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Il rapporto Chilcot: un errore l'entrata in guerra del Regno Unito in Iraq

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Il rapporto Chilcot: un errore l'entrata in guerra del Regno Unito in Iraq

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Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, il Regno Unito ha inviato i propri soldati a invadere un Paese terzo, l’Iraq. Un fatto di enorme gravità, sottolinea il rapporto pubblicato dalla Commissione Chilcot dopo sette anni di lavoro.

John Chilcot, capo dell’inchiesta sulla partecipazione britannica alla guerra in Iraq, precisa: “L’inchiesta non ha espresso un punto di vista sulla legalità o meno dell’azione militare. Abbiamo tuttavia concluso che le circostanze nelle quali fu deciso che c’era un fondamento legale per un intervento del Regno Unito non erano per nulla soddisfacenti”.

Nel 2002 l’Iraq di Saddam Hussein è sottoposto alle sanzioni dell’ONU, i cui ispettori cercano di determinare se il Paese dispone o meno di un programma di armi di distruzione di massa, chimiche, biologiche e nucleari.

Il Regno Unito comincia ad abbandonare la politica di contenimento pacifico avvicinandosi a quella aggressiva di George Bush. Tony Blair offre all’allora presidente statunitense appoggio incondizionato.

“La minaccia rappresentata da Saddam Hussein, dalle armi di distruzione di massa, chimiche, biologiche e potenzialmente nucleari è reale”, afferma l’allora primo ministro britannico nel settembre del 2002, al fianco di George Bush durante una visita negli Stati Uniti. “Lo scopo della nostra discussione di oggi è formulare la strategia giusta per fronteggiarla. Perché dobbiamo farlo”.

Pochi giorni dopo alla Camera dei Comuni il primo ministro afferma che questa minaccia potenziale è una prova, citando un dossier di 50 pagine.

“Conclude che l’Iraq ha armi chimiche e biologiche, che Saddam Hussein ha continuato a produrle, che ha piani militari per l’uso delle armi chimiche e biologiche che possono essere attivate nel giro di 45 minuti”.

“Le valutazioni sulle capacità dell’Iraq in quella dichiarazione e nel dossier pubblicato lo stesso giorno furono presentate con una certezza ingiustificata”, ha dichiarato John Chilcot.

Nonostante tutto, il Regno Unito si impegna a intervenire militarmente, ma secondo il rapporto Chilcot nel marzo del 2003 “non c’era una minaccia imminente da parte di Saddam Hussein.”

Il Regno Unito si assume la responsabilità di quattro province nel sud-est dell’Iraq, senza le capacità militari e civili per garantirne la sicurezza, continua il rapporto.

“I preparativi del governo britannico non hanno preso in considerazione l’ampiezza del compito di stabilizzazione, amministrazione e ricostruzione dell’Iraq e delle responsabilità che sarebbero ricadute sul Regno Unito”, ha sottolineato Chilcot.

Oltre ai 179 soldati britannici morti fra il 2003 e il 2009, oltre 150.000 civili iracheni sono rimasti uccisi nei sei anni di presenza britannica.

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