurantismo islamista.

Dice un volontario britannico: “Qui ci sono forze secolari e democratiche, gente di qui, non americani o britannici. Questa gente vuole liberare il proprio paese e noi li sosteniamo. Sono cristiano. Vogliamo costruire una Siria democratica, un furuto pacifico pacifico per questo paese ed avanzare insieme per davero”.

Anche di americani però ce ne sono, a ben guardare. Le motivazioni sono più o meno le stesse di chi ha messo firma negli Stati Uniti per combattere il terrorismo

Un volontario statunitense di lungo corso dice: “Avevo un amico la cui sorella è morta negli attacchi di Parigi al Bataclan. Ho combattuto in Iraq fra il 2006 e il 2009. Ho perso amici laggiù, e questo è il mio modo di continuare la lotta”.

Seppure sostenute sulla carta dagli Stati Uniti, le sdf sono state spesso bombardate da lealisti siriani, da turchi e da russi. Atti che non sono serviti a fermare l’arrivo di volontari stranieri.