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Gara tra stelle alla Royal Opera House Muscat


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Gara tra stelle alla Royal Opera House Muscat

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Nel Sultanato dell’Oman, nel cuore della sua capitale, sorge una cattedrale della musica: la Royal Opera House Muscat. In un Paese costituito per oltre il 70% da terre desertiche, spicca un teatro elegante, e tecnicamente all’avanguardia; la sua sala ospita le grandi stelle musicali di oggi e di domani: come Plácido Domingo, che ha diretto l’Orchestra dell’Oman accompagnando Beatrice Rana, giovane e pur già affermata pianista internazionale, nel Concerto n. 1 di Čajkovskij).

“Il mio rapporto con Čajkovskij, con il Concerto, ci racconta la ventiquattrenne artista pugliese, è un rapporto di amore e odio, come tutti i rapporti intensi. Ci sono periodi in cui lo amo profondamente e sento che non potrei farne a meno, e altri periodi in cui non riesco a tollerarlo. Per fortuna, questo è uno di quei momenti in cui lo amo – aggiunge, ridendo di cuore. Sicuramente è una di quelle opere con le quali si cresce insieme, perché è un’opera dall’architettura gigantesca, e dalle mille sfumature emotive, con moltissimi anfratti musicali; questo dà veramente la possibilità di esplorare continuamente questo tipo di musica e anche di scoprirla.”

Beatrice ci racconta anche dell’impressione di suonare accompagnata da un grande del panorama musicale mondiale. “Solitamente, quando vado ad incontrare un direttore, lui accenna sempre ai motivi dell’orchestra, talora timidamente, altre volte in maniera un pochino stonata. Ieri sono arrivata a fare la prova con il Maestro Domingo, e lui, con questa voce meravigliosa che cantava i temi… Mi sono detta: ‘Si vede che è un signor cantante!’”.

“Francamente, confessa Plácido, la trovo geniale, veramente geniale! In più, il Concerto di Čajkovskij è di un’estrema difficoltà, che a ventiquattro anni riusca a interpretarlo così… è stata per me una graditissima sorpresa! Nonostante la giovane età è già una delle grandi pianiste di oggi, e c‘è da chiedersi dove arriverà.”

Beatrice Rana è una pianista dotata di rimarchevole tecnica, e di una vena interpretativa ancora più rara. Ma c‘è di più: è una persona posata e intelligente, in grado di riflettere sul suo mestiere e sul rapporto col pubblico. “Veramente, non c‘è niente di naturale nell’essere musicista; non nel fare musica, ma nel mestiere. Credo che l’onestà sia comunque un valore fondamentale nel momento in cui ci si pone davanti ad un pubblico, e si abbia la pretesa di farlo zittire per due ore, e di dire qualcosa di estremamente interessante. Però, nel momento in cui si ha l’onestà di dire ‘questa sono io, vi comunico sinceramente quello che io penso riguardo a questa musica’, si ha la possibilità di mettersi in un rapporto più o meno paritario con il pubblico.”

Davvero due ore in cui vale la pena restare in ascolto e non dire nulla.

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