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Il rapporto Chilcot inchioda Blair, ma dà le colpe all'intelligence

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Il rapporto Chilcot inchioda Blair, ma dà le colpe all'intelligence

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Tony Blair mandò il Regno Unito in guerra basandosi su rapporti dell’intelligence inaffidabili. Questo stabilisce il rapporto Chilcot, diffuso ieri dopo sette anni di lavoro della commissione che ha indagato sul conflitto iracheno. Secondo il quale Saddam Hussein non rappresentava una minaccia immediata e non è stato fatto tutto quanto si poteva per evitare un conflitto armato.

La buona fede dell’ex primo ministro, però, non viene messa in discussione. E lui stesso tiene a ribadirlo.

“Chiedo solamente, con umiltà, che i britannici prendano atto che la mia decisione fu presa ritenendo fosse la cosa giusta da fare, basandomi sulle informazioni che avevo e le minacce che percepivo”.

Ma non la pensano allo stesso modo parenti dei soldati morti in guerra e attivisti, tornando con rinnovato vigore a chiedere che quanto Blair fece allora abbia conseguenze oggi.

MOTHER OF BRITISH SOLDIER WHO DIED IN IRAQ WAR, VALERIE O’NEILL

Valerie O’Neill, madre di un militare ucciso in Iraq afferma che “Tony Blair dovrebbe essere processato all’Aia per crimini di guerra, dopo questo rapporto”.

“Dovremmo lottare – dice Lindsey German, membro di Stop the war coalition – perché gli vengano comminate sanzioni politiche. Non dovrebbe essere una figura rispettata, che va in giro per gli studi televisivi come ha fatto. È assolutamente finito politicamente”.

Pur pesando sulla reputazione di Blair, la commissione ha tenuto a ribadire che non è una corte. Inevitabile che il suo esito rimandi anche al primo responsabile di quella guerra: George W. Bush, il quale continua a sostenere che “fu fatta la cosa giusta”, nonostante l’instabilità politica dell’Iraq e di altri Paesi vicini.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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