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Francia, il premier Valls: sicurezza sì, ma lo Stato di diritto non si tocca

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Francia, il premier Valls: sicurezza sì, ma lo Stato di diritto non si tocca

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Lutto in Francia e rabbia

Al lutto in Francia si aggiunge la rabbia per le ultime dichiarazioni del premier Manuel Valls, costretto a piegarsi all’evidenza e riconoscere per la prima volta gli errori dello Stato.

Valls in un’intervista, rilasciata al quotidiano Le Monde, dichiara: è stato un errore assegnare agli arresti domiciliari Adel Kermiche, uno dei due terroristi di Saint-Etienne-du-Rouvray. Il provvedimento, preso da un giudice d’istruzione, è stato poi confermato in appello da tre magistrati.

L’ultimo attentato di matrice islamica, contro una chiesa cattolica, ha riscaldato anche il clima politico d’Oltralpe.

L’opposizione chiede le dimissioni del premier e del ministro dell’Interno.

Cosa non funziona in Francia?

Negli ultimi 18 mesi, Parigi ha rafforzato i poteri dell’intelligence, ha inasprito le pene, ma neppure lo stato d’emergenza ha fermato gli attentati:

François Heisbourg, presidente dell’Istituto internazionale di studi strategici di Londra:

“Il governo si sta ripiegando su stesso, nella ripetizione di cose già fatte: più stato d’emergenza, più militari, più bombardamenti contro Raqqa e Mosul.
Queste cose non sono servite in passato e non funzioneranno in futuro. L’opposizione non fa di meglio, proponendo misure esagerate come quella di mettere in carcere qualsiasi sospettato”.

Proposta avanzata dall’opposizione guidata da Nicolas Sarkozy, cui ha risposto il premier francese: tutte le misure di sicurezza sono prese in considerazione, ma c‘è una linea che non può essere superata ed è quella del rispetto dello Stato di diritto.
L’arresto sulla base di un semplice sospetto è inammissibile per Valls, che ha concluso: il mio governo non crerà una Guantanamo alla francese.

Anche il secondo terrorista, che ha attaccato la chiesa in Normandia uccidendo il parroco, risultava nella lista ‘S’, il file in cui sono schedati coloro che possono attentare alla sicurezza dello Stato.

François Heisbourg:

“Lo Stato d’emergenza di per sé è una pessima idea, semplicemente perché spinge i terroristi a agire ancor di più in clandestinità. Riescono a adattarsi molto bene allo Stato d’emergenza. Sorveglianza sì, ma non dobbiamo prenderci in giro. L’unico modo per prevenire certe cose, quanto avvenuto in Francia, Germania o in Belgio, richiede maggiore sorveglianza in generale e non solo verso presunti sospetti”.

Ci sono oltre 10 mila persone schedate nelle famigerate liste “S”, presunti jihadisti ed è materialmente impossibile da sorvegliare tutti.

Il premier francese mette in guardia: questa guerra , che non riguarda solo la Francia, sarà lunga e saremo confrontati a nuovi attacchi.

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