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Consiglio europeo: i leader lasciano Cameron fuori dalla porta di Bruxelles

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Consiglio europeo: i leader lasciano Cameron fuori dalla porta di Bruxelles

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È il secondo giorno del vertice europeo di Bruxelles. Al tavolo della discussione sono seduti 27 capi di governo. Non c‘è più il premier britannico David Cameron, che ieri ha cercato di intavolare un negoziato per ottenere le migliori condizioni possibili in vista del divorzio dall’Unione europea.

Già sulla tempistica ci sono divergenze di fondo. Molti europei, non tutti, vogliono una fine rapida del processo, considerando i danni che deriverebbero da un’incertezza a lungo termine.

Il Regno unito, invece, sembra volersi prendere tutto il tempo possibile prima di invocare l’ormai famoso articolo cinquanta del trattato che menziona la procedura d’uscita.

Votare di nuovo?

A Londra c‘è chi pensa che, una volta cambiato il governo in Gran Bretagna, sarebbe forse addirittura possibile indire un altro referendum per rovesciare l’esito di quello appena concluso.

Ma le istanze europee, almeno in apparenza, non sembrano interessate a un espediente che potrebbe essere facilmente preso per un attacco ai meccanismi della democrazia.

Il problema, dice il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker è che neanche i sostenitori del Leave sanno dire che cosa vogliono. Junker auspica che il prossimo esecutivo cominci la procedura d’uscita prima possibile.

Prima possibile, comunque, vuol dire non prima del prossimo congresso conservatore, che dovrebbe indicare il nuovo leader, ossia dopo l’estate. E, una volta iniziato, il processo di distacco durerà almeno due anni.

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